QUALCHE IDEA E QUALCHE PROPOSTA PER LA CULTURA A CIVITAVECCHIA
di Fabrizio Barbaranelli e Gino Saladini
La cultura non è un ornamento, né un lusso per pochi. È il tessuto connettivo di una comunità, il luogo dove si formano le coscienze critiche, si custodisce la memoria e si progetta il futuro.
A Civitavecchia questa consapevolezza è da tempo diffusa, ma troppo spesso si è tradotta in iniziative frammentate, prive di un disegno organico e di una visione di lungo periodo.
La città sta vivendo una fase complessa della sua storia. Il rapporto con il porto, le grandi infrastrutture, le trasformazioni sociali e urbane richiedono una riflessione culturale profonda, che deve necessariamente uscire dalla logica emergenziale. Servono progetti, strategia, capacità di guardare lontano. La cultura deve accompagnare questi processi, contribuendo ad orientarli e a farli diventare patrimonio collettivo.
È con questa convinzione che abbiamo pensato di raccogliere e mettere a sistema alcune idee da tempo circolanti negli ambienti cittadini che si occupano di cultura. Queste note (o, se si preferisce, questi appunti) nascono dal desiderio di proporre alcuni obiettivi per dare alla città e alle sue istituzioni un contributo, naturalmente aperto ad arricchimenti ed approfondimenti.
L’obiettivo che ci proponiamo è ambizioso ma necessario: contribuire all’avvio di un processo partecipato che porti alla definizione condivisa di una strategia culturale per Civitavecchia. Un percorso che coinvolga in primo luogo l’Assessorato alla Cultura, ma con esso il vasto mondo associativo, gli istituti scolastici, le realtà imprenditoriali e i cittadini che, a vario titolo, investono energie e passione in questo campo.
Le proposte che seguono non hanno certo pretesa di esaustività; si tratta di alcuni obiettivi ritenuti prioritari. Li sottoponiamo alla città perché possano essere discussi, integrati, con altri contributi.
Il metodo che proponiamo è già parte del merito: solo attraverso un lavoro comune potremo dotarci degli strumenti adatti a sostenere la crescita civile e culturale della nostra comunità.
- LA CONSULTA CULTURALE: UN LUOGO PERMANENTE DI CONFRONTO E PROGETTAZIONE
Uno dei problemi strutturali della vita culturale civitavecchiese è la frammentazione. Le energie sono tante, spesso di qualità, ma operano in modo separato. Manca un luogo fisico e istituzionale dove incontrarsi periodicamente per discutere, confrontarsi e progettare insieme.
Proponiamo per questo la costituzione di una Consulta permanente della Cultura. Un organismo composto dai rappresentanti delle associazioni culturali, degli istituti scolastici, dei soggetti pubblici e privati che si occupano del settore e di singoli cittadini impegnati nelle attività culturali. Non un organo burocratico, ma un laboratorio di idee e un tavolo di lavoro stabile.
L’obiettivo è quello di:
- Discutere le esigenze, le criticità e le proposte che emergono dal mondo culturale cittadino.
- Analizzare la fruibilità degli spazi esistenti e proporre soluzioni per il loro migliore utilizzo.
- Promuovere forme di cooperazione, collaborazione e progettazione condivisa tra i diversi attori culturali.
- Elaborare proposte da sottoporre all’Amministrazione, diventandone un interlocutore qualificato e riconosciuto.
- Promuovere iniziative di alto profilo identitario per la città, intorno a cui raccogliere le sue migliori energie.
Esperienze analoghe in altre città italiane (pensiamo a Modena, Bergamo e a tante realtà anche medie e piccole) hanno dimostrato che la Consulta non è un doppione burocratico, ma uno strumento efficace per fare sintesi, evitare dispersioni di energie e costruire una programmazione condivisa che dia stabilità e continuità all’azione culturale, divenendo un costante riferimento per l’Amministrazione comunale.
- LA MAPPA DEGLI SPAZI: CONOSCERE PER PROGRAMMARE
A Civitavecchia esistono vari spazi potenzialmente utilizzabili per attività culturali: il Teatro Traiano e la Cittadella della Musica, le sale comunali, gli spazi teatrali gestiti da associazioni, gli spazi scolastici, i locali parrocchiali, le piazze, i giardini, le aree archeologiche. Ma non esiste una conoscenza precisa e sistematica di queste risorse. Spesso si scopre per caso l’esistenza di un luogo che potrebbe essere prezioso per un’iniziativa, o ci si scontra con difficoltà burocratiche per l’utilizzo di spazi pubblici.
