Quando l’ONU tace: Gaza, il Libano e la crisi della legalità internazionale
di NICOLA R. PORRO ♦
Le Nazioni Unite, con la loro inerzia, stanno spingendo alla disperazione molte comunità del Medio Oriente, che finiscono per considerarle complici della tragedia che si consuma a Gaza e di quella che continua a colpire il Libano meridionale.
Finora abbiamo ascoltato soprattutto timide prese di distanza, ma non una condanna sufficientemente netta del mancato rispetto, da parte israeliana, delle decisioni della Corte internazionale di giustizia, che ha richiamato gli Stati interessati alla necessità di prevenire il rischio di genocidio e di garantire la protezione della popolazione civile.
Anche i peacekeeper, pur operando sotto la bandiera delle Nazioni Unite, sono stati oggetto di pressioni e di campagne di delegittimazione. Né l’ONU è riuscita a imporre il rispetto del cessate il fuoco a Gaza e in Libano o ad assicurare una protezione efficace alla popolazione civile.
È mancato, in particolare, un intervento politico capace di tradurre le risoluzioni internazionali in azioni concrete. Anche le difficoltà incontrate dalle forze dell’UNIFIL in Libano sono apparse come il segno di una crescente impotenza dell’organizzazione internazionale.[1]
La stessa risoluzione su Gaza approvata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU è rimasta in larga misura priva di conseguenze concrete, mentre proseguivano le operazioni militari e l’assedio della popolazione palestinese.
L’ingiustificabile latitanza politica delle Nazioni Unite solleva dunque interrogativi inquietanti. Non riguardano soltanto il Medio Oriente, ma gli stessi equilibri politici internazionali e la credibilità di un sistema che dovrebbe fondarsi sul rispetto del diritto.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto l’efficacia delle Nazioni Unite, ma la credibilità stessa di un ordine internazionale fondato sulle regole. Quando le risoluzioni restano senza conseguenze, a indebolirsi è anche la fiducia dei popoli nelle istituzioni chiamate a garantire pace e sicurezza.
In questo quadro, il lavoro del personale umanitario delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali ha assunto un valore ancora più decisivo.
Al generoso impegno di strutture come l’UNRWA, che hanno contribuito a salvare migliaia di vite umane, deve corrispondere un sostegno più forte e determinato, materiale e morale, da parte delle democrazie occidentali.
Siamo dunque di fronte a una crisi che, al di là di ogni retorica, interroga le nostre coscienze e impone alla comunità internazionale di recuperare capacità di iniziativa, autorevolezza e responsabilità. Il tempo delle sole dichiarazioni sembra ormai esaurito.
[1] UNIFIL è l’acronimo di United Nations Interim Force in Lebanon, la Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano. UNRWA sta per United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East.
NICOLA R. PORRO

Nicola solleva il problema, non un problema!
E’ l’intera sovratruttura fondante dell’ONU ad essere posta in discussione. Utilizzando concetti familiari direi che oggi la struttura tecnica degli eventi è cambiata notevolmente ma la sovrastruttura culturale è rimasta quella di Yalta.
Cinque sono i componenti del consiglio di Sicurezza. Unione Sovietica USA Cina Inghilterra Francia, ipotesi ormai superata. Le attuali guerre vedono coinvolto almeno uno dei Paesi che può porre veto.
Si può denunciare, urlare alla vergogna, battere i pugni ma il peso è morale non esecutivo. La salvaguardia della sovranità nazionale viene prima della pace internazionale.
E’ un forum di dialogo, di lamentela, di rimprovero solenne ma mai sarà giudice supremo.
Si dice: bisogna cambiare!! Adeguare la sovrastruttura alla nuova struttura tecnica sottostante.
Si può rispondere con la mano sul cuore che palpita: se l’origine dell’Onu è la causa efficiente , materiale, formale, finale perchè si possano avere accordi mondiali di questo genere la prospettiva di una nuova ONU è quella di avere le medesime condizioni permissive del 1945!!!!
Se ciò sembra un assurdo, allora per fare una new ONU (o come si usa dire oggi ONU.2) necessiterebbe disporre di un Trump .2, di un Putin.2, di una Cina.2.
Per ora non sembra il caso. Dobbiamo tenere il respire sospeso e sperare per il meglio (gulp!).
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