DELLA VELOCITÀ E DELLA LENTEZZA, IL FALSO MITO DELLA RAPIDITÀ

di LUCIANO DAMIANI ♦
Domenica scorsa accompagnavo mio figlio e la sua compagna al mare, me ne andavo tranquillo e sereno rispettando, quasi, il limite di velocità imposto dalla segnaletica, aggiungendo 3 o 4 kmh, tanto si sa i tachimetri sono sempre un po’ truccati. In buona sostanza andavo tranquillo nel senso che non avevo motivo di “fretta”. La via non era di quelle larghe, quelle dove la striscia tratteggiata ti consente di sorpassare il lumacone di turno, la linea era continua ma, essendo al limite della velocità consentita e forse un pochettino oltre, non mi curavo dell’ipotesi d’essere considerato un imbecille lumacone. Credo, comunque, di aver collezionato qualche parolaccia da coloro che hanno dovuto far la fatica di superare oltrepassando la linea continua ed il limite di velocità, per alcuni le regole della circolazione sono a volte optional, in ossequio all’italico pressappochismo che aggiunge sempre un “si ma però…” pronto a giustificare quelle piccole trasgressioni che ci fanno, a noi italici, sentire liberi, non tanto nel senso topico della parola, quanto in riferimento ad uno stato che sempre un po’ ci opprime, se non so tasse son regole. E allora quindi sorpassiamo e trasgrediamo, si, ma a che pro? Quale ne è il senso?
Insomma il fatto è che, nella mia tranquillità di guida, ho preso a riflettere al perché mai in una domenica d’estate, la gente si dia da fare, al di la della osservanza del codice stradale, per arrivare al mare 3 o 4 minuti prima, fra l’altro la strada sarebbe finita di li a poco. Riflettendo ho pensato al mio modo di far vacanza, in genere alla scoperta di un paese a me sconosciuto, utilizzando i mezzi pubblici e senza dover essere al traino di gruppi organizzati, non perché deprecabili, ma per poter avere a mia disposizione tutto il tempo occorrente per conoscere e comprendere. Emblematica la scena nella quale, seduto su una roccia nella Monument Valley, mi godevo a pieno le trasformazioni del paesaggio per il passare delle nubi veloci nel cielo, mentre davanti a me passavano altrettanto veloci jeep scoperte di “turisti organizzati”, neanche la libertà di fermarsi a fotografare, neanche la libertà di rimanere colpiti ed estasiati dal paesaggio immenso.
Ma non è di vacanze che volevo parlare, ma del fatto che ci siamo convinti o lasciati convincere che sia necessario fare le cose tutte e in fretta, nel minor tempo possibile, possibilmente bene, dove il possibilmente indica l’ipotesi accettabile che bene non si facciano, sancendo in qualche modo che il fare bene le cose non è una qualità essenziale. Questo impone una sorta di gerarchia di valori che indica come primari il fare tutto ciò che si deve ed il tempo impiegato per farlo laddove  in meno tempo si fa meglio è.
Debbo dire che ho impiegato parecchi anni a capire che non è affatto necessario fare tutto, ma è meglio fare bene quel che si fa. slow è meglio che fast. Credo che sia tutto riconducibile al valore che noi diamo alla quantità. Siamo convinti che il nostro valore stia nella quantità del conto in banca, nella quantità di operazioni che riusciamo a portare a termine nelle 8 ore di lavoro, nella quantità di sport che riusciamo a far fare a nostro figlio, nella quantità di pastasciutta che riusciamo ad ingollare, nella quantità di donne che riusciamo a “farci” ecc., insomma bisogna essere rapidi per fare tanto. Anche i record rientrano in questa idea che attribuisce il valore della persona in relazione ai suoi risultati e sappiamo bene come siamo disposti a far uso di doping pur di dimostrare a noi stessi, prima che agli altri la nostra “valenza”, ben sapendo che abbiamo barato, ma siamo anche bravi a mentire a noi stessi, un va beh si però….  non si nega a nessuno. Ancora, non è forse il consumismo figlio di questa idea aberrante di quantità e velocità? Produrre di più nella unità di tempo non va, in genere, d’accordo con criteri di qualità, ma ci pensa la pubblicità a farci intendere che consumare di più e prima è bello, non solo, aggiunge anche che è pure benefico per la società, mi rifiuto di convincermene.
