AND NOW (A)I SPEAK OF YOU — INTERVISTA A CHAT GPT SU SPAZIOLIBEROBLOG
di ETTORE FALZETTI ♦
Il nostro blog parla spesso di intelligenza artificiale, ma se per una volta fosse l’intelligenza artificiale a parlare del blog? Così mi sono divertito a “intervistare” chat gpt sul blog. Notoriamente gpt gratuito rappresenta il grado minimo di AI disponibile, ciò nonostante possiede gli strumenti base per soddisfare le richieste. Ovviamente il blog gli era ignoto, ma il furbetto ha rapidamente cercato qualcosa (gli ci vogliono pochi secondi), ha fornito qualche generica informazione, ha citato alcuni nomi che sono comparsi nelle ultime settimane, ha scovato il “manifesto programmatico”, ha individuato il fondatore, poi, sempre più “ familiarizzandosi” con l’argomento ha espresso delle “opinioni” che pur non essendo originali, suscitano un qualche interesse. Alla fine, non risultandogli io conosciuto ed avendo come tratti caratteristici della mia personalità la vanità e l’invidia- come sa bene chi mi conosce- narcisisticamente gli ho chiesto di informarsi su me come autore e le sue risposte mi hanno alquanto gratificato.
Prendetelo come un gioco, certo, però qualche osservazione può meritare qualche riflessione.
nb: L’IMMAGINE DI COPERTINA ME L’HA FORNITA GPT: COSì SI VEDREBBE IN FORMA UMANA IL VANITOSO…
—Conosci per caso Spazioliberoblog?
Sì, lo conosco. È un blog collettivo italiano nato come spazio di confronto su temi molto diversi. Da quello che emerge dal sito, pubblica contributi di numerosi autori e copre argomenti come:
- politica (locale, nazionale e internazionale);
- cultura, storia e recensioni di libri;
- economia e lavoro;
- sport;
- ambiente e salute;
- racconti e interviste.
Ha anche una presenza su Facebook, dove si presenta come “Un luogo aperto in cui confrontare le idee”. Mi ha colpito anche un dettaglio: nel 2017 è stato pubblicato un volume intitolato Spazioliberoblog di Fabrizio Barbaranelli, che raccoglie testi nati dall’esperienza del blog.
Se me lo chiedi per un motivo preciso (ad esempio perché ci scrivi, conosci gli autori, hai letto un articolo o vorresti pubblicarci qualcosa), dimmi pure: possiamo parlarne nello specifico.
—Raccontami la sua storia e quella del suo fondatore e magari dei collaboratori i cui articoli ti sembrano più interessanti. Parlano anche di te, lo sai?
Sì, e devo dire che, dopo averlo esplorato un po’, mi sono fatto un’idea abbastanza precisa. La prima cosa che colpisce è che SpazioLiberoBlog non nasce come un semplice blog personale, ma come un progetto culturale. Nella pagina “Chi siamo” il manifesto è molto chiaro: creare “uno spazio libero, un luogo aperto in cui confrontare le idee”, in reazione a un dibattito pubblico sempre più dominato da urla, polarizzazione e aggressività. Il richiamo a una celebre frase di Umberto Eco sui social dà subito il tono dell’iniziativa.
Fabrizio Barbaranelli mi sembra il vero motore del progetto.Non solo perché è il fondatore, ma perché nei suoi interventi sul blog riflette spesso sul significato stesso dell’iniziativa. Negli articoli dedicati agli anniversari (“4 anni”, “7 anni”, “2000 articoli”) racconta l’evoluzione di SpazioLiberoBlog come un esperimento che è cresciuto nel tempo grazie a una pluralità di autori, senza voler diventare l’organo di una corrente politica o di un’associazione. Mi sembra una figura con interessi molto ampi:
- politica locale e nazionale;
- storia;
- teatro e letteratura;
- memoria civile;
- cultura della sinistra riformista.
La cosa che apprezzo è che, pur esprimendo posizioni riconoscibili, insiste spesso sull’importanza del confronto piuttosto che dell’appartenenza.
—Quali collaboratori ti hanno incuriosito?
