1699, in vista della Martinica

di ANDREA BARBARANELLI

La banalità dell’evidenza: il veliero inchiodato per tre settimane nello stesso punto, benché il vento gonfi le vele, pieghi gli alberi e faccia cigolare il fasciame; i cadaveri degli schiavi trovati privi del cuore, con sorpresa dell’incredulo medico di bordo; la strega, accusata di aver mangiato quei cuori, legata al cannone e insensibile alle frustate. Tutto ciò ho visto con i miei occhi, e tutto l’equipaggio della mia nave l’ha visto insieme a me.
L’evidenza va contro il buon senso, che ci dice che nessuna nave resta ferma quando il vento soffia e che nessuno, neanche una strega, può mangiare il cuore di un uomo senza aprirgli il petto. Ma l’evidenza non è prova di verità. I corpi non sono come ci appaiono. Forse i corpi non hanno nulla a che vedere con ciò che il buon senso considera evidente. Forse in questo momento in cui sono qui, nella mia cabina, mentre sfoglio il secondo tomo del Dizionario del mio amico Pierre Bayle, mi trovo anche nel Serraglio di Costantinopoli, in un bosco in Canada, in una casa in Giappone, o a Rotterdam, su una banchina del porto. Non è infatti incredibile che nell’Universo ci sia una sola creatura moltiplicata all’infinito.

ANDREA BARBARANELLI