Due uova al tegamino

di CIRO FIENGO ♦

Pensate sia facile cuocere due uova al tegamino? Per avere un risultato soddisfacente, come per tutte le cose, bisogna conoscere tutte le possibili varianti e le difficoltà che si presentano. Devo dire che fino a pochi giorni fa non credevo che la cosa fosse così complessa. Ho sempre cotto le uova al tegamino molto velocemente senza mai seguire uno schema preciso, con risultati altalenanti, a volte ottimi altri meno. L’altro giorno, per caso, curiosando in internet, mi sono imbattuto in una serie di spiegazioni che elencavano vari modi riguardanti la realizzazione di questa semplicissima pietanza. L’elenco è molto lungo e forse solo uno chef potrà redigerlo per intero. Solo burro, solo olio, chi le frigge in olio bollente, prima solo l’albume poi depone al centro il tuorlo, chi le apre nel piatto poi le passa in padella, sale prima o dopo, con scaglie di tartufo, di formaggio, su piastra, con coperchio, pepate, con sopra burro fuso ecc. Insomma una serie di infinite variabili che si possono praticare soltanto se si ha un’adeguata preparazione in campo culinario. Come in tutte le cose di questo mondo, il sapere e l’esperienza la fanno da padrone. Anche in cucina, se non si è padroni della materia, l’improvvisazione, l’inesperienza e l’estemporaneità non giova, il non conoscere abbinato all’incapacità porta sempre al fallimento. Per fortuna c’è lo chef. Lui è l’unico vero responsabile della cucina, la sovrintende, e per evitare disfatte si fa assistere da idoneo personale. Facendo un paragone politico, con quello che in questi giorni accade a Roma potremmo dire che il neo eletto sindaco sta organizzando la sua “cucina”. Il menù c’è l’ha, è il suo programma, ora deve costituire una squadra di esperti che lo realizzi e contestualmente risponda alle richieste dei romani. Sembrerebbe che tutto vada bene, senonché, risulta essere pensiero comune, che il maggior ostacolo da superare per tutta la giunta capitolina sarà la loro inesperienza amministrativa. Riuscire a governare una delle città più grandi del mondo non è semplice per nessuno, figuriamoci per una neofita. Le problematiche da affrontare di natura tecnica e sociale sono grandissime. Lo staff deve essere all’altezza del compito pena il fallimento. Come uno chef, il sindaco, deve essere necessariamente coadiuvato da collaboratori esperti, assessori, tecnici competenti, capaci di risolvere problemi per governare al meglio. Più la città è grande più il menù sarà di difficile realizzazione. Questo è il compito che ogni sindaco deve svolgere nei confronti di una città, grande o piccola che sia. Deve saper scegliere le persone che lo aiuteranno durante il suo mandato, assessori, tecnici e professionisti di comprovata esperienza, capaci di suggerire e trovare soluzioni. Soprattutto non deve e non può evitare di parlare e ascoltare la gente, tutta la gente, è importante e fondamentale che lo faccia anche dopo essere stato eletto. E invece cosa sta succedendo in alcuni comuni a nuova guida politica? Improvvisamente persone che non hanno mai amministrato nulla, neanche l’androne del palazzo, si trovano a governare paesi, città, addirittura metropoli. Come folgorati sulla via di Damasco, affermano di essere gli unici in grado di farlo, si dichiarano paladini della legalità e della trasparenza utilizzando contestualmente il leitmotiv del disprezzo verso tutti coloro che li hanno preceduti. Poi però a Roma accade che non riescono a formare la squadra per liti e beghe interne. Non accettano nessun tipo di suggerimento e se criticati aggrediscono verbalmente perché criticare è reato di lesa maestà. Se si è dipendenti dell’amministrazione guai criticare o dissentire, il risultato è quello del licenziamento. Il sindaco di Livorno licenzia il direttore generale senza dare sufficienti motivazioni e se la prende anche con il dirigente del personale e il segretario generale per pareri negativi su atti ritenuti illegittimi. Cosa normalissima se si considera che una addetta alle pulizie è stata allontanata dal piano assegnato perché sentita al supermercato parlare male dell’amministrazione, non soddisfatti della cosa ne è stato chiesto il licenziamento in tronco, gestire l’amministrazione creando verso il personale un clima di terrore. Non parlano con i cittadini, non ascoltano chi non appartiene alla loro cerchia, arroccati nel loro castello, in compagnia della loro corte, se fortemente sollecitati si limitano a dichiarare che stanno studiando nuove e ipotetiche soluzioni. Questo comportamento ha generato in loro un nuovo modo di fare politica. Urlano nei confronti dell’avversario, aggrediscono verbalmente il “nemico” sostengono che l’unica verità è la loro, gli onesti i puri sono loro, gli altri, tutti gli altri, sono disonesti ladri e mentitori. Ma se si distoglie l’attenzione dalla bagarre creata ad arte, ci si accorge che proprio unti dal signore non sono. Il loro comportamento non risulta essere trasparente e sincero, danno incarichi tecnici e politici a stretto giro di parentela, per tecnici di comprovata esperienza nominano emeriti sconosciuti “amici”, oppure il marito la moglie il fratello il compagno o la compagna, fanno uso dei rimborsi, sfruttano tutti i vantaggi che la loro condizione gli consente, nessuna esclusa, proprio come a loro dire, faceva la precedente classe politica così tanto disprezzata. L’ipocrisia è che loro lo possono fare ma gli altri no. Passano giorni, mesi, anni e non riescono a trovare soluzioni ai problemi delle città, i crociati della legalità non fanno altro che sostenere la loro purezza, continuando ad inculcare nell’opinione pubblica la sfiducia nei confronti degli altri partiti politici, ribadendo continuamente il fatto che fino al momento del loro arrivo si è sempre agito nell’illegalità. Che strano comportamento…. grandi accuse più o meno velate, seguite da nessuna denuncia agli organi competenti. Non credo di sbagliare nel dire che quasi nessuno è stato chiamato a rispondere e condannato per furti e latrocini nei confronti della collettività. Anzi in alcune realtà è avvenuto l’esatto contrario avvisi di garanzia e indagini anche per loro. Allora perché continuare a mentire? Perché se si pone una domanda, un problema, rispondono, se rispondono, facendo solo dietrologia. Forse si vuole distogliere l’attenzione del cittadino dal vero grande problema che stanno vivendo queste città? Prendendo di nuovo ad esempio la culinaria la risposta risulta essere soltanto una; questi nuovi chef a 5 stelle, vogliono nascondere all’opinione pubblica che non sono capaci di fare neanche due uova al tegamino.

di CIRO FIENGO