1699, in vista della Martinica
di ANDREA BARBARANELLI ♦
La banalità dell’evidenza: il veliero inchiodato per tre settimane nello stesso punto, benché il vento gonfi le vele, pieghi gli alberi e faccia cigolare il fasciame; i cadaveri degli schiavi trovati privi del cuore, con sorpresa dell’incredulo medico di bordo; la strega, accusata di aver mangiato quei cuori, legata al cannone e insensibile alle frustate. Tutto ciò ho visto con i miei occhi, e tutto l’equipaggio della mia nave l’ha visto insieme a me.
L’evidenza va contro il buon senso, che ci dice che nessuna nave resta ferma quando il vento soffia e che nessuno, neanche una strega, può mangiare il cuore di un uomo senza aprirgli il petto. Ma l’evidenza non è prova di verità. I corpi non sono come ci appaiono. Forse i corpi non hanno nulla a che vedere con ciò che il buon senso considera evidente. Forse in questo momento in cui sono qui, nella mia cabina, mentre sfoglio il secondo tomo del Dizionario del mio amico Pierre Bayle, mi trovo anche nel Serraglio di Costantinopoli, in un bosco in Canada, in una casa in Giappone, o a Rotterdam, su una banchina del porto. Non è infatti incredibile che nell’Universo ci sia una sola creatura moltiplicata all’infinito.
ANDREA BARBARANELLI

Ahh, il tema del doppio visto all’inverso! Era forse Leibniz che diceva chenon possono esistere due esseri identici in natura? O forse il contrario?
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Quasi trent’anni fa, caro Andrea, mi ritrovai a recitare, fra le mura parlanti dell’allora Infermeria presidiaria, un racconto di Borges che finiva così: ” vidi l’Aleph, da tutti i punti, vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo“.
Ecco, il tuo breve racconto mi ha risvegliato il ricordo.
Ettore
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