Insomma, questa idea valoriale, legata al largo concetto di quantità, ce la portiamo appresso sia che siamo al lavoro, sia nelle faccende domestiche e nella cura della famiglia, sia nel tempo libero. Fate caso come spesso, gli amici raccontino della cena nel tal ristorante, dicendo quanto hanno mangiato, e quanto hanno speso, raramente si soffermeranno a descrivere di aver mangiato quel particolare piatto cotto in quel particolare modo, l’ambiente ecc…
Il discorso meriterebbe approfondimenti specifici, sul fatto se sia cosa migliore sul lavoro fare due cose male o una bene, e se pure riuscissimo a farne due bene non ne pagheremmo in seguito un prezzo in termini di stress fatica ecc..? Oppure con i nostri figli, non sarebbe forse meglio fargli fare una attività sportiva bene, magari quella che preferisce fare per la quale è più portato, piuttosto che fargliene fare quanto più possibile con l’idea, forse errata, che più cose prova più probabilmente troverà quella giusta per lui? Magari non è portato proprio per lo sport e gli basterebbe una comune attività fisica di mantenimento. Non sono rari i casi di bambini stressati per la troppa attività come non lo sono quelli per la troppa inattività. Insomma il concetto di “quantità” a braccetto con la “velocità” torna insistente in tanti discorsi che sarebbe lunghissimo affrontare, se il lettore volesse potrebbe proporli di modo che possiamo affrontarli. In realtà sappiamo tutti come la virtù sia nella moderazione, ma in realtà non lo sappiamo poiché la pratichiamo poco e non abbiamo esperienza dei suoi frutti, in molti di noi l’ansia da velocità è una sorta di virus che abbiamo dentro, qualcosa che non ci fa sopportare neppure l’attesa di un autobus. Non siamo capaci a riempire il tempo “vuoto”.
Non è raro che, raccontando dei miei viaggi, i miei tempi vengano considerati “spreco”. Io stesso mi ritrovo a considerare la mia produttività “scarsa” in termini quantitativi, ma mi basta considerare la qualità per togliermi il pensiero. Quante volte sento: “in due ore ho dovuto fare questo, questo, questo e quest’altro….” Fra me penso: ma chi t’ha detto di fare tutte queste cose? Fra tante sicuramente ce ne sono di inutili e comunque di rimandabili o eliminabili, magari organizzando meglio la vita.
Ovviamente spesso i tempi e le quantità sono altri ad imporceli, ma l’esserne coscienti credo sia importantissimo per non farci correre appresso alla quantità nel minor tempo possibile anche quando non ce n’è assolutamente bisogno, quanto non ha proprio senso e, soprattutto, quando sarebbe meglio essere “slow” per apprezzare, conoscere e assimilare ciò che di buono possiamo nel mondo attorno a noi e dalle persone che spesso hanno ricchezze condivisibili solo che ci prendessimo il tempo necessario per apprezzarle e farne tesoro.
Anche la comunicazione “slow” ha il suo perché. Questo blog ne è l’esempio a differenza di quella “fast” che ben conosciamo dei social, da Facebook a Twitter, non si ha il tempo di comunicare efficacemente, sommersi spesso da fraintendimenti e reazioni fuori luogo. Qui invece hai tutto il tempo di riflettere, di scrivere, bene, il tuo pensiero, allo stesso modo chi ti legge lo fa con tutta calma prendendosi il tempo necessario, se interessa, e con altrettanta calma e ponderazione, eventualmente commentare.
Un accenno al cibo, consentitemelo, il pensiero va al cioccolato, a quanto sia benefico per l’umore e non solo. Invito i lettori, in considerazione di quanto detto, a prendersi tutto il tempo necessario per gustare della cioccolata al 100% cacao, anche al 90% 🙂 , prendetene un pezzetto trattenetevelo in bocca, scioglietelo schiacciandovelo contro il palato, avvertirete i gusti cambiare e virare in una curiosa sequenza, apprezzatela fino in fondo. Ecco, il cibo ha bisogno del suo tempo, quel pezzetto di cioccolata, trattenuto in bocca, restituisci tutte le sue qualità, masticato ed ingoiato rapidamente sembra solamente un qualcosa di amarissimo ed affatto buono. Provateci.
LUCIANO DAMIANI