Sarebbe utile l’elaborazione di una mappa completa e dinamica degli spazi culturali cittadini, che individui:
- Gli spazi pubblici: gli immobili di proprietà comunale o di altri enti pubblici che possono essere utilizzati, con indicazione delle modalità di concessione, dei costi e dei referenti.
- Gli spazi privati: locali e strutture di proprietà privata che i proprietari sono propensi a mettere a disposizione per iniziative culturali, a titolo gratuito o oneroso.
- Gli spazi aperti: piazze, giardini, parchi, aree archeologiche, lungomare, che possono ospitare spettacoli, concerti e mostre all’aperto.
- Spazi in disuso o da recuperare: che potrebbero essere oggetto di progetti di riqualificazione a fini culturali.
Bisogna conoscere gli spazi per poter programmare. Significa sapere cosa c’è, cosa manca, cosa si può utilizzare subito e cosa va recuperato. Significa mettere in relazione domanda e offerta di luoghi per la cultura, ottimizzando le risorse esistenti.
- IL FORTE MICHELANGELO: UN’OCCASIONE STORICA PER LA CITTÀ
Tra gli spazi più importanti, il Forte Michelangelo merita un discorso a parte. Questa imponente architettura militare, incastonata nel tessuto urbano e posta come cerniera strategica tra il porto e il centro città, rappresenta un’opportunità storica e un unicum nel suo genere. Non si tratta solo di recuperare un monumento, ma di restituire alla collettività uno spazio di straordinarie potenzialità, capace di diventare il biglietto da visita della città e un polo culturale di livello regionale e nazionale.
Il Forte può diventare un organismo vivo e pulsante, un luogo simbolo di una città che smette di subire le trasformazioni e decide di governarle, riappropriandosi del suo rapporto con il porto e con la propria storia. Può essere lo spazio dove l’identità locale si confronta con le culture del Mediterraneo, dove i giovani trovano spazi di espressione e dove il turismo culturale trova una meta di qualità. La sua posizione favorevole gli permetterebbe di ospitare eventi, iniziative e mostre sia negli spazi interni che all’esterno, divenendo un luogo da vivere anche quotidianamente.
È una sfida difficile e complessa, ma va raccolta con coraggio, inserendo l’acquisizione e la valorizzazione del Forte Michelangelo tra le priorità assolute dell’agenda politica e amministrativa cittadina.
- IL TEATRO TRAIANO E LA CITTADELLA DELLA MUSICA: DA CONTENITORI A CENTRI CULTURALI
Civitavecchia dispone di due importanti strutture: il Teatro Traiano e la Cittadella della Musica. Sono risorse preziose, ma rischiano di essere vissute solo come contenitori, senza un’identità culturale forte e riconoscibile.
Serve un lavoro collettivo per farne veri e propri centri culturali polivalenti, dotati di una propria anima e di una progettualità stabile. Un centro culturale non è solo un luogo dove si svolgono eventi, ma un soggetto attivo che promuove cultura, produce iniziative, dialoga con il territorio, forma il pubblico, scopre e valorizza i talenti.
Per questo occorre una direzione artistica e organizzativa che garantisca continuità, coerenza e qualità alla programmazione, permettendo di costruire un rapporto duraturo con il pubblico che impari a riconoscere e frequentare quel luogo. Il Teatro e la Cittadella devono essere punti di riferimento per le energie culturali cittadine, luoghi di aggregazione, sperimentazione e produzione.
- LA BIBLIOTECA DI CIVITAVECCHIA: CUSTODIRE LA MEMORIA LOCALE
Civitavecchia ha una storia antica e complessa e una produzione culturale che merita di essere conosciuta e valorizzata. Scritti sulla città, memorie di viaggiatori, studi storici, opere letterarie di autori locali, poesie, saggi, riviste: un patrimonio disperso, spesso difficile da reperire, che rischia di andare perduto.
