Il Belpaese dove il NO suona…

di NICOLA R. PORRO ♦

Questa volta la sorpresa non è nel risultato bensì piuttosto nella inaspettata mobilitazione elettorale dell’opinione pubblica. Non me l’aspettavo e non se l’aspettavano i sondaggisti più accreditati. Il referendum sulla giustizia, invece, ha mobilitato quattordici milioni di elettori dimostrando come la questione non fosse affatto ostica agli elettori. Si può ricavarne l’auspicio che la tanto spesso lamentata disaffezione elettorale degli italiani non rappresenti affatto un processo irreversibile. Più semplicemente, il non voto costituisce per l’elettorato, e in specie per la sua componente più mobile, quella dei giovani, una delle varie modalità di manifestazione del proprio pensiero e dei propri umori politici. Non costituisce insomma una fuga dalle proprie responsabilità civiche bensì si propone come un sensore di dinamiche non sempre lineari. In questa occasione il presunto disamore degli italiani per le urne ha lasciato il posto a una sfida a tutto campo dal nitido profilo sociologico. A mobilitarsi contro la riforma Meloni-Nordio è stata un’opinione pubblica trasversale, con una robusta componente di professionisti e di operatori del diritto (avvocati, giudici, docenti) e di giovani universitari. I dati registrati dalle rilevazioni sul campo consentono anche un’approssimativa analisi sociologica del voto. La percezione di una sfida dall’esito incerto ha contribuito a mobilitare un elettorato non particolarmente “fidelizzato” ideologicamente bensì pragmatico ma desideroso di esprimersi. Difficilmente la sfida fra i poli avrebbe potuto essere più nitida con una leadership di governo arroccata sulla difensiva e una società civile tutt’altro che inerte. Secondo i sondaggisti persino il corollario di polemiche e di accuse che ha infiammato la vigilia del voto avrebbe contribuito ad accendere i riflettori sulla scadenza elettorale e a mobilitare i pigri e gli indecisi. 

A conti fatti la riforma Meloni-Nordio è stata seppellita da quattrodici milioni di voti: quasi il 54% dei votanti e due milioni di voti in più rispetto ai favorevoli. La differenza è tutt’altro che trascurabile, soprattutto in relazione alle previsioni della vigilia. La morfologia territoriale dimostra inoltre come il voto sia stato diffuso. Solo Lombardia, Veneto e Friuli Venezia-Giulia hanno registrato una vittoria contenuta dei favorevoli alla riforma mentre il no vince alla grande nel Sud e nelle Isole. Significativo è anche il profilo demografico che ci consegna un marcato profilo metropolitano del fronte del no. In Campania esso raggiunge il 65.2% ma la percentuale sale al 75,5% a Napoli. Anche la Sicilia vota no al 61% ma Palermo schizza al 68,9%; la Puglia opta per il no al 57,1% ma Bari è al 62,8%. Analogamente la Calabria vota no al 57,2% ma a Catanzaro si raggiunge il 61,5%. In Sardegna il no raggiunge il 59,5% e il 61,2% a Cagliari. Nel Lazio (al 54.6%) Roma arriva al 60.3%. La Toscana è al 58.1 ma Firenze raggiunge il 66.6. Ancora più nitido il quadro emiliano-romagnolo: 57.2% il dato regionale e 68.1 quello del capoluogo Bologna. Nelle Marche siamo al 53.7% ma Ancona raggiunge il 61.5. In Umbria (al 51,7%) Perugia tocca il 55,3%.

Più variegato il quadro del Nord che però non contraddice il profilo prevalentemente urbano-metropolitano del no che in Piemonte raggiunge il 53,5% mentre Torino schizza al 64,8%. In Liguria Genova si attesta al 64% contro il 57% regionale. Interessante è il caso della Lombardia dove il sì prevale con il 53.6% mentre a Milano è il no a prevalere con il 58.3. Diverso il quadro del Veneto, dove il sì prevale a scala regionale con il 58.4% mentre a Venezia è il no a prevalere con il 55,1%. Anche in Friuli Venezia Giulia il sì prevale a livello regionale (54,5%) ma a Trieste il no raggiunge il 53%. A confermare il profilo prevalentemente “urbano” del no sta il del Trentino-Alto Adige dove prevale di poco (50,6%) attestandosi però a Trento al 60,3% e a Bolzano al 53,1%. Nelle regioni più contese come Abruzzo (51,8% di no), Molise (54,7%) e Valle d’Aosta (51,8%) sono ancora i capoluoghi a fare la differenza a favore del no.  In Basilicata il no vince con il 60% sia in regione che nel capoluogo Potenza. In breve sintesi: la riforma trova consenso soprattutto nelle province del Nord e nello stesso Lazio. Nei centri urbani, maggiori, invece, il No è più netto e spesso decisivo nel definire il risultato politico del referendum.

NICOLA R. PORRO