Del glifosato dei semi e dei brevetti

di LUCIANO DAMIANI ♦

Sta per scadere il tempo per il rinnovo della autorizzazione all’uso del Glifosato, il termine è il 30 giugno. Il comitato di esperti dei paesi UE per la seconda volta, lo scorso 24, non hanno espresso parere ed hanno rimandato la palla alla Commissione Europea che dovrà per forza decidere, In poche parole gli stati hanno abdicato la decisione alla Commissione Europea, se ne sono lavate le mani. Per la precisione si sono astenuti: Italia, Germania, Bulgaria, Austria, Grecia, Lussemburgo e Portogallo, contrari Malta e Francia, favorevoli tutti gli altri.
Quindi la Commissione Europea ha questa palla “scomoda” in mano con la contezza che, per molti paesi, non è gradito il rinnovo della autorizzazione all’uso di questa sostanza, o per lo meno è oggetto di forte critica da parte di una nutrita opinione pubblica. Riuscirà forse la pressione dell’opinione pubblica sugli stati europei, ad impedire il rinnovo dell’uso di questo elemento? Ma perché è così importante?.
Il Glifosato é elemento base per la gran parte dei diserbanti. Ultimamente ricerche e campagne di studio hanno trovato nelle acque potabili, nei fiumi e nelle paste alimentari, residui più ho meno importanti di questo erbicida. La OMS ha dichiarato la “probabile connessione con patologie tumorali”, mentre altri enti, in seguito, hanno assunto una posizione “negazionista” per via della per loro “scarsa probabilità” di questa connessione. Ci si batte quindi sul “principio di precauzione”, elemento giuridicamente considerato.
Staremo ora a vedere se la Commissione Europea terrá più conto delle istanze di sospensione che della pressione monopolistica del colosso Monsanto. Monsanto, infatti, credo sia il più grosso monopolista di sementi, concimi, diserbanti eccetera. La Monsanto produce sia il veleno che l’antidoto.
La manipolazione genetica consente a Monsanto di produrre e brevettare semi resistenti al Glifosato ovvero al diserbante da Lei stessa prodotto, costruendo quindi uno stretto legame di dipendenza fra seme e diserbante. Il Glifosato, non essendo specifico, dissecca ogni esistenza vegetale, e disseccherebbe pure le coltivazioni se non fossero geneticamente “adatte” a sopportarlo.

Fatta questa lunghissima ma inevitabile premessa, vorrei porre l’attenzione su l’aspetto culturale, ovvero sul fatto che l’industria entra a piedi uniti sulla storia millenaria delle genti. L’uomo, da quando ha imparato a coltivare la terra, ha vissuto in simbiosi con essa, prendendone i frutti, mantenendola fertile, ad esempio con l’alternanza delle coltivazioni, e rispettandone le regole non scritte. Ancora oggi c’è chi concima con lo “stabbio”, chi alterna le coltivazioni per mantenere prolifica la terra e chi, avendo usato la chimica e le leggi industriali, s’è accorto di aver reso aridi i suoi campi ed è tornato al saper fare agricoltura grazie all’esperienza ed al rispetto della natura, certamente abbandonando il miraggio della produzione massiva, spesso anche perché non più bastante a superare le sfide commerciali dell’importazione di prodotti assai più economici.
Ho avuto esperienza diretta di una vigna concimata esclusivamente dalle sue erbe e fiori lasciati crescere spontaneamente, traendone un vino eccezionale. Ecco quindi che sempre più coltivatori cercano di svincolarsi dal modo di ragionare “industriale”, sempre più aziende cercano la via della differenziazione, valorizzazione e localizzazione.
La cosa invero è dura, mentre per secoli si sono migliorate le coltivazioni, capendo ed imparando dalla natura e dai suoi fenomeni, riproducendo i propri semi, magari incrociando le piante nel modo più naturale possibile, oppure utilizzando tecniche naturali “scoperte” e rivelatesi assai efficaci. Ci sono ad esempio coltivatori che hanno sperimentato con successo la coltivazione contemporanea di grani diversi.

