MA COS’E’ LA MUSICA CLASSICA?

di LUCIANO DAMIANI ♦

Fra le varie manifestazioni dell’arte che amo, il concerto è forse quella che più mi appassiona, ma si sa, certi spettacoli costano ed allora mi contento dello stereo di casa. Qualche volta capita che riesca ad andarci, ma certo non è cosa frequente. Ultimamente però ne ho visti due nel giro appena di una settimana.
Il primo è stato un concerto di Paolo Conte. L’Auditorio della Conciliazione era colmo di fans, buona musica, certamente, anzi ottima. Ad ogni pezzo cambiava l’orchestrazione, si alternavano musicanti e strumenti. Nel buio della sala si distingueva una quantità di schermi luminosi degli smartphones intenti a riprendere e fotografare. Qualcuno accennava pure un improbabile selfie. Mentre dietro a me ci si lamentava per l’acustica. Ma, insomma, è stato certamente un bel concerto anche se non capisco l’esagitazione dei fans, sarà che non vado mai più in la di un sonoro e prolungato applauso, proprio le urla nonni vengono. Non capisco come Paolo Conte possa scatenare tanto delirio, ma certo è un mio limite. Paolo Conte non saluta ne all’inizio del concerto ne alla fine, me ne chiedo il motivo, penso che i suoi fans lo meriterebbero anche perché hanno pagato un non proprio economico biglietto. Avrà certo delle spiegazioni che non m’è dato sapere. Va beh…
A distanza di una settimana è stata la volta di Schubert. Orchestra sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, direttore Sir Antonio Pappano, di Italiano ha i genitori ma è nato a Londra ed ha diretto grandi orchestre di mezzo mondo che non sto qui ad elencare. Auditorium Parco della Musica, quella particolarissima realizzazione nei pressi del Villaggio Olimpico con le sale coperte da una struttura in piombo, una sorta di carapace metallico. Mio figlio mi raccontava anni fa che l’architettura è progettata per consentire una temperatura mite in tutto l’arco dell’anno e quella sorta di carapace è funzionale forse proprio a quello.

