Italia si, Italia no, la terra delle “bufale”.

di LESTINGI – FERRI ♦

Il 4 dicembre saremo chiamati ad esprimere il nostro voto, con un semplice “si” o “no” potremo dare la nostra opinione relativamente al referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Indubbiamente ne abbiamo sentite e viste di tutti i colori su questo referendum e, proprio per questo, non è nostra intenzione aggiungere altro all’acceso dibattito in merito ma semplicemente vogliamo aiutare a fare un po’ di chiarezza su un tema così importante, smentendo magari anche qualche famosa “bufala” dilagante sul web. Insieme quindi cercheremo di spiegare mediante concetti e parole molto semplici i temi chiave della riforma costituzionale, utilizzando come base i punti che troveremo sulla scheda elettorale. Ricordiamo poi che chi non voterà danneggerà soltanto se stesso dato che altri voteranno per lui, in virtù del fatto che il referendum è senza quorum. Tenete a mente che il non occuparsi di politica non vi estranea da essa dato che, nel bene o nel male, lei condizionerà il mondo in cui vivete, anche se non vi interessate della politica, lei prima o poi si interesserà di voi. Ricordiamo che votare, oltre ad essere un diritto, è un dovere civico di ogni cittadino.

Cominciamo quindi con l’articolo.

Questo è quello che ci troveremo di fronte in cabina elettorale:

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Punto 1: Superamento del bicameralismo paritario.

Cosa significa? Fondamentalmente l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui convivono due camere con eguali poteri. Ad oggi un testo per essere approvato deve passare per la Camera dei deputati (630 onorevoli) e poi al Senato (320 senatori), o viceversa, e, tramite una serie lunghissima di “rimpalli” venire approvato solamente quando entrambe accettano lo stesso testo votandolo.
 Praticamente il disegno di legge deve passare al vaglio più volte di due organi uguali, con stessi poteri, portando quindi a fare le stesse cose due volte allungando di conseguenza drasticamente i tempi. Accettato il testo, questo può quindi essere firmato dal Presidente della Repubblica e diventare legge. Con la riforma l’unico organo atto a svolgere questa funzione sarà la Camera, il nuovo Senato però, avrà competenza legislativa (cioè potrà discutere, approvare e votare insieme alla Camera) su tutte le leggi che riguardano i rapporti tra Stato, Unione Europea e territorio, oltre che su leggi costituzionali, revisioni della Costituzione, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali, leggi sulla Pubblica Amministrazione, leggi su organi di Governo e sulle funzioni specifiche di Comuni e Città Metropolitane. Inoltre su richiesta di 1/3 dei suoi componenti potrà richiedere di modificare una legge, anche se la Camera con la maggioranza semplice dei votanti potrà ignorare tale richiesta, avrà sempre diritto di modifica sulle leggi di bilancio e se il Senato avrà la maggioranza assoluta dello stesso, potrà proporre alla Camera di discutere e votare delle leggi proposte dai suoi senatori. Il nuovo senato però non avrà più la possibilità di dare la fiducia al governo con relativa possibilità di “farlo cadere”, non delibererà più lo stato di guerra e non avrà competenze su leggi riguardanti amnistia ed indulti, oltre che non avrà competenza nemmeno su leggi che ratificheranno trattati internazionali, tranne quelle che riguarderanno la permanenza o meno dell’Italia nell’Unione Europea. Si evince quindi che questo “nuovo senato” verrà comunque interpellato e parteciperà nelle decisioni cruciali del paese, quelle in cui si richiederà la maggiore democrazia possibile. E’ lampante oggi che per poter governare i partiti siano costretti ad allearsi creando improbabili unioni poco digerite dagli elettori, causanti immobilismo politico. Anche se alleati questi partiti devono comunque rispettare il proprio elettorato, andando quindi ad imporre veti e modifiche ad i testi in discussione, in base all’ideologia politica del partito stesso. Inoltre è importante eliminare le costanti minacce delle forze politiche opposte di far cadere il governo se non vengono considerate le tante obiezioni od imposizioni proposte, snaturando spesso il fine di molte leggi. Ne è esempio la legge sulle unioni civili, argomento sul quale l’Italia è arrivata con grande ritardo rispetto al resto dei paesi Europei, stravolta al punto tale dai vari compromessi fra i partiti tanto da uscire molto diversa rispetto a come era stata ideata in principio.

Prima di andare avanti si deve specificare che se vince il “si”, lo stato risparmierà notevolmente sui costi di gestione del Parlamento. Detto questo continuiamo.

Punto 2: Riduzione del numero dei parlamentari e riduzione dei costi.

