I PERICOLI DELLA RETE

di TERESA CALBI ♦

Un piccolo pensiero per Tiziana mi sembra doveroso.
La storia di Tiziana è una delle tante vicende che dimostrano come la “rete”, il “web”, da utile strumento di trasmissione delle notizie può trasformarsi in un vero e proprio “patibolo”.
La vittima in questione, stando a quello che riportano i giornali, era sicuramente una ragazza fragile (orfana di padre, dedita all’acool ed a frequentazioni sbagliate) ma non è stato questo che l’ha uccisa.
La fragilità, l’ingenuità, come ben noto, non ha mai aiutato chi ne soffre.
La derisione, il bullismo, la sottomissione dei più deboli è sempre stata una costante della nostra società e, certamente, una delle tante esplicazioni della legge “del più forte” di darwiniana memoria.
Se questo è sempre avvenuto e, purtroppo, non potrà mai essere totalmente eliminato, la novità che oggi è possibile constatare è rappresentata dall’esistenza dei nuovi mezzi, messi a disposizione della moderna tecnologia,utilizzati impropriamente al solo scopo di distruggere la “reputazione”, “l’immagine”, “l’onore ed il decoro” delle persone nonché per sottoporre alla “gogna” mediatica ed al pubblico “ludibrio” la vittima di turno presa di mira per le più svariate ragioni. Oggi tutto viene rappresentato sulla rete, le persone non hanno più il minimo rispetto della riservatezza propria ed altrui e pubblicano i particolari della propria vita, pubblica e privata, senza tralasciare nulla e, soprattutto, senza quel minimo di senso del pudore che dovrebbe accompagnare la divulgazione delle proprie vicende intime e personali. Correlata alla compulsiva pubblicizzazione della propria vita, alla rappresentazione di ogni momento della propria quotidianità, un tempo gelosamente custodita ed inibita all’accesso da parte di estranei, emerge l’altra faccia del web, della rete e di tutti i cd. social network, strumentalizzati per scaricare le proprie frustrazioni, i propri fallimenti e, soprattutto, utilizzati dai VIGLIACCHI e dai CODARDI per potere assaporare un “momento di gloria” infangando la vittima di turno, talvolta distruggendone la vita.
Ritengo fermamente che chi ha poca stima di se ritiene di potere compensare le proprie frustrazioni cercando di distruggere la vita degli altri, sfruttando le umane debolezze attraverso la divulgazione di frasi ed affermazioni denigratorie ed offensive, spesso subdolamente utilizzate solo per gettare “fango” sugli altri senza pensare alle conseguenze, spesso tragiche, che ciò può comportare.
Tiziana è stata vittima, una delle tante, di questo sistema. Ogni giorno avvengono decine di episodi similari, solo che il tragico epilogo della storia di questa ragazza ha fatto esplodere “il caso” imponendo una seria valutazione degli effetti devastanti di un utilizzo distorto della rete e dei cd. social network. La sua intimità è stata violata finendo triturata tra le maglie di una rete implacabile che ha sfruttato le sue “debolezze” per dare avvio ad un diabolico gioco al massacro che ha portato questa ragazza, tanto bella quanto fragile, a togliersi la vita nella speranza che solo questo gesto avrebbe potuto liberarla dal peso della vergogna.
Vorrei aggiungere che in questa vicenda sono numerosi i colpevoli: chi ha girato il video e lo ha pubblicato, chi ha usato espressioni offensive e denigratore, chi aveva il compito di bloccare la diffusione di quelle immagini e non l’ha fatto, chi la ha condannata a pagare le spese legali mentre avrebbe dovuto darle giustizia.
La vicenda si è conclusa con tanto clamore (tutti ora fanno “mea culpa”) e con un inutile procedimento penale per “istigazione al suicidio” (reato per il quale mai nessuno è stato condannato) mentre appare impellente la necessità di impedire, con ogni mezzo a disposizione (senza timore di colpire gli interessi economici di potenti multinazionali), la diffusione di immagini afferenti la vita privata delle persone e, soprattutto, l’utilizzo della rete per offendere e denigrare chi non ha la forza, i mezzi e la possibilità di potersi difendere.
TERESA CALBI