LA NOTTE BUIA DI CIVITAVECCHIA

 

di GIACOMO ANGELINI

Qualcuno ha detto: “Nella giusta luce, al momento giusto, tutto è straordinario.”
Si vede che non aveva mai visto Civitavecchia.

Questa città ha un caratteristico, particolare, per non dire eccentrico, strano, a volte stravagante, forse originale, non azzarderei straordinario, anzi, tutto suo, modo di concepire l’illuminazione pubblica.

Sono passati gli anni delle lanterne, dell’illuminazione a gas, della prima lampadina di Edison, e negli ultimi quarant’anni le città hanno visto aumentare, espandere, sviluppare e migliorare l’illuminazione pubblica, che si è estesa non solo alla all’illuminazione stradale, ma anche ai monumenti, alle carceri, alle aree industriali. Insomma, la civiltà si è evoluta, ha dovuto fare i conti con il cambiamento, con l’avanzare della tecnica, della tecnologia. Eppure, di questa scoperta, Civitavecchia, la “bella città d’incanto” della canzone, non sembra essersene accorta.

Sia chiaro: non è vero che le luci non ci sono. Ci sono. Ma sono rotte. Ma sono guaste. Ma sono fuori uso. Ma sono in manutenzione. Ma sono, per un motivo o per l’altro, spente.

Però c’è un momento, un momento dell’anno in cui la città dà il meglio di sé. Con l’arrivo delle feste, l’arrivo del Natale, ogni anno, l’otto dicembre, il personale addetto spolvera i vecchi scatoloni con su scritto “fragile” delle precedenti amministrazioni, tira fuori le luminarie impolverate dagli anni Novanta, e le appende per tutta la città. O meglio, le appende finché gli bastano.

Però non vorrei che passasse il messaggio che la città non faccia niente per essere illuminata, intendiamoci. Sono state indette apprezzabili, forse non rilevanti, considerevoli, ma poco considerate, iniziative perché, almeno a Natale, la città potesse risplendere di luci, tralasciando l’ombra che durante tutto l’anno la attanaglia. Uno spunto di iniziativa, di partecipazione. Un concorso. Come quelli di paesello, dove le decorazioni più belle, vincono un ricco, lussuoso, pomposo, sfarzoso, magnifico, faraonico.. Beh vabbè, adesso non esageriamo. Insomma, vincono un premio.

Queste luminarie puoi piazzarle ovunque. Nella tua vetrina, sul tuo balcone, nel tuo giardino, nel giardino del vicino, sul balcone del cognato, nella veranda dello zio, sul limone della cugina, sul tetto dei suoceri. E al concorso potranno partecipare tutti. Cittadini, condomini, scuole, associazioni, commercianti, nonne, nipoti, cugini, cognati, cognate. Insomma, tutti. Ma proprio tutti, a cui spetta l’onore, e soprattutto l’onere, di accollarsi la spesa delle luminarie cittadine ai commercianti di zona.

Ovviamente l’obiettivo non è solo quello di risparmiare migliaia di euro di affitto e di manutenzione di vecchie luminarie fulminate, ma anche, e soprattutto, quello di coinvolgere tanti cittadini che vogliono mettersi in gioco intraprendendo questa fantastica avventura, dando libero sfogo alla propria creatività. Certo, non solo per vincere l’ambito e desiderato premio, quanto più per contribuire a rendere più bella e piacevole la nostra città. Ammesso che due luci colorate bastino a non vedere, a nascondere, a coprire tutti gli altri difetti per i quali da anni questa città si sta consumando.

Quando il Natale sarà finalmente passato, e toglieranno le luminarie, spegneranno i balconi, le luci delle vetrine, le proiezioni colorate di angioletti e cieli stellati, le stelle dalle rotonde, spoglieranno gli alberi al centro, la città tornerà ad essere buia, come prima, più di prima.

Le feste saranno finite, saranno solo un lontano ricordo che ricalerà nel buio dell’ennesimo lampione spento, e sarà l’ennesimo, triste, mesto, sconsolato, avvilito giorno di sole che tramonta su una città spenta, buia, e “guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”.

In mezzo a questo squallore, nascosto dal buio dei lampioni malfunzionamenti, solo un’ultima luce rimarrà accesa. Un lumino, di colore rosso, con una fiamma dentro. Se guardate bene, sopra c’è l’immagine della Madonna di Civitavecchia, che piange lacrime di sangue. Le piange per questa città, che purtroppo ha più luci accese al cimitero di quante se ne possano vedere per la strada nel periodo di Natale.

“C’avemo tutti un sacco de pretese che qui se vive in brutte condizioni.
Te sbaie giovino’, te trovi in torto. Qui ce stai bene puro dopo morto.”

Auguri.

 

GIACOMO ANGELINI