A differenza di quanto dicono quelli del fronte del “no”, tale questione è obiettivamente vera. I senatori passeranno in caso di approvazione della riforma da 320 a 100, non percependo stipendio.

Specifichiamo.

Il nuovo Senato sarà composto da consiglieri regionali e sindaci (più 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica “PDR”) ed avendo già un incarico politico non percepiranno lo stipendio da senatore, ma solo quello da consigliere regionale o da sindaco. Inoltre si deve aggiungere che l’indennità di tutti i consiglieri regionali del Paese non dovrà essere più alta del sindaco del capoluogo della Regione di riferimento. Solamente 5 senatori poi saranno nominati direttamente dal Presidente della Repubblica per alti meriti e, a differenza di quanto accade ora, questi non saranno “a vita” ma solo per 7 anni, specificando che solo gli ex PDR saranno senatori a vita.

Le falsità su tale questione sono tante, vediamo di analizzare le principali velocemente:

Non li elegge il popolo”, Falso!

I cittadini al momento del voto sceglieranno i propri rappresentanti nei consigli regionali. Alcuni di questi andranno a esercitare il ruolo di senatori. Essi saranno ripartiti in base al peso demografico della regione di provenienza.

Avranno l’immunità”, vero.

Ma non c’è nulla di diverso dalla situazione attuale. Inoltre, se è presente qualche tipo di preoccupazione popolare relativamente ad una possibile indennità regalata a figure con problemi giudiziari, cosa ne dite di non votarli? In tal modo il problema di un’ipotetica dispensa dalle responsabilità civili e penali dei politici non si pone a priori visto che l’inserimento nella politica di queste figure sarà totalmente nelle mani degli elettori. In ogni caso, dati alla mano, se vince il “no” continueranno a godere dell’immunità 320 senatori, in caso di vittoria del “si” invece, 100.

Punto 3: Soppressione del Cnel.

Non prendiamoci in giro, il 99 % di noi, fino a pochi mesi fa neanche conosceva il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel). Ora però, guarda caso, è difeso e ritenuto necessario dai molti del “no”. Questo organo è costituito da 64 consiglieri più il presidente ed è una istituzione che funge da raccordo fra la società “civile” ed i palazzi della politica. In poche parole è un ente statale che ha la possibilità di proporre iniziative limitate all’economia ed al lavoro, inoltre ha la possibilità di fornire pareri sugli argomenti citati. Tali opinioni non sono assolutamente vincolanti e vengono fornite solo se richieste dal Governo oppure dalle Regioni. Nonostante questo, con il passare degli anni la sua funzione ed utilità si è ridotta, diventando di fatto una struttura marginale oltre che superflua, mantenendo però il suo costo di gestione pari a circa 9 milioni di euro all’anno.

Punto 4: Revisione del “titolo V”.

Tale modifica semplicemente deciderà quale materia è di competenza dello stato e quale invece delle regioni. In poche parole con la riforma del “titolo V” ritornano in capo allo Stato alcune importanti questioni riguardanti le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale di energia o la formazione professionale. Si va ad intervenire in quelle questioni in cui i confini tra le materie spettanti allo Stato ed alle regioni non sono ben definiti, rimarcando quindi questi con forza. Si andranno ad eliminare le cosiddette “competenze concorrenti” tra Stato e Regioni che hanno comportato un ingolfamento di 15 anni della Corte Costituzionale per risolvere i casi di conflitti di attribuzione. La riforma quindi porta ad una notevole semplificazione burocratica, oltre che un significativo risparmio in termini di costi. Infine, sempre associata a tale questione, è l’abolizione delle Provincie. Con la Riforma infatti, verrà tolto ogni riferimento alle Province dalla Costituzione, passo fondamentale per abolirle definitivamente. Tutte le loro competenze verranno spartite tra Comuni, Città Metropolitane, Regioni e Stato (Tale questione non vale per le regioni a statuto speciale).

La bufala più eclatante che naviga sul web relativamente a tale argomento è quella che denuncia un accentramento del potere nelle mani dello Stato. Ovviamente ciò è falso. É assurdo pensare che temi nazionali fondamentali come il commercio internazionale, il turismo, le infrastrutture o l’energia siano materie di competenza regionale. Con la riforma le materie importanti saranno per tutte le regioni uguali dato che, ancora oggi, ogni regione decide per se e può capitare che 2 regioni confinanti abbiano leggi regionali diverse su una materia specifica creando quindi confusione.

Vi sono poi altri punti rivisitati dalla riforma quali:

1) L’elezione del Presidente della Repubblica.

