Armageddon in cyberspace. L’Apocalisse del web e’ vicina?

di PAOLA CECCARELLI

Pochi conoscono l’intero testo della “Dichiarazione di Independenza del Cyberspace”, il mitico documento scritto nell’ormai lontano 1996 da Johnny Barlow, fondatore della Techno-utopia che inizia cosi:”“Governments of the industrial world, you weary giants of flesh and steel, I come from cyberspace, the new home of mind. On behalf of the future, I ask you of the past to leave us alone. You are not welcome among us. You have no sovereignty where we gather…”.

Tradotto, recita: “Governi del mondo industriale, stanchi giganti di carne e acciaio, io vengo da Cyberspace, la nuova casa della mente umana. In rappresentanza del futuro, vi chiedo di non intromettervi nelle nostre attivita’. Voi non siete benvenuti tra di noi. Voi non avete alcuna sovranita’ nella terra in cui ci riuniamo…”

Il testo poi continua: “Il nostro mondo e’ diverso. Cyberspace consiste in transazioni e relazioni che formano un’onda continua nel web delle nostre comunicazioni. Il nostro e’ un mondo che si trova dapertutto e in nessun luogo, ma certamente non dove i corpi vivono. Noi stiamo creando un mondo in cui chiunque puo’ entrare ma solo a patto di lasciare fuori di  esso privilegi, pregiudizi di ogni tipo, poteri economici e militari. Noi stiamo creando un mondo dove chiunque e dovunque puo’ esprimere le proprie convinzioni per quanto singolari possano essere e senza paura di essere ridotto al silenzio o dover assoggettarsi alla conformita’.  I vostri concetti legali di proprieta’. espressione di idee, identita’,. liberta’ di movimento non hanno alcun valore per noi. Sono concetti basati su cose concrete e non ci sono cose concrete qui. Voi siete terrorizzati dai vostri stessi figli perche’ loro sono nati in un mondo dove voi sarete sempre solo immigranti. Poiche’ ne avete paura avete trasferito sulle vostre burocrazie la responsabilita’ di educarli ma siete troppo codardi per capirlo. Nel nostro mondo tutti i sentimenti e le espressione dell’umanita’ sono parte di un tutto, della conversazione globale e non si puo’ separare l’aria che soffoca dall’aria che permette di volare. Noi creeremo una civilta’ chiamata Cyberspace. Con l’auspicio che sia piu’ umana e giusta dei vostri governi”

Un bellissimo testo visionario e rivoluzionario che descriveva internet come era e come sarebbe dovuto essere 20 anni fa: una specie di wonderland, un mondo magico senza frontiere, senza capi e senza strutture dove ogni internauta era libero di spaziare e cercare quello che desiderava.  Dal 1983 al 1993 cyberspace e meatspace (il mondo reale, come lo descriveva Barlow) rimasero in effetti universi paralleli. E cosi’ sarebbero dovuti rimanere nelle intenzioni di questi pionieri utopisti che non avevano alcun interesse a renderlo fruibile e accessibile.
Ma qualcosa successe nel 1993 ad opera di Mosaic e AOL.  Mosaic fu il primo web browser moderno che rese il web accessibile anche ai non esperti del settore e AOL fu il primo servizio di connessione al mondo accessibile e facile da usare. Con un telefono in casa e il sistema dial up milioni di persone poterono cosi’ entrare per la prima volta in massa dentro il Paradiso virtuale. La vera grande innovazione degli anni Novanta. Questi “redneck herds”  –  orde di analfabeti, cosi’ li chiamo’ Barlow –  furono visti dai puristi come i nuovi barbari  che spingevano alle porte del mondo web al grido di “You got mail”.

Utopia era stata scoperta e contaminata.

Fiutando il nuovo gigantesco affare tutti si piombarono a capofitto sul web: businesses e pornografia inondarono gli spazi virtuali seguiti subito da scammers e spammers e altre entita’ non desiderate, Il caos inizio’ a prendere possesso di wonderland.  La nuova realta’  fu la coesistenza di cyberspace e meatspace, l’attuale internet.  Una terra senza regole che tuttora molti hanno difficolta’ a capire fino in fondo eppure usano tutti i giorni.