Ora invece, il terreno di sviluppo agrotecnico si sposta sul piano legale, ora i semi sono “brevettati”, e solo quelli si possono usare. Sono brevettati e modificati perché siano sterili, ovvero non possano produrre altri semi “buoni”. Il legislatore dice che consentendo il brevetto di semi e piante, si “stimola la biodiversità e la tutela del consumatore”, ma è ben chiaro che preservare la biodiversità non è certo interesse dell’industria dei semi, sempre più monopolistica e monotipica. Attenzione, non si brevettano solo vegetali dichiarati OGM ma lo si sta facendo anche con piante e semi “comuni”.

Così recita la Commissione Europea:

 “The European Commission has adopted on Monday 6 May 2013 a package of measures to strengthen the enforcement of health and safety standards for the whole agri-food chain.”
Viene più di qualche dubbio che le vere intenzioni della Commissione Europea siano queste. Il dubbio viene alla luce della tanta documentazione disponibile, e delle esperienze che i coltivatori “avveduti”, grazie ai media riescono a rendere di dominio pubblico.
Ancora così recita la Commissione: “Businesses will benefit from simpler, science and risk-based rules in terms of reduced administrative burden, more efficient processes and measures to finance and strengthen the control and eradication of animal diseases and plant pests. Consumers will benefit from safer products and a more effective and more transparent system of controls along the chain.”

In altre parole, la brevettazione dei semi, il legame a doppio filo fra coltivatori e industria chimica, dovrebbe essere un forma di tutela per il consumatore. Quindi non più l’esperienza, la selezione naturale, la varietà e gli equilibri biologici, la conoscenza della microfauna e micro flora, sono da considerarsi garanzia di qualità in quanto essi stessi principi di qualità, ma lo è un mercato fatto da potenti per i potenti che in barba al sancito principio di cautela, si affidano, e torno al Glifosato, al: “è difficilmente cancerogeno” piuttosto che considerare il: “potrebbe essere cancerogeno”. La Task Force (composta da aziende ed agenzie del settore agro/chimico) presso la UE che ha mandato di valutare il problema del “glifosato”, nelle sue FAQ (domande frequenti), afferma in buona sostanza che non c’è pericolo e che i report che esprimono criticità sono in buona sostanza viziati da errori e mancanze oppure non sono significativi ad esempio i test sugli embrioni non sono considerati significativi in quanto uomini ed animali adulti non assumono dosi paragonabili a quelle utilizzate nell’embrione, e poi ogni assunzione viene naturalmente espulsa con feci urine ecc…
“A new analysis carried out by the German Federal Institute for Risk Assessment (BfR) confirms that glyphosate residues in human urine samples pose no health risks.”
Insomma se nell’urina ci scappa un po’ di erbicida, falla tranquillo non fa male, al massimo non cresce l’erbetta nel water.
Ma, come spesso accade, non si considera mai l’effetto sommatoria, e quindi di autorizzazione in autorizzazione il nostro corpo si riempie di un buon mix di sostanze naturali e non, che non dovremmo avere, ma che non ci fanno niente, insomma godiamo di una certa immunità.

Spero vivamente che i paesi “scettici” siano questa volta più forti dei paesi che si affidano alle perizie di parte, più forti dei paesi che hanno sposato il mercato, ovvero di quelli che hanno affidato il governo del paese alla industria ed alle sue lobbies. La storia millenaria di semi e piante che si sono naturalmente adattate e modificate migliorandosi assieme ai popoli, dovrebbe continuare per quella strada, pena avere per cena un piatto di pasta al pomodoro ridotto in pillole a tutela della nostra salute.
 Lunedì 27 la commissione si dovrebbe esprimere definitivamente.

Penso, con un misto di orgoglio e di rabbia, al mio lievito madre, nato dalla macerazione di frutta impastata con miele e farina che da quasi due anni mi da del buon pane per il quale non pago il brevetto a nessuno.

di LUCIANO DAMIANI