Secondo la Costituzione vigente, dopo il terzo scrutinio per eleggere il Presidente della Repubblica serve la maggioranza assoluta (50% + 1) degli elettori. La riforma prevede invece una garanzia ulteriore: dal quarto al sesto scrutinio sarà necessario un quorum pari ai 3/5 degli aventi diritto, dal settimo i 3/5 dei votanti. Stando così le cose nessun partito, da solo, potrà scegliersi il presidente della repubblica quindi si dovrà condividere la scelta con una parte rilevante delle opposizioni, fortificando di fatto la democrazia.

2) Leggi di iniziativa popolare.

Si passerà da 50 mila firme a 150 mila per proporre una legge di iniziativa popolare. Le critiche a tal proposito come si può immaginare non mancano, fra tutte:

Hanno alzato la soglia delle firme per non discutere le leggi!” Falso.

Se passerà la riforma, con le 150.000 firme raccolte le proposte di leggi su iniziativa popolare dovranno essere obbligatoriamente discusse e votate dal Parlamento. Ad oggi l’obbligo non c’è, questo rappresenterebbe un cambiamento epocale.

3) Referendum abrogativi e propositivi.

Per i referendum abrogativi raccogliendo 500.000 firme, le condizioni rimarranno le stesse di oggi. Raccogliendo 800.000 firme invece, il quorum scenderà dal 50% +1 degli aventi diritto di voto, al 50%+ 1 dei votanti alle precedenti elezioni politiche.

E’ logico quindi dedurre che quando vi viene detto: “Hanno alzato la soglia a 800.000 firme per non abrogare le leggi!”, vi stanno raccontando una frottola.

Inoltre se vincerà il sì verrà introdotto il referendum propositivo (detto anche “di indirizzo”), presente solo nella regione a statuto speciale della Val D’Aosta e nelle provincie di Trento e Bolzano.

4) Quote rosa.

Se vincerà il si verrà introdotta nella Costituzione la parità di genere ad i consigli regionali, alla Camera dei Deputati ed al Senato.

Concludiamo queste breve articolo con un nostra opinione personale.

E’ sotto gli occhi di tutti quanto oggi l’Italia sia lenta, impantanata nell’eccessiva burocrazia e con un’enorme distanza tra cittadini e politica stessa. Oggettivamente tutto ciò ha fatto allontanare ancor più negli anni la popolazione dalla politica, diventando anche responsabile della nascita di derive populiste pericolose per la democrazia. Noi tutti abbiamo necessariamente bisogno di una riforma che muti la struttura dello Stato rendendolo più agile, veloce e semplice. La storia e la costituzione inoltre ci sottolineano quanto attuare una riforma costituzionale sia difficile, questo perché è necessaria una maggioranza più che solida in Parlamento, innegabilmente assente negli ultimi 30 anni. Questa riforma sicuramente accelera il procedimento legislativo, evitando i continui “rimpalli” da una camera all’altra con annesse perdite di tempo non giovanti al paese, dando inoltre tempi certi nella discussione delle proposte di legge. Riteniamo inoltre che tale riforma avvicini i cittadini al procedimento legislativo, grazie all’inserimento del referendum “propositivo” ed obbligando il Parlamento a discutere le leggi ad iniziativa popolare. La riforma inoltre diminuisce i costi di gestione del Parlamento, diminuisce il numero dei parlamentari, elimina enti fondamentalmente inutili come il CNEL abolendo i relativi costi, limita l’abuso di decreti legge, evita la normalizzazione dei cosiddetti “decreti mille proroghe”, abolisce una volta per tutte le Province dalla Costituzione e promuove le quote rosa immettendo nella Costituzione la parità di genere tra uomo e donna nel Parlamento e nei consigli regionali.

Vincendo il no, semplicemente non cambierà nulla.

Continueremo a lamentarci ancora che “le cose non andranno”, sperando in una nuova riforma costituzionale chissà fra quanti anni.

Votate pensando a voi, ai vostri figli per un loro futuro migliore, ai vostri parenti ed amici.

Non ascoltate chi dice di votare di pancia, usiamo la testa ed informiamoci.

Ricordiamo a chi leggerà questo articolo che non è in gioco il Governo, i governi passano ed in Italia particolarmente, dato che si sono susseguiti ben 63 governi in 70 anni.

È in gioco il futuro di tutti noi, abbiamo la possibilità di cambiare qualcosa con un semplice voto, oppure possiamo mantenere tutto cosi com’è, lentezza, sprechi, costi.

Non siete stanchi di tutto questo? Se SI, andate a votare.

di GERMANO FERRIDAMIANO LESTINGI