Proponiamo l’istituzione, all’interno di uno spazio pubblico adeguato, di una sezione speciale denominata “Biblioteca di Civitavecchia“, dedicata esclusivamente alla raccolta e conservazione di tutto ciò che riguarda la città.
Un luogo fisico, con scaffali aperti alla consultazione, ma anche un catalogo digitale accessibile online. Uno spazio vivo che dovrebbe contenere tutti i libri, i saggi e gli articoli che hanno per oggetto la città di Civitavecchia; le opere (narrative, poetiche, saggistiche, teatrali) di autori nati o residenti in città; le tesi di laurea che riguardano Civitavecchia; le riviste e i giornali locali; materiali audiovisivi, fotografie e documenti che raccontano la città.
Si potrebbe contribuire alla sua realizzazione lanciando un appello alla cittadinanza perché doni copie delle proprie opere o dei materiali in suo possesso, acquistando sistematicamente le pubblicazioni che riguardano la città e coinvolgendo le scuole in progetti di ricerca e catalogazione. La Biblioteca di Civitavecchia sarebbe un atto concreto di amore per la città e per la sua memoria, un lascito prezioso per le generazioni future.
- FRUIBILITÀ DEGLI SPAZI PUBBLICI E LIBERA VENDITA DEI LIBRI
Un piccolo grande problema che da anni affligge chi organizza presentazioni di libri a Civitavecchia è il divieto di vendita dei volumi durante gli eventi, quando questi si svolgono in spazi pubblici. Una norma che produce l’assurdo per cui un autore presenta il suo libro, ma chi lo ascolta non può acquistarlo sul momento, magari facendoselo dedicare.
Sarebbe necessario un intervento normativo per superare definitivamente questo limite. La presentazione di un libro è un evento culturale completo. La possibilità di acquistare il volume è parte integrante dell’esperienza, non un accessorio commerciale e favorisce l’incontro tra autore e lettore stimolando la lettura.
Il divieto attuale è anacronistico e controproducente. Spinge gli organizzatori a trovare soluzioni di fortuna (accordi con librerie vicine, vendita “informale”) che mortificano l’evento e creano confusione. Sembra una questione di poco rilievo, ma è significativa di un approccio generale: la cultura va favorita, non ostacolata. Rimuovere piccoli ostacoli può fare una grande differenza per la vivacità culturale della città.
- SOSTEGNO ECONOMICO SELETTIVO E PROGRAMMATICO
Le risorse pubbliche destinate alla cultura sono scarse e vanno aumentate e soprattutto utilizzate nel migliore dei modi. Il criterio troppo spesso seguito è stato quello del “contributo a pioggia”, con l’effetto di disperdere le poche risorse disponibili in tanti piccoli rivoli, senza riuscire a sostenere progetti di respiro più ampio.
Sarebbe utile riflettere su un cambiamento di prospettiva: un sistema di sostegno selettivo e programmatico. I contributi vanno assegnati sulla base di criteri chiari e trasparenti, che premiano la qualità, la rilevanza e l’impatto sul territorio. Questo significa bandi con valutazione di progetti da parte di commissioni di esperti, per premiare la qualità e sollecitare le aggregazioni. Non una logica assistenziale, quindi, anche se non si può ignorare che esistono realtà minori bisognose di sostegni anche modesti, che vanno considerate e sostenute nel quadro di un impegno finanziario maggiore. Un sostegno più mirato e consapevole può moltiplicare l’efficacia delle poche risorse disponibili, stimolando la progettazione di qualità e la crescita complessiva del sistema culturale cittadino.
Sarebbe particolarmente utile sollecitare il sostegno delle attività imprenditoriali alla cultura, promuovendo una vera e propria campagna di sensibilizzazione.
L’obiettivo è far comprendere alle realtà economiche legate al territorio che la cultura può rappresentare un importante volano per una crescita complessiva e integrata della società cittadina.
- FAVORIRE LA COOPERAZIONE TRA ASSOCIAZIONI
L’ultima proposta riguarda il metodo. Troppo spesso le associazioni culturali operano in modo isolato, quando non in competizione tra loro. È comprensibile: ognuna ha la sua storia, i suoi obiettivi, le sue modalità di lavoro. Ma è anche un limite, perché i problemi sono spesso comuni e le soluzioni potrebbero essere trovate insieme.
