In un libro dello storico Anton Jäger si usa il termine di iperpolitica,…
di TULLIO NUNZI ♦
In un libro dello storico Anton Jäger si usa il termine di iperpolitica, intesa come una politicizzazione estrema ma che non determina conseguenze politiche.
In un libro dello storico Anton Jäger si usa il termine di iperpolitica, intesa come una politicizzazione estrema, ma che non determina conseguenze politiche. La vecchia politica di massa era fatta di appartenenza, disciplina, dibattito, ma trasformava passione, interessi in organismi capaci di decidere, l’iperpolitica mobilita in poche ore milioni di persone, genera ondate di indignazione, invade piazze ma si dissolve rapidamente La politica di massa accumulava militanti, funzionari, giornali, l’iperpolitica accumula attenzione consistente ma volatile, punta ad una democrazia fondata sulla vigilanza, ma ha difficoltà a creare un mondo comune; eccezionale, formidabile per denunciare, ma con strumenti sempre più fragili, per trasformarsi in concretezza ed appartenenza. Non so se nella nostra città, si utilizzi più politica o iperpolitica, però è altrettanto vero, che alcuni temi che sconvolgono lo “spirito “ della città, riempiono le pagine dei giornali e poi scompaiono senza soluzione e si portano avanti nel tempo; senza che la politica dia concrete risposte.
Si parla ad esempio di occupazione, di crisi del lavoro in città e poi alcuni dati certi, emessi da una associazione di grande affidabilità, sul crocierismo sono passati senza nessun commento da parte della politica (o iperpolitica) locale. “Un miliardo e mezzo di euro l’output generato dal sistema croceristico laziale,714 milioni di euro il contributo fornito al pil regionale. Per quanto riguarda Civitavecchia 258 milioni la spesa diretta effettuata da croceristi ed equipaggi solo nella città di Civitavecchia, 122 milioni di euro il pil prodotto a beneficio del comune, oltre 2000 i posti di lavoro generati. Numeri da brividi, su cui non c’è stato alcun commento né dai vari assessorati, dalla politica in generale ma nemmeno dall’opposizione e peggio ancora neanche hanno speso una parola le varie associazioni di categoria o i sindacati dei lavoratori. Eppure, ce ne sarebbe stato da commentare. Ad esempio, l’incapacità di previsione da parte della politica, perché il crocierismo da più di 20 anni è in fase di crescita e se si fosse creata una città più adeguata, più accogliente, forse i numeri sarebbero stati ancor più eclatanti.
Una città turistica significa attraente per turisti croceristi, e cittadini. Invece qui succede che si stanno creando pericolose contrapposizioni tra città e crociere. Se parlaste ai pendolari di croceristi, vi correrebbero appresso. Così per gli automobilisti, con il traffico impazzito in alcune ore del traffico. Una specie di ossimoro economico: un porto che produce lavoro e ricchezza, ed una città che nonostante, i 3 milioni e mezzo di passeggeri ed i 350 mila che rimangono stenta a decollare, immersa nel degrado urbano ed una desertificazione commerciale ormai evidente nelle vie centrali e nello stesso centro storico.
Se questi sono i numeri delle crociere, tralascio le possibilità incredibili, se solo si costituisse un sistema territoriale e si facesse promozione affinché tornassero non più come croceristi ma come turisti in un territorio, fatto a sistema, perché ormai le sfide si vincono con i territori, non singolarmente.
Ovvio che non sono solo rose e fiori, ai dati straordinari, bisognerebbe aggiungere costi social e sanitari legati all’inquinamento, che vanno confrontati, rapportati con i numeri economici. Le crociere sono la modalità turistica in assoluto più inquinante, 12 volte superiore ad un albergo: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, anidride carbonica, e polveri sottili. Bisognerebbe sapere quanto incidano dal punto di vista inquinante. E ripensare forse ad una tassa sul crocierismo, vincolata al miglioramento del sistema dell’accoglienza locale, senza aspettare decisioni nazionali.
Però i numeri dati dallo studio Oxford Economics sono numeri importanti, per la città e per il porto,
Appartengo per età alla vecchia politica, quella che era criticata per essere visionaria, quella della immaginazione al potere; ma poiché tra poco tempo potremmo essere il primo porto in Europa per numero di croceristi, sarebbe assurdo cominciare ad ipotizzare, a proporre a Civitavecchia, all’interno dello stesso porto, una scuola di formazione per tutti i lavori relativi al settore croceristico e a tutti i comparti relativi alla blue economy, al settore nautico?