In questo universo sfaccettato ognuno puo’ trovare di tutto: Wikipedia, il piu’ vasto contenitore di conoscenza che il mondo abbia mai visto, e’ disponible con un semplice click di mouse. Google e’ diventato ormai la protesi memnonica di ogni essere umano , services come Skype e Facetime azzerano distanze fisiche tra gli individui. E cosi’ via. Ma allo stesso tempo ogni cosa che facciamo sul net e’ sempre piu’ scrutinata, controllata e analizzata sia dai governi che da aziende e corporazioni.

Se volete rendervene conto di persona installate Ghostery e potrete vedere chi vi controlla.

E se in superficie si postano foto di gattini e si compra su Amazon, nelle profondita’ del dark web si fa ben altro. Li’ sono in pochi ad azzardarsi pero’  a meno di finire infettati da virus, bombardati da spams ed essere maliziosamente guidati su siti poco gradevoli, diventando preda di  phishing, malware, fraud and ladri di identita’.

Questa e’ la terra incontrastata di  hackers e fakenews.

Secondo il giornalista Sean Gallagher, internet adesso somiglia moltssimo alla New York degli anni ’70  dove le strade erano ancora insalubri e pericolose, in una cacofonia di effrazioni e vizi di ogni tipo, manifestazioni di odio e tensioni razziali e la polizia che cercava di tenere tutti a bada. Eppure la gente continuava ad andarci perche’ a New York c’era di tutto. Solo che internet sta rischiando di diventare come la Somalia, prosegue Gallagher,  un “failed state”, una terra rovinata dove fazioni in perpetua guerra stanno distruggendo i servizi fondamentali della societa’ riducendo o eliminando del tutto la  liberta’ di movimento e la possibilita’ di mantenere servizi o business attivi.

In questo caos attuale nessuna entita’ online e’ sicura: giganti come Apple, Talk Talk, Madison Ashely per citarne alcuni sono stati hackerati, Le azioni fraudoente online sono aumentate del 53 per cento in un anno. Malware e virus vengono immessi sul web e possono colpire chiunque ad ogni momento. Samsung, IPhone sono stai recentemnte colpiti. Siti di enormi dimensioni come  Facebook e Twitter sono in constante ricerca di firewall sempre pou’ potenti e che proteggano le loro informazioni e quelle dei loro utenti. Banche e ospedali devono fare i conto quotidianamente con attacchi di hackeraggi e phishing. Governi e polizie mondiali hanno creato task forces specificatamente dedicate alla lotta contro il cybercrime. Ma nessuno si illude. La lotta e’ come quella tra Harry Potter e Voldermort. Solo che i Voldermort  sono migliaia.

Insomma, Eden e’ stato corrotto e non c’e piu’ riparo per nessuno. Il progetto utopico di Barlow e’ stato abortito. Sembra la favola negativa di Popps dove il Male prevale.

Think tanks pero’ sono all’opera in tutto il mondo per analizzare la situazione e mettere in atto regole ed etichette che contengano i danni e correggano le devianze esistenti.  L’americana  Atlantic Pacific e’ una delle piu’ attive e uno dei suoi analisti Jason Healey ha recentemente stilato una serie di possibili scenari che potrebbero attuarsi prossimamente:

1 – Status quo. La continuazione della realta’ presente. Cyberspace e’ ancora un posto abbastanza sicuro e business e individui comunicano ancora anche se attivita’ di cybercrime tendono a moltiplicarsi per rubare informazioni e identita’ e governi stranieri cercano di rubare segreti militari e industrali

2 – Il conflitto: cyberwarfare diventa universale; si arriva ad una militarizzazione del cyberspace

3 – Balcanizzazione: cyberspace si e’ diviso in territori nazionali e non esiste piu’ un interent globale ma una serie di domini nazionali di internets.

4 – Paradiso: cyberspace diventa un luogo estremamente sicuro e spionaggi, warfare e crimini sono oramai rari  (ma Healey non ci crede molto)

5 – Cybergeddon: cyberspace e’ ridotto ad una virtuale terra in rovina (failed state) con tutto quello che ne consegue. Come l’attuale Mogadiscio

Insomma, anche se il malato respira ancora e con le dovute medicine potrrebbe tornare funzionale una disastrosa Cybergeddon e’ piu’ vicina di quanto sembri e le foto dei micetti che postiamo su Facebook potrebbero diventare tra breve il lontano ricordo di un’innocenza perduta.

PAOLA CECCARELLI