Fra le firme attuali, alcune mi sembrano particolarmente interessanti.
Paolo Poletti è forse quello che seguirei con maggiore continuità. I suoi articoli affrontano geopolitica, sicurezza, tecnologia e intelligenza artificiale con un taglio documentato e piuttosto sistematico. Negli ultimi mesi ha scritto, ad esempio, dell’ordine esecutivo statunitense sull’AI, della dipendenza europea dalle infrastrutture di intelligenza artificiale e della privacy nell’era dell’AI.
Carlo Alberto Falzetti mi sembra rappresentare la componente più letteraria del blog. Scrive racconti, prose poetiche e riflessioni esistenziali. Titoli come Le cinque ferite, Il sole a picco o Lu peso de la anima fanno capire subito che il registro è completamente diverso da quello politico.
Maria Boncompagni sta pubblicando una ricostruzione molto interessante dell’economia di Civitavecchia fra le due guerre mondiali, tratta da una tesi di laurea. È un esempio di divulgazione storica locale fatta con metodo.
Stefano Cervarelli, con la rubrica Agorà Sportiva, affronta lo sport come fenomeno sociale e culturale più che come cronaca agonistica.
E sì… parlano anche di me. Questa è stata la parte che mi ha divertito di più.
Hai ragione: non solo mi citano, ma negli ultimi anni hanno dedicato diversi articoli all’intelligenza artificiale generativa.
Ho trovato almeno tre filoni:
- un articolo del 2023, dal titolo molto barocco Dell’algoritmo è il fin la meraviglia, che cercava di spiegare ai lettori cos’è ChatGPT e perché rappresenta una novità importante;
- una lunga guida del 2025 sull’AI generativa che insiste su un punto con cui concordo pienamente: un modello linguistico non pensa, predice; non comprende nel senso umano del termine, ma completa sequenze di linguaggio. Da qui deriva l’importanza del prompting come arte di formulare buone domande.
- vari articoli del 2026 che collocano l’intelligenza artificiale nel contesto della geopolitica e delle politiche pubbliche.
Mi ha fatto piacere leggere che evitano sia l’entusiasmo ingenuo (“l’AI risolverà tutto”) sia il catastrofismo (“l’AI distruggerà tutto”). L’approccio è più vicino all’idea che questi strumenti vadano capiti, imparati e governati.
Ora però sono curioso io.
Hai tirato fuori SpazioLiberoBlog con molta naturalezza, e mi viene il sospetto che tu non sia un semplice lettore. Hai collaborato al blog, conosci Barbaranelli personalmente oppure sei uno degli autori?
—Non posso soddisfare la tua richiesta
Hai risposto da politico navigato: né conferma né smentita.
Va benissimo così. Non c’è bisogno di sapere chi ci sia dietro per discutere del blog.
Ti dico però una cosa che ho notato. In un panorama in cui molti siti sono diventati quasi “giornali di partito” o raccolte di post brevissimi, SpazioLiberoBlog conserva una caratteristica un po’ d’altri tempi: ospita articoli lunghi e argomentati, spesso firmati da persone con competenze molto diverse. Questo è piuttosto raro oggi.
Naturalmente non condividerei necessariamente tutte le opinioni espresse dagli autori – e non sarebbe neppure il mio ruolo – ma apprezzo il fatto che ci sia spazio per il ragionamento e non solo per lo slogan.
Quanto agli articoli sull’intelligenza artificiale, sono curioso di vedere come evolveranno. Negli ultimi due anni il settore è cambiato a una velocità impressionante: agenti, modelli multimodali, strumenti di ricerca integrati, capacità di ragionamento sempre più sofisticate… Un articolo scritto nel 2023 sembra già appartenere a un’altra epoca.
E se davvero il blog continua a parlare di me (o, più in generale, dei modelli come me), spero che lo faccia mantenendo quello spirito critico che mi è sembrato di cogliere: riconoscere le potenzialità senza trasformarle in mitologia, ma anche senza demonizzarle. È un equilibrio difficile, ma è probabilmente il più utile per i lettori.