Certo si tratta di una visione, di un sogno da progettare e trattare, ma chi nel passato cominciò a parlare del porto di Civitavecchia, come scalo delle crociere subì la stessa sorte: dileggiato ed irriso, ma poi la visione si è avverata.
In tutta sincerità ci proverei ed avvierei un confronto con ADSP e sistema croceristico, e organizzazioni imprenditoriali e sindacati. L’iperpolitica poi ha creato ondate di indignazione su un altro tema assai caro alla città: il mercato di piazza regina Margherita. Ma anche qui la soluzione non sembra ancora presente. Si era ripreso un progetto della passata amministrazione; sarebbe stato il primo progetto di rigenerazione urbana, per un luogo sacro per i civitavecchiesi, simbolo di identità e socializzazione. Se si fosse seguito un percorso politico di coinvolgimento della città, sarebbe stato necessario presentarlo alla città: mercatali associazioni di categoria, sindacati, residenti (che stanno vivendo una situazione imbarazzante). Un confronto per un recupero che si aspettava da 15 anni. E forse questo confronto avrebbe permesso di evitare quello che poi è accaduto, ed ha ritardato i lavori, messo a rischio lo stesso progetto.
Ora si riparte coinvolgendo almeno una parte degli operatori: ma un progetto del genere va presentato alla città perché l’inclusione è stato uno dei temi che hanno portato alla vittoria questa amministrazione e la politica (ma forse anche l’iperpolitica) deve rispettare gli impegni presi con i cittadini.
Potrei portare altri esempi, ma mi limito a ricordare soltanto la bretella monte romano Civitavecchia che da circa 50 anni vaga tra promesse e commissari.
Due ultime riflessioni: la prima riguarda la sottovalutazione del terziario, del commercio e del turismo a Civitavecchia. Numeri, dati, ribadiscono l’importanza di questo settore per lo sviluppo del nostro territorio e una funzione sociale degli esercizi di prossimità, dell’ambulantato, del commercio di vicinanza, che contribuiscono alla coesione dello stesso tessuto urbano. Di conseguenza, spero che nella riunione ristretta che si terrà tra assessore e commercianti sul mercato, si tenga finalmente conto della necessità di un approccio integrato per avviare una vera rigenerazione urbana: approcci di tale tipo mai praticati in questa città.
La seconda riflessione è più politica e deriva dalla lettura di alcuni interventi sull’ intelligenza artificiale letti su Spaziolibero blog. La rivoluzione dell’ AI dovrà essere coordinata, garantita, indirizzata dalla politica altrimenti si andrebbe incontro a pericolosi rischi per la democrazia.
Lo stesso deve avvenire per lo sviluppo della città, le scelte attinenti a progetti di sviluppo, vanno fatte dalla politica o iperpolitica, coinvolgendo la città; decise da strutture che abbiano il consenso dei cittadini, il voto, la delega del popolo. La democrazia è il governo del popolo, non delle oligarchie politiche economiche o finanziarie. Altre scelte, diventerebbero un rischio democratico, che la città sicuramente rigetterebbe, rifiuterebbe per la tradizione democratica che la contraddistingue.
TULLIO NUNZI

A volte mi immagino Civitavecchia Adriatica. O se volete, Civitavecchia Tosco-ligure. Pensate davvero che con quei numeri dati da Tullio il crocerismo sarebbe un semplice costo da sopportare?
Certo che la politica ha la sua parte ma è anche vero la carenza di “animal spirit”.
Il valore aggiunto si concenytra nei servizi portuali e di traffico verso Roma. Rimangono briciole nella città.
L’effetto Roma è elemento sostanziale ma non sufficiente. La mancanza di intergrazione con l’entroterra ricco di possibilità è un punto rilevante specie per il “repeater” (chi ha visto già Roma ed il personale di servizio).Ulteriore causa è la filiera agro alimentare chiusa a causa delle derrate monopolizzate dalle grandi compagnie marittime. Il rapporto città-porto è decennale nel senso di mancanza di flusso. Si pensi al caso Barcellona. Si potrebbero citare tanti altri casi. Certamente l’attrattore Roma modifica questa comparazione ma, come detto, ciò non toglie che un buon margine non ha come meta Roma. In sintesi, la Regione Lazio è il soggetto chiave per permettere un accordo fra luoghi amministrativamente diversi. Un progetto di alto livello è possibile. Il problema è la priorità: la Regione Lazio ha Roma dentro di sè, questo è un annoso “disturbo”. Potrebbe l’impresa sostituirsi? Civitavecchia non è adriatica nè tosco-ligure!!
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