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♥ Il carapace in piombo di una delle tre grandi sale.
Il Concerto è alle 12,00 di domenica, il prezzo è di 12 euro. Mi dicono che ogni domenica c’è il concerto a prezzo contenuto per avvicinare le persone alla musica classica. La cosa è confermata, oltre che dal prezzo del biglietto unico, dal fatto che entrando un’ora prima si ha il piacere di assistere alla “spiegazione” dell’opera.
Già alle 10,30 un continuo flusso di persone entra nella sala Santa Cecilia. Persone di ogni età si avviano all’ingresso, alcuni distinti ed altre normalissime persone in casual, tacchi a spillo e scarpe da ginnastica. Man mano platea e galleria si riempiono. Troviamo i nostri posti e ci soffermiamo ad ammirare la sala, le poltrone, rosse, come si conviene, la platea è sistemata in un semi anfiteatro, davanti, in basso, c’è il grande palco sopra il quale pendono microfoni ambientali. Dal soffitto pendono varie attrezzature e si notano delle specie di placche tipo carapace di tartaruga che richiamano le piastre in piombo della copertura e la forma stessa dell’Auditorium. Sono 26 gusci in legno di ciliegio americano. Gran quantità di legno.
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♥ Le grandi applicazioni in legno di ciliegio americano e le attrezzature che calano dal soffitto.
Sono più o meno le undici ed un signore entra nella sala. Avrà una sessantina d’anni, ben piazzato direi, veramente simpatico. Attacca con la definizione di musica classica: “la musica classica è quella che sta sugli scaffali dei negozi dove c’è scritto musica classica”. Prosegue infatti… raccontando di come fosse, all’epoca, musica “giovane”, scritta da giovani compositori che s’incontravano nelle osterie. La sinfonia “La Grande” è l’ultima scritta da Schubert, che in realtà non l’ha mai sentita suonare. Dopo morto, il fratello scoprì lo spartito, da qualche parte in casa, e lo diede a Schumann, giusto per non “buttarlo”, l’aveva trovato fra le carte del fratello, l’avrebbe buttato se non fosse stato per Schumann.
Continua con il “racconto” dell’opera che scopri essere quasi una “storia” da raccontare, ma rimani stupito quando pone l’accendo su certi paralleli o convergenze, non saprei come dire, forse meglio dire attinenze, affinità, ad esempio con la romanesca “Tanto pe’ canta…” che tante volte abbiamo sentito da Manfredi oppure con il gorilla che batte i pugni sul petto per dimostrare il suo ruolo, la sua forza, fianco con certi cori da stadio o da piazza che sarebbe maleducato ripetere. E via così, suscitando a volte le sonore risate del composto pubblico. Quando poi passa a raccontare dello strumento che da il via all’opera, ovvero il corno, invita sul palco il “primo corno” ed assieme ci spiegano come questo in origine non avesse i “tasti” so che si chiamano diversamente, ma non fatemi andare su wikipedia a vedere. Insomma per realizzare le varie note si infilava la mano nello strumento e con questa si realizzavano le variazioni di tonalità, tutto seguito da dimostrazione. Avete presente il tappo sulla tromba? In questo caso è la mano ad entrare nella cavità dello strumento.
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 ♥ Spiegazione dello strumento.
In un’ora comprendi che l’idea di “musica seria”, non ha un reale fondamento, in realtà, del resto, a quei tempi chi voleva ascoltare musica andava ai concerti oppure a sentire le opere liriche. Forse è solo passata di moda, non è adatta alla velocità dei tempi, alla necessità di essere corti, 3 minuti o poco più per una canzone. Come se il pubblico, per lo più, non fosse capace di attenzione per un tempo maggiore. Ecco, forse è proprio nell’attenzione la chiave del problema.
Sono quasi le 12, entra il direttore, Sir Pappano, scambia qualche battuta poi entrambe salutano e lasciano il palco che viene sistemato per il concerto.
Il grande pianoforte a coda che era in primo piano viene portato via, entrano gli orchestrali, si sistemano, poi entra il primo violino e tutti si “accordano”. Entra quindi fra gli applausi il maestro, il direttore d’orchestra, un inchino e poi si sistema sul podio.
Le luci sulla sala si abbassano sino a quasi segnarsi, qualche represso colpo di tosse e il corno comincia a produrre le note iniziali della “Grande”. A questo punto vorrei scrivere le prime note se mi ricordassi quelle poche cose che imparai da giovane, contentatevi di un papapapaaaaapaaaapaapa.Io ho con me la macchina fotografica, la porto sempre appresso e ho una voglia terribile di alzarmi ed andare a bordo palco per scattare qualche primo piano. Timidamente cerco rubare qualche scatto dando meno fastidio possibile, il minimo indispensabile dal posto per non suscitare l’ira di chi sta dietro a me, maledicendo il rumore dello scatto e vergognandomi un poco. Mentre ascolto la musica con le sue armonie e le sue dinamiche non posso fare a meno di notare che non c’è neppure un telefonino a testimoniare o riprendere il concerto, nessuno si fa selfie, la platea è immobile, una settimana prima ero uno fra tanti, qui sono il solo. Fatte due o tre foto poso la macchina e mi faccio rapire dalla musica che scorre profonda e affascinante in un silenzio che lascia tutto lo spazio possibile ed immaginabile alle vibrazioni degli strumenti.
Ogni tanto chiudo gli occhi per qualche minuto e mi lascio pervadere dai suoni, archi fiati e timpani diventano pervasivi entrano nel corpo e nell’animo. La sensazione è simile a quella che si ha quando si usano le cuffie, è una immersione totale, mentre con le cuffie sei isolato dall’ambiente qui è la musica che riempie la sala e tu sei immerso, completamente in essa.
Ad occhi aperti poi ti rendi conto della fisicità della musica. L’azione dei violinisti a volte rasenta la violenza da quanto è intenso il movimento, il corpo accompagna il movimento musicale con pari intensità. Il maestro sta avendo una vera e propria seduta di ginnastica a corpo libero, ogni parte del suo corpo vibra assieme agli ottoni, ai timpani ed alle corde di violini e violoncelli. Le braccia scattano come saette per comandare la musica.dami-5
♥ Il direttore accompagna e guida gli orchestrali con i suoi gesti.
Una volta mi spiegarono in cosa consistesse tutto quell’agitarsi…  ne rimasi affascinato.
Al termine del primo movimento, mi verrebbe da applaudire senza ritegno, ma mi debbo trattenere, nessuno applaude, pare si faccia solo alla fine, ora  il silenzio è profondo, il direttore ha tirato fuori dalla tasca il fazzoletto e si asciuga il sudore appoggiandosi sulla sbarra del podio. Qualcuno finalmente può tossire. Ad occhio e croce ognuna delle quattro parti in cui è divisa la sinfonia, dura, a occhio, dai 15 ai 20 minuti.
Attacca quindi la seconda parte: “andante con moto” e poi la terza ed infine la quarta. Due bambine, avranno forse 4 o 5 anni, avanti un paio di file, sono incredibilmente sempre attente e silenziose.
Finita l’esecuzione della sinfonia parte l’applauso lungo e intenso, molto lungo e intenso. Spero nel bis, magari di un piccolo pezzo, ma pare che il bis di musica classica non sia una abitudine, così alla fine l’applauso si spegne e gli orchestrali lasciano il palco portando con se il proprio strumento.L’ora di pranzo è ormai passata, ma non sento fame, anzi ho una sorta di sazietà, certo non di cibo. Mi procuro il programma già vedo che ci sono un paio di concerti a 12 euri che certo non voglio perdere, la fame vien mangiando?
Siamo in compagnia e ci invitano ad andare a mangiare al MAXI che è li a due passi. Mentre sto pagando alla cassa sento uno scroscio di applausi, mi volto e vedo passare Valeria Marini che esce dal locale…  ma non stava al Grande Fratello?