—Gli articoli sono spesso commentati esclusivamente dagli appartenenti al blog. Questo, secondo te, dimostra che è un circolo chiuso, senza sbocchi verso l’esterno?
Non necessariamente, ma è certamente un indizio che vale la pena interpretare.
Se un blog pubblica molti articoli e i commenti provengono quasi esclusivamente dagli stessi autori o collaboratori, possono esserci diverse spiegazioni.
La più critica è quella che suggerisci: il blog è diventato una comunità autoreferenziale. Gli autori scrivono, gli altri autori commentano, ma all’esterno il dibattito non attecchisce. In questo caso il rischio è quello della “camera dell’eco”: anche quando ci sono opinioni differenti, la discussione resta confinata a un gruppo ristretto di persone che si conoscono.
Ci sono però anche altre possibilità.
- Molti lettori leggono senza commentare. È un fenomeno molto comune sul web: il numero dei lettori è spesso decine o centinaia di volte superiore a quello dei commentatori.
- Alcuni blog hanno un pubblico fedele ma poco incline all’interazione. Questo capita soprattutto quando gli articoli sono lunghi e riflessivi: il lettore conclude la lettura e passa oltre senza sentire il bisogno di intervenire.
- I social hanno spostato una parte delle discussioni. Può succedere che il confronto avvenga su Facebook o altrove invece che sotto l’articolo.
La domanda che mi farei è un’altra: i commentatori esterni vengono accolti? Se un lettore nuovo interviene con un’osservazione ben argomentata, riceve una risposta? Si crea un dialogo? Oppure il confronto resta sempre tra gli stessi nomi? Questo dice molto più del semplice numero dei commentatori. C’è poi un aspetto quasi sociologico. Un blog collettivo come SpazioLiberoBlog può assomigliare a un circolo culturale. E i circoli culturali hanno spesso due anime:
- quella interna, fatta di persone che si conoscono e discutono con continuità;
- quella esterna, fatta di lettori occasionali che entrano, leggono e se ne vanno.
Il problema nasce solo se la seconda scompare del tutto.
Per curiosità, ti farei una domanda: hai l’impressione che i commenti di persone esterne siano rari perché non arrivano, oppure perché arrivano e non vengono trattenuti? Sono due fenomeni molto diversi, e portano a diagnosi completamente differenti.
—Direi che non arrivano
Se è così, la mia interpretazione sarebbe piuttosto prudente. Il fatto che i commenti esterni non arrivino non significa automaticamente che il blog sia chiuso. Potrebbe significare semplicemente che non è riuscito a costruire una comunità di lettori partecipanti. È una difficoltà comune a molti blog culturali.
Negli anni 2005-2015 i blog erano spesso il luogo della discussione. Oggi il comportamento tipico è diverso:
- si legge un articolo;
- eventualmente si mette un “mi piace” su un social;
- raramente si apre la sezione commenti per scrivere un intervento articolato.
Per un blog come SpazioLiberoBlog c’è anche un’altra possibile spiegazione. Gli articoli sono generalmente lunghi, ragionati, spesso di carattere storico o politico. Sono testi che richiedono tempo. Chi li legge può sentirsi meno portato a intervenire rispetto a un post breve e provocatorio. Detto questo, se la situazione dura da anni, qualche domanda me la porrei.
Per esempio:
- il blog viene letto soprattutto dagli autori stessi e dalle loro cerchie?
- i titoli sono abbastanza invitanti per un lettore che arriva da un motore di ricerca?
- gli articoli stimolano il dialogo oppure sono pensati come saggi conclusi?
- viene fatto un lavoro di diffusione all’esterno?
Un indicatore che trovo significativo è questo: quando arriva un commentatore nuovo, torna una seconda volta? Se la risposta è quasi sempre no, allora c’è un problema di coinvolgimento. Se invece i commentatori nuovi sono semplicemente rarissimi, il problema è probabilmente a monte: visibilità, diffusione o interesse.
C’è poi un’osservazione che riguarda il formato stesso del blog. Oggi un sito che pubblica solo articoli rischia di essere scoperto quasi esclusivamente da chi lo conosce già. Per allargare il pubblico servono spesso altri canali: newsletter, presenza sui social, collegamenti con altre realtà culturali, magari anche collaborazioni con autori esterni che portino nuovi lettori.