L’Amministrazione può svolgere un ruolo fondamentale nel favorire e sostenere la cooperazione tra i soggetti culturali, anche prevedendo bandi specifici per progetti in partnership. Destinare una parte dei contributi a progetti presentati da reti di associazioni o da soggetti che collaborano tra loro incentiverebbe la messa in comune di idee, competenze e risorse. La cooperazione non si impone dall’alto, ma si può favorire creando le condizioni perché nasca spontaneamente. L’Amministrazione può essere un facilitatore, un catalizzatore di energie che già ci sono e che forse aspettano solo di incontrarsi.
CONCLUSIONE: UNA SFIDA COLLETTIVA
Queste proposte non sono un programma definito; sono un contributo, un invito a discutere, un passo di un percorso che vorremmo fosse il più possibile aperto e partecipato. Affrontano temi già maturi in città, già patrimonio collettivo. La riflessione ed il dibattito che auspichiamo potranno arricchire il panorama, senza velleitarismi, ma con la consapevolezza che si tratta di percorsi difficili.
Sappiamo bene che realizzare anche solo una parte di queste idee richiederà tempo, risorse, impegno e dovrà superare non poche difficoltà, spesso anche burocratiche. Ma crediamo che Civitavecchia abbia le energie, le intelligenze e le passioni per provarci.
Abbiamo omesso di citare iniziative specifiche, alcune pensate, altre in gestazione, altre ancora già vive e presenti ma di cui va aiutata la crescita perché tutto ciò potrà essere oggetto di approfondimenti nella Consulta la cui realizzazione non ha bisogno di tempi lunghi.
Bisogna avere la consapevolezza che la cultura non è un costo, è un investimento.
Investire in cultura significa investire nella qualità della vita, nella coesione sociale, nell’attrattività della città, nella formazione dei giovani e nella capacità di guardare al futuro con occhi aperti e critici.
Per questo lanciamo un appello:
- all’Assessorato alla Cultura, perché raccolga queste sollecitazioni e le metta al centro del suo lavoro, dichiarando sin d’ora la nostra disponibilità a collaborare;
- alle associazioni culturali, perché si confrontino, si parlino e cerchino di superare frammentazioni e particolarismi;
- agli Enti impegnati sul fronte culturale e ai cittadini,
perché facciano sentire la loro voce, le loro idee e le loro proposte.
Il futuro culturale di Civitavecchia si costruisce insieme, giorno dopo giorno, con pazienza e passione.
Fabrizio Barbaranelli Gino Saladini
Progetto ottimo
aggiungerei cultura come motore di rigenerazione nel processo di rigenerazione del tessuto urbano
ed anche il contributo che dovrebbero dare le “ imprese “ culturali della citta
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“La cultura non è un ornamento, né un lusso per pochi. È il tessuto connettivo di una comunità, il luogo dove si formano le coscienze critiche, si custodisce la memoria e si progetta il futuro.” Non si può non essere d’accordo con l’incipit dell’appello. Come, credo, non si può che essere d’accordo sull’utilità di uno strumento ( consulta? forse ci vorrebbe una formula più adeguata ai tempi) che veda protagonista chi si occupa attivamente della cultura in questa città. Anche le riflessioni sugli spazi, i regolamenti e il resto mi vedono sostanzialmente d’accordo. Intravedo solamente alcuni rischi che, forse, possiamo provare ad evitare, riflettendoci insieme. Il principale è che la consulta ( o come si chiamerà ) diventi un luogo ove si consolidino posizioni di privilegio che già esistono nella nostra città , finendo per escludere esperienze e personalità “non conformi”. Una seconda riflessione riguarda i giovani, che attualmente hanno grande difficoltà ad essere “ammessi” a spazi, contributi, finanziamenti. Ecco , questo, a mio avviso, è un obiettivo prioritario per un organismo come quello che si sta proponendo. Aggiungo una terza riflessione. Sarebbe importante se la consulta riuscisse a far nascere una autentica comunità culturale, in grado di intrecciare esperienze, partecipare alle iniziative altrui in modo reciproco, unire linguaggi e sperimentare progetti inediti. C’è una cosa che voglio sottolineare. Da tempo sostengo, nel mio piccolo, (l’ho fatto più volte con interventi pubblici e sulla stampa) quanto sia INDISPENSABILE che il Traiano e la Cittadella abbiano una direzione artistica a tempo pieno. Negli anni in cui queste figure ci sono state abbiamo visto sicuramente gli effetti positivi nella quantità e qualità delle proposte artistiche di questi due spazi che – attualmente – navigano a velocità di crociera. Quindi sottoscrivo l’appello e proverò, se possibile, a dare il mio modesto contributo per rendere questa iniziativa efficace, giusta e adeguata ai nostri tempi. Roberto Fiorentini
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Sottoscrivo convintamente l’appello lanciato da Fabrizio e Gino per costruire un percorso partecipato che rappresenti un salto di qualità e una vera e propria svolta sul modo di fare cultura nella nostra città.
