La crisi idrica fa parte di una strategia di rilancio dell’economia cittadina?

di PATRIZIO PAOLINELLI ♦

Circa un mese fa buona parte di Civitavecchia si è ritrovata all’improvviso senz’acqua o con un flusso scarso e intermittente. Abbiamo così assistito a settimane di titoloni sulla stampa locale, polemiche politiche, mobilitazioni di cittadini inferociti e persino un esposto in Procura. Insomma la città ha attribuito la responsabilità della crisi idrica alla Giunta pentastellata. La quale a sua volta ha inizialmente confessato di non saperne nulla, poi, al montare della protesta, accusato l’Acea di non rispettare il contratto di fornitura, successivamente ricordato le colpe delle Giunte precedenti, infine messo a disposizione delle autobotti per i cittadini assetati. Insomma, ad oggi ancora non si è capito perché manca l’acqua. Molti commentatori hanno interpretato il comportamento della Giunta che ci governa come incapacità amministrativa. Ma se fosse vero il contrario? Se fossimo dinanzi a un’inedita strategia di gestione della polis? Proviamo a riflettere.

Il Sindaco è un ingegnere. E gli ingegneri sono dei risolutori di problemi. E qual è il problema principale che i civitavecchiesi vogliono veder risolto? La mancanza di lavoro. Bene, la crisi idrica è la bacchetta magica che può contribuire alla piena occupazione. Ci pare infatti che pochi abbiano notato le straordinarie occasioni che ogni crisi offre. Non c’è bisogno di essere dei Machiavelli per individuarle. Perché se è vero che l’acqua manca è altrettanto vero che esistono ottime alternative. Ad esempio le salviette umidificate, le bibite con le bollicine, la stessa acqua minerale, i piatti di carta, le posate di plastica, i profumi spray e così via. Tutte queste alternative generano un aumento esponenziale dei consumi e l’agonizzante economia locale non può che giovarsene. Insomma ben vengano le crisi. D’altra parte in tempi non sospetti Civitavecchia non ha messo in crisi la salute dei suoi cittadini in cambio di posti di lavoro nelle industrie energetiche? E in tempi più recenti non si è messa in crisi la macchia mediterranea per far posto a navi da crociera i cui turisti transitano per la città senza lasciare praticamente un centesimo ma istruendoci così a una parsimonia calvinista che favorisce l’accumulazione del capitale? Evidentemente tutto ciò non è bastato e Civitavecchia è rimasta una realtà depressa. Ma la soluzione c’è se si ha il coraggio politico di applicare la nuova regola aurea: una crisi scaccia l’altra. Il problema per la Giunta attuale sarà stato semmai quello di trovare qualcosa che non fosse in crisi. A quel punto a qualcuno dei 5S si è accesa la lampadina: “Meno acqua per tutti”. E così è stato. Oltretutto i segnali c’erano già: bollette tra le più care d’Italia e perdite della rete idrica disseminate per ogni dove in città. Perdite che hanno atteso lunghissimi mesi prima di essere riparate cedendo erroneamente agli umori della piazza.

Sentiamo già i comunisti dei quotidiani il Messaggero e la Provincia gridare: “Sarà pure come dici, ma se manca l’acqua come si lava la gente e come si scarica il water?” Vabbè non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Si va al mare, al lago e al fiume. Il mare lo abbiamo sotto casa, il lago di Bracciano a un tiro di schioppo e il Marangone ancor meno. Possibile non si capisca che la crisi idrica sta già mettendo in moto un turismo interno che oggi, sotto i nostri occhi, favorisce la formazione di un nuovo ceto imprenditoriale fondato sul terziario avanzato? E che dire della virtuosa funzione sociale generata dalla crisi idrica? Quante giovani coppie sono andate a fare la doccia a casa dei genitori o dei nonni che altrimenti sarebbero rimasti soli davanti alla Tv? Ma ecco avanzare quegli altri rompiscatole degli ambientalisti. Migliaia di civitavecchiesi che si lavano e assolvono ai propri bisogni corporali in acque aperte provocheranno un problema ambientale. E allora? Non dovremo poi riparare il danno facendo piovere sul territorio investimenti e posti di lavoro? Civitavecchia è dunque al centro di un esperimento di ingegneria sociale tra i più audaci di questo inizio secolo. Dovremmo essere tutti grati alla Giunta pentastellata per averci assetato e fatto rinunciare a eccessive pratiche igieniche. Ancora una volta la nostra città anticipa tendenze che stavolta non saranno solo nazionali ma mondiali. I 5S hanno assicurato a Civitavecchia un posto nella storia. Chi l’avrebbe mai detto?

PATRIZIO PAOLINELLI