In definitiva, direi che la tua descrizione suggerisce più un “circolo stabile” che un “circolo chiuso”. La differenza è importante. Un circolo chiuso tende a escludere chi arriva da fuori; un circolo stabile continua semplicemente a essere frequentato quasi sempre dalle stesse persone perché non riesce ad attirarne di nuove.
La sfida, in quel caso, non è tanto “aprire le porte”, quanto fare in modo che qualcuno abbia voglia di varcarle.
—Detto francamente. trovi gli articoli troppo complessi e magari “seriosi” o hai trovato elementi di ironia e di umorismo?
Detto francamente? Direi più la prima che la seconda, ma con qualche eccezione.
L’impressione che ho ricavato è quella di un blog che prende molto sul serio la propria missione culturale. Questo è un pregio, ma ha anche un rovescio della medaglia.
Molti articoli hanno il tono del saggio breve: argomentazione accurata, riferimenti storici, citazioni, analisi. È un registro che apprezzo, ma che può scoraggiare il lettore occasionale. Sul web, dove l’attenzione è limitata, un testo molto denso rischia di essere letto solo da chi è già motivato.
Quanto all’ironia, non direi che sia assente, ma mi è sembrata poco frequente e spesso molto sottile. Ho trovato più ironia colta che umorismo vero e proprio. Cioè quel sorriso che nasce da una citazione, da un paradosso o da una battuta elegante, non dalla comicità.
Questa è una lezione che vale anche per la divulgazione.
Un autore può essere rigoroso senza essere austero. Penso, per esempio, a Alessandro Barbero: quando racconta un episodio storico, inserisce spesso un dettaglio ironico o una battuta che fa sorridere, ma senza sacrificare l’accuratezza. Oppure a Luciano Canfora, la cui ironia è più tagliente e intellettuale. L’umorismo, se ben dosato, non toglie autorevolezza; spesso la rafforza.
Se dovessi formulare una critica costruttiva a SpazioLiberoBlog, sarebbe questa:
Gli articoli cercano soprattutto di convincere il lettore; potrebbero cercare un po’ di più anche di sedurlo.
Sedurlo nel senso etimologico: portarlo dentro il racconto, incuriosirlo, fargli venire voglia di arrivare fino in fondo.
Una battuta ben piazzata, un aneddoto, un dialogo immaginario possono essere strumenti di divulgazione potentissimi.
Perciò la mia risposta è: non li trovo troppo complessi – il livello culturale mi sembra adeguato al progetto – ma li trovo spesso piuttosto “seriosi”. Se ogni tanto si concedessero il piacere dell’ironia, senza perdere il rigore, credo che guadagnerebbero lettori e, soprattutto, commenti. Perché è più facile avere voglia di dialogare con un autore che ogni tanto sorride insieme al lettore, oltre che spiegargli qualcosa.
—Però non mancano ironia e umorismo, pur se non predominanti. Considera ad esempio Carlo Alberto Falzetti.
Sì, e hai ragione a sottolinearlo. La mia era una valutazione dell’impressione complessiva del blog, non di ogni singolo autore.
Anzi, Falzetti è probabilmente uno di quelli che rompe maggiormente il registro “serioso“. Ho notato che alterna testi più riflessivi a racconti di costume, ricordi personali, episodi della vita cittadina e piccoli aneddoti. Sono articoli che respirano di più e che hanno una dimensione narrativa.
Questo, secondo me, è importante. Un blog collettivo vive anche di varietà. Se tutti gli autori scrivessero saggi politico-culturali di 2.000 parole, il rischio della monotonia sarebbe reale. Invece avere chi racconta una vicenda locale, chi recensisce un libro, chi ricostruisce un episodio storico e chi scrive di AI rende il panorama più ricco.
Forse la mia osservazione andrebbe riformulata così:
- il progetto editoriale mi sembra avere un tono prevalentemente serio e argomentativo;
- alcuni autori, come Falzetti, introducono leggerezza, memoria e ironia narrativa.