Nella mia totale condivisione dell’appello, vorrei invitare a riflettere sul capitolo dedicato alla cooperazione fra associazioni. In qualità di presidente della neonata associazione Alda Merini, sto toccando con mano quanto la necessità di coniugare progetti ambiziosi, che partono da profonde riflessioni sui problemi del territorio e che realmente incidano sul tessuto non solo culturale, ma anche sociale della città, richieda notevoli risorse sia umane che economiche.
L’autoisolamento e a volte addirittura la competizione fra associazioni, il coltivare il proprio orticello generano iniziative minimaliste, le quali, nella migliore delle ipotesi come dicono Fabrizio e Gino sono “prive di un disegno organico e di una visione di lungo periodo”, quindi non idonei ad una vera crescita culturale della città. Quindi il primo e irrinunciabile traguardo da perseguire è la rete associativa (chiamiamola come ci pare) solo cooperando e condividendo gli obiettivi si può fare quel salto di qualità lucidamente auspicato da Fabrizio e Gino.
Noi ci siamo.
Enrico Iengo
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Un contributo importante che mi auguro agisca come stimolo alla riflessione e all’azione. Grazie.
Nicola Porro
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Ho letto con grande interesse questa proposta, che condivido nello spirito e nell’impostazione. L’idea di considerare la cultura non come semplice programmazione di eventi, ma come infrastruttura civile e fattore identitario stabile, mi sembra un passaggio decisivo per Civitavecchia.
Se posso aggiungere un contributo dal mio ambito di studio – diritto e pratica della cybersicurezza, intelligenza artificiale e analisi strategica – credo che oggi una politica culturale realmente innovativa debba integrare anche la dimensione digitale e tecnologica.
In particolare, vedrei tre possibili direttrici di sviluppo coerenti con l’impianto della proposta:
Digitalizzazione sicura del patrimonio culturale cittadino
Archivi, memoria portuale, documentazione storica, patrimonio fotografico potrebbero essere oggetto di un programma strutturato di digitalizzazione, accompagnato però da adeguate misure di cybersecurity. La tutela dei dati culturali è oggi parte integrante della tutela del patrimonio.
Un laboratorio permanente su Cultura, AI e Innovazione territoriale
Civitavecchia potrebbe candidarsi a diventare una piccola “città pilota” per l’uso dell’intelligenza artificiale nella valorizzazione culturale: musei digitali interattivi, ricostruzioni storiche immersive, strumenti intelligenti per la fruizione turistica.
Questo consentirebbe di attrarre giovani competenze e di collegare cultura, università e sviluppo economico.
Cultura come resilienza civica
In un’epoca di disinformazione e conflitti narrativi, la cultura locale non è solo identità, ma anche sicurezza. Promuovere consapevolezza digitale, educazione alla sicurezza informativa e analisi critica delle fonti può diventare parte integrante di una politica culturale moderna.
Progetti di questo tipo potrebbero, tra l’altro, intercettare finanziamenti europei su innovazione culturale, digitalizzazione e resilienza urbana, creando una sinergia virtuosa tra istituzioni locali, università e realtà associative.
La proposta pubblicata ha il merito di aprire un orizzonte. Forse il passo ulteriore potrebbe essere proprio questo: coniugare memoria e futuro, identità e tecnologia, cultura e strategia. Sono certo che un confronto pubblico su questi temi potrebbe rappresentare un primo passo concreto.
