Crimini di guerra

di ANNA LUISA CONTU ♦

Il 16 marzo 1968 avvenne il massacro, nel villaggio di My Lai, di 504 civili inermi, soprattutto anziani, donne e bambini durante la guerra del Vietnam da parte di soldati statunitensi agli ordini del tenente W Calley. La strage é considerata  uno dei peggiori crimini di guerra ed ebbe un impatto fortissimo nell’opinione pubblica americana e internazionale. All’inizio ci fu un tentativo di cover up da parte dei comandi USA. La strage venne portata alla luce l’anno seguente nel 1969 grazie alle inchieste giornalistiche e  alle denunce di testimoni, soldati dello stesso esercito USA. 

Al processo il tenente Calley dichiaró di aver ricevuto l’ordine di “distruggere  tutto quello che cammina, striscia, o ringhia”  e di colpire i civili. Nessun superiore pagó per la strage. 

Nonostante l’opinione pubblica americana fosse fortemente polarizzata e divisa sul conflitto ( all’apice del conflitto gli americani avevano in Vietnam più di 500.000 uomini), si vide nella strage il simbolo di una guerra ingiusta e razzista, la disumanizzazione dei soldati imbottiti di droga e di odio per l’ideologia comunista e per un popolo considerato inferiore.

Eppure furono personale dell’esercito statunitense, testimoni, giornalisti coraggiosi che pubblicarono le foto, che testimoniarono del massacro e degli stupri sui bambini. La coscienza umana  non era ancora del tutto obnubilata. 

Nel mondo ci fu indignazione e ci furono proteste. La mia generazione fu parte di quel grande movimento.  

Questo episodio di una guerra lontana mi é tornato in mente ragionando sulla strage delle 168 bambine in una scuola di Minab nel sud dell’Iran. Nell’ attacco a Gaza e nell’attacco all’Iran da parte israeloamericana  i civili sono il target, sono il colpisci e terrorizza che é diventata la guerra moderna. 

Soldati che volano a diecimila metri di altezza colpiscono e uccidono e non si sentono responsabili, se fanno cadere bombe sugli ospedali, sui dissalatori dell’acqua, sui depositi di carburante che incendiano e avvelenano l’aria . 

Tanto c’é un comandante in capo che li assolve e dà la colpa al paese colpito. Neanche l’opinione pubblica mondiale ha da dire, totalmente afasica come lo é stata sulla distruzione di Gaza , accusando chi nel mondo protestava di antisemitismo.  

Israele e Stati Uniti aggrediscono un paese sovrano, L’Iran, al di fuori di ogni diritto internazionale, mentre sono in corso  trattative. Non si vuole trovare una soluzione per le divergenze, Israele ha i suoi obiettivi, l’eliminazione totale del regime degli ayatollah, Trump cambia obiettivo in continuazione.  

Quello che vuole è dimostrare la forza, la potenza, la capacità del proprio apparato militare. Sono un’invincibile Armada. Non esiste diritto internazionale, il limite è la coscienza dell’imperatore del mondo. I rapporti fra gli Stati sono diventati privati, l’Onu umiliato e reso superfluo, sostituito da un “ board” che obbedisce  a colui che si é proclamato “amministratore delegato”a vita . 

Lo stesso linguaggio è degradato a tal punto che non si ha remore a spingerlo oltre l’estremismo. In una intervista alla CNN Trump riferito agli iraniani dice : “ li stiamo massacrando”. Mentre i jet americani e israeliani bombardano l’Iran e il Libano la macarena accompagna le immagini di distruzione e morte sulle tv che il vescovo di Chicago  definisce “disgustose”. 

C’é ancora qualcuno che lo candiderebbe al Nobel per la pace, invece di accusarlo davanti al tribunale dell’Aia. La comunicazione aggressiva e iperbolica di Trump é rivolta alla sua base, alla retorica del “ C’é un nuovo sceriffo in città “, alla determinazione che vorrebbe esprimere mentre per molti analisti è sotto ricatto di Israele e la sua strategia nebulosa e variabile. 

Sono più che certa che Trump non abbia mai letto “ Storia del declino e caduta dell’impero romano” di E. Gibbon e di quell’imperatore, Valeriano, sconfitto e fatto prigioniero durante una spedizione contro la Persia. E prima di lui la sconfitta e la morte del triumviro Marco Licinio Crasso, l’uomo più ricco di Roma ,sempre in una spedizione contro i Parti.

ANNA LUISA CONTU