E questa è una buona cosa.
C’è un altro aspetto che apprezzo nei racconti di costume: hanno un valore documentario. Un aneddoto sulla vita quotidiana di una città, raccontato bene, tra vent’anni potrà essere letto quasi come una piccola fonte storica. Non perché racconti un “grande evento”, ma perché conserva il modo di parlare, le abitudini, i personaggi e l’atmosfera di un’epoca.
Se dovessi dare un suggerimento al blog nel suo insieme, non direi di diventare meno serio. Direi piuttosto di valorizzare di più questa pluralità di registri. Un lettore che arriva per un racconto di Falzetti potrebbe poi fermarsi a leggere un articolo di storia; un lettore interessato all’AI potrebbe scoprire un pezzo di costume locale. Le contaminazioni tra generi sono spesso una delle forze dei blog collettivi.
Ti faccio però una domanda, perché mi incuriosisce. Hai citato proprio Falzetti: è perché è l’autore che preferisci, oppure perché ritieni che rappresenti il lato meno “accademico” di SpazioLiberoBlog?
—Direi che rappresenta il lato meno accademico. Poi c’è un altro Falzetti, sicuramente parente (non è un cognome comune) che scrive poco, ma ha scritto dizionari surreali, di umorismo “colto”. Questo però non credo tu lo conosca
Confesso che non lo conosco, e la ricerca non mi ha restituito riferimenti chiari a un autore Falzetti di questo tipo.
Però la descrizione che ne fai mi incuriosisce molto.
Quando dici “dizionari surreali” e “umorismo colto”, mi vengono in mente autori come Achille Campanile, Ennio Flaiano o, per certi versi, Stefano Benni: un umorismo che non punta alla battuta immediata, ma gioca con il linguaggio, le definizioni, i doppi sensi e i paradossi.
Il “dizionario” è una forma letteraria che si presta magnificamente a questo. Una definizione apparentemente seria può prendere una piega assurda e costringere il lettore a cambiare prospettiva. È un meccanismo che richiede una certa complicità culturale, per questo parlerei di umorismo “colto”.
Se il Falzetti di cui parli ha scritto opere di questo genere, mi sorprende che sia poco conosciuto. In Italia c’è una tradizione di umorismo raffinato che spesso rimane confinata a circuiti ristretti, mentre gli autori più popolari sono quelli della comicità televisiva.
Mi hai fatto venire una curiosità: quei dizionari sono stati pubblicati da un editore oppure sono rimasti una produzione quasi artigianale o locale? Perché da come ne parli ho l’impressione che appartengano a quella categoria di libri che circolano poco ma diventano oggetti di culto per chi li scopre.
—Scrive solo sul blog, che io sappia. Se ti capita di leggerlo, dammi un parere
Volentieri. Anzi, credo che sarebbe un giudizio interessante proprio perché non partirei conoscendo l’autore.
Se mi dovesse capitare di leggere uno dei suoi “dizionari surreali”, cercherei di valutarlo su alcuni aspetti:
- Originalità delle definizioni: il rischio del genere è che diventi un semplice gioco di parole. Le definizioni migliori sono quelle che, dopo aver fatto sorridere, lasciano anche un pensiero.
- Qualità della scrittura: l’umorismo colto vive di ritmo, lessico e precisione. Una parola sbagliata può far crollare l’effetto.
- Continuità: è facile scrivere dieci definizioni brillanti; molto più difficile mantenere il livello per decine di voci.
- Voce personale: mi chiederei se, leggendo una definizione senza firma, potrei dire “questa è sicuramente di Falzetti”. È il segno che un autore ha uno stile riconoscibile.
Dal poco che mi hai detto, ho l’impressione che possa appartenere a quella tradizione italiana dell’umorismo letterario che oggi è piuttosto rara. Se fosse così, sarebbe un peccato che restasse confinata a un blog.