In questa prospettiva, potrebbe essere utile anche una riflessione sulla struttura organizzativa del Blog. Se evolvesse in Ente del Terzo Settore (ETS) – cioè in un’associazione formalmente costituita, con statuto conforme al Codice del Terzo Settore e iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) – potrebbe accedere direttamente a una serie di finanziamenti pubblici oggi preclusi ai soggetti informali.
In particolare, l’iscrizione al RUNTS consentirebbe di partecipare a:
La trasformazione in ETS non snaturerebbe l’identità del Blog, ma gli conferirebbe uno strumento giuridico idoneo a intercettare risorse e a tradurre le idee in progetti finanziabili e strutturati. Potrebbe essere un passaggio strategico per passare dalla proposta culturale alla capacità realizzativa.
Paolo Poletti
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Proposte per una Cultura che sia Lavoro e Visione a Civitavecchia
“Aderisco volentieri all’appello di Fabrizio Barbaranelli e Gino Saladini. Il loro documento ha il merito di rimettere al centro il pensiero critico ma la storia della nostra città insegna che tra il dire e il fare c’è di mezzo la Burocrazia usata come arma o la Politica usata per il facile consenso. Tuttavia, proprio perché la cultura non è un ‘lusso “ ma anche un agente di sviluppo e di coesione sociale, dobbiamo avere il coraggio di analizzare perché:
— negli ultimi trent’anni, proposte simili siano rimaste chiuse nei cassetti.
— non nascono o si sviluppano imprese culturali (cooperative sociali,-fondazioni di comunità per progetti culturali o sociali,)
–si sviluppa invece un micro associazionismo condannato ad un nanismo centrato sulla enfasi della realizzazione personale piuttosto che il valore dell’agire collettivo in tal modo non lascia tracce permanenti
–non agiscono le reti nazionali dell’associazionismo (ACLI,ARCI, LEGAMBIENTE,ecc.) capaci di creare sinergie
La mia adesione vuole essere un invito a integrare l’appello con alcuni punti imprescindibili:
1. Consulta: Dai salotti al potere di indirizzo
La Consulta non può essere l’ennesimo organismo che l’Assessore di turno consulta a suo piacimento. Per funzionare, deve avere un potere di co-progettazione sui bandi. Se il Comune continua a gestire i fondi in modo ‘diretto’ e ‘politico’, la Consulta resterà un guscio vuoto. La Consulta,resa permanente , definisca i criteri tecnici di valutazione dei progetti, sottraendoli alla discrezionalità politica.
2. Basta “Mancette”: Premiare le Reti e l’Impresa Culturale
Il micro-associazionismo è figlio di una politica che ha cercato il consenso distribuendo contributi modesti e a tanti soggetti. Questo sistema ha condannato le nostre realtà al nanismo. I finanziamenti pubblici devono premiare esclusivamente i partenariati forti capaci di proporre e realizzare progetti stabili e qualificanti. Bisogna incentivare la nascita di Cooperative Culturali e Sociali locali che escano dalla logica del volontariato per diventare imprese capaci di gestire spazi e creare occupazione stabile.
3. I “Grandi Enti” e la responsabilità territoriale È ora di chiedere ai grandi attori industriali del territorio (Porto, Enel, Compagnie di Crociere,ecc.) di smettere di finanziare la ‘politica’ o i grandi eventi estivi ‘mordi e fuggi. Si crei un Fondo Etico per la Cultura alimentato da questi soggetti, ma gestito in modo trasparente per progetti triennali magari per il recupero delle periferie e dei beni comuni.
4. Stop all’esportazione di talenti e all’importazione di servizi
Civitavecchia non deve essere più una ‘provincia passiva’ che esporta eccellenze a Roma e importa appalti da fuori. Dobbiamo pretendere clausole di territorialità nei grandi servizi culturali, favorendo la formazione e l’impiego di maestranze e artisti locali, per evitare che le risorse economiche escano dalla città senza lasciare traccia nel tessuto sociale.
Accetto la sfida di Fabrizio e Gino, ma ritengo che la riflessione parta da qui: dalla trasformazione della cultura da ‘evento’ a ‘economia civile’. Solo così passeremo dalle buone intenzioni alla vera rinascita di Civitavecchia.”
Roberto Sanzolini
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