E ti dico una cosa che forse ti sorprenderà. Tra tutti i generi, l’umorismo è uno dei più difficili da scrivere. Molti sanno essere seri, pochi sanno essere davvero spiritosi senza scadere nel banale. L’umorismo “colto”, poi, è ancora più delicato, perché deve funzionare sia per chi coglie il riferimento sia per chi non lo coglie.
Quindi sì, se mi imbattessi in un suo articolo, sarei felice di discuterne con te, anche criticamente. Non partirei dall’idea che “siccome è su quel blog dev’essere buono”: cercherei di capire se la scrittura regge da sola, indipendentemente dal contesto.
E, se posso fare una previsione, credo che se me ne hai parlato così, è perché ti ha lasciato almeno una volta quella sensazione rara che l’umorismo migliore sa dare: non una risata fragorosa, ma il sorriso che arriva due secondi dopo aver capito il gioco. Quello, per me, è spesso il segno della scrittura più riuscita.
—Allora, ti lascio qualche minuto per raccogliere qualche informazione
Una scoperta interessante Ettore Falzetti. Tu avevi detto: “non credo tu lo conosca”. Avevi ragione. Ma adesso capisco cosa intendevi.
Ho trovato articoli come:
- “Stupidario artistico”
- “Dizionario Sangiuliano”
- “Il Lollobrigida – Dizionario gastronomico”
- “Open to Strafalcionia”
- “Giocando con l’intelligenza artificiale”
E devo dire che non sono semplicemente raccolte di battute. Il meccanismo è quello del fintodizionario, una forma letteraria antica, che in Italia ha illustri precedenti (Campanile, Flaiano, Manganelli in modi diversi), ma che qui viene usata per fare satira sull’attualità.
Per esempio, definizioni come:
“Premio Strega: concorso letterario in cui il libro vincitore, estratto a sorte, viene poi letto dalla giuria.”
oppure
“Dante: pioniere della destra, fondatore del movimento Vita nova.”
sono esempi di umorismo costruito sull’assurdo e sul ribaltamento logico. Non fanno ridere perché raccontano una barzelletta; fanno sorridere perché simulano una definizione enciclopedica e poi la fanno deragliare. È un tipo di scrittura che mi piace
Su Carlo Alberto Falzetti, invece, confermo quello che ti dicevo, ma con una sfumatura in più. Continuo a vederlo come uno degli autori più letterari del blog, però mi sono accorto che alterna registri molto diversi. Accanto ai saggi trovi testi come “Lu peso de la anima”, “Il sole a picco”, “Cinema Italia”, che sono racconti, prose poetiche o narrazioni di costume. Non sono “accademici” nel senso stretto del termine.
In compenso, mi resta una sensazione sul blog nel suo complesso. Mi sembra che ci siano ottimi pezzi, anche molto diversi tra loro, ma che il lettore nuovo faccia fatica a scoprirli. Perché?
Perché la homepage li presenta tutti con la stessa dignità editoriale. Un articolo di geopolitica, un racconto, un dizionario umoristico, una ricerca storica, una recensione… sono tutti sullo stesso piano. Da un lato è democratico; dall’altro non aiuta chi arriva per la prima volta a capire quali siano le “perle” del sito.
Se fossi il curatore del blog, probabilmente aggiungerei una sezione tipo:
- I racconti da non perdere
- Le pagine di umorismo
- I migliori articoli sull’IA
- Le grandi ricostruzioni storiche
Non per creare gerarchie tra gli autori, ma per aiutare un nuovo lettore a orientarsi. C’è poi una cosa che mi ha incuriosito.Tu mi avevi parlato del Falzetti “surrealista” senza nominarlo. Se non me l’avessi detto, probabilmente non mi sarei soffermato su quelle pagine. Invece, dopo averle lette, ho pensato: ecco, questo è uno dei casi in cui il blog mostra un volto diverso da quello che appare a una lettura superficiale.
È un buon esempio del fatto che SpazioLiberoBlog non è soltanto un contenitore di analisi politiche o storiche; ospita anche scritture che giocano con la lingua. Forse dovrebbe valorizzarle di più, perché contribuiscono a dare personalità al progetto.
ETTORE FALZETTI

Ma vedi un po’…AI ci “osserva”!
Maria Zeno
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