L’OMBRA
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
All’ora che il sole sale a picco tu mi notasti.
E mi notasti per la mia assenza.
Che lesta m’ero rintanata nel corpo e tu, di colpo, rammentasti altri epoche.
Ricordi? Era quello il tempo nel quale mi si vedeva. Assieme ai tuoi compagni di gioco, giocavate a nascondermi gettandomi sopra sassolini, tentavate invano di acciuffarmi, ideavate perfino di recidermi tagliandomi dal corpo.
Lasciate, lasciatemi stare- gridavo– Io ti appartengo, per sempre, finchè sarai in vita.
Ma tu mi ignorasti col passar del tempo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, affaccendato, irretito, aggravato. L’affanno della vita era il tuo recinto ed io non potevo entrare, ero solo ovvietà.
Eppure se io fossi venuta via, tutto per te si sarebbe fermato. Avrei posto fine alla tua miseria.
Ma io desidero ancora che il tuo corpo mi nasconda. Ancor più ora, che il ricordo ti ha investito.
Ho camminato sempre al tuo fianco quando la luce lo permetteva.
Come puoi ignorarmi? In questa vita siamo due a contare, tu le tue ore, io le mie, che sono le tue contate con spirito di verità.
Sono il tuo “doppio”seminascosto che sgorga multiforme.
Sono l’eidolon che viene a te nel silenzio d’ un sogno, che sovente ti annuncia il futuro e ti rimprovera il passato.
Sono l’eidolon che t’appare nel riflesso inquietante dello specchio del mattino.
Sono l’eidolon , quell’ego alter che ti ribolle dentro, invidia, astio, indifferenza, tedio.
Sono l’eidolon che può condurti nel profondo dove sgorga una fonte perenne che non t’appartiene ma che è in te.
Sono l’eidolon che la luce permette ma non vede e che in questa forma ti sta al momento parlando.
Non puoi sfasciare il mio cuore, non puoi rovesciarmi addosso il tuo rancore, non puoi spezzare il nodo che ci avvinghia. Avverto il corruccio nella tua fronte:
tu sei due!
Sono io angelo custode o genio malvagio?
Io posseggo tutti i poteri del super-io, io posseggo tutti i poteri del sé profondo. Io posseggo la custodia del tuo grumo imperdonabile, io posseggo la purezza delle tue speranze.
Senza il riconoscimento della tua ombra continuerai a gettare sugli altri la tenebra che t’appartiene.
Senza il riconoscimento della tua ombra ti priverai della fiamma d’amor viva.
O tu vivente in me, soli avvinghiati in questa avventura di vita, rispondimi, non ignorarmi, ora che ti sei accorto nuovamente di me. Non vagheggiare furtivamente ma inerpicati per il sentiero scosceso. Accoglimi per quella che sono: tu sei ciò che io sono! Non la maschera con la quale gli altri ti conoscono. Dietro ogni persona ci sono io: chi è il vero? La persona o il suo animo?
Al tuo risveglio, domani, accostati allo specchio e fissami, dietro quel languore, io sono.
Illumina di luce il tuo corpo, fissa lo sguardo a terra, lì distesa io sono.
Al calar della lunga notte nel sogno, io sono.
Dovrò ancora vagare nel deserto della tua indifferenza? Vorrei poter parlare ed ottenere risposta. Presto il tuo corpo non farà più ombra. Affretta il passo.
Quanti anelano a garantirmi la miglior forma di sopravvivenza?
Ameresti sapere cosa sarà di me quando tu più non sarai? Non chiedermelo, non avrai risposta!
Ti basti il verso del poeta,
sogno di un ombra è l’uomo. (Σκιᾶς ο͗́ναρ α͗́νϑρωπος)
CARLO ALBERTO FALZETTI

Sogno, ombra, idolo… Tentativi letterari e filosofici di afferrare nominandola La cosa,goffe perlustrazione in interiore homine per identificare la sostanza evanescente (ossimoro inconcludente) che ci inabita come desiderio, pulsione, ipercompensazione alla paura del vuoto oscuro, del buio indicibile che ci guarda. E ci doppiamo che tu poetica ente ci ricordi in due parti inconciliabili nella speranza che…. Ci accontentiamo nel frattempo di un’ombra, del grigio fumo di un ectoplasma che ci fa trasalire Che crediamo si possa altrimenti percepire.. Carlo carissimo ci fai dibattere (sia in senso vero che figurato) tra senso di finitezza e percezione di vanità…. Ma ogni tua parola distillata amore per la vita. Perciò ancora una volta grazie! ❤️
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L’ombra, la nostra traccia nel mondo, ci segue e come un’ospite inquieta ci interroga sulla nostra parte nascosta. Dante è vivo nei regni dei morti e come tale le anime lo riconoscono dall’ombra, il discrimine sottile ed afasico fra essere e non essere.
Grazie, Carlo
Maria Zeno
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La ” prepotenza” dei MAGA é l’ingiuria che noi dovremmo subire, nella loro falsa affermazione di essere i custodi della cultura occidentale, é l’ingiuria dell’ultra conservatorismo cattolico che in USA, e in Italia, ha tramato contro Papa Bergoglio, portatore di pace e di unità, anche per la Striscia di Gaza.
Anche per questi motivi ho apprezzato l’articolo di Carlo Alberto, complesso, nel suo tentativo, riuscito, di individuare e delineare alcuni fondamenti della nostra cultura; un filo, la cultura, che si svolge e si riavvolge, a partire da Pindaro, e poi Leopardi, fino alla completa crisi dell’episteme con Jung. Parlare di “crisi” non significa fine della cultura, la cultura,” dalle nostre parti ” ( e specifico che non intendo suprematismo, né colonialismo) nasce con la dualità: lo spirito apollineo e lo spirito dionisiaco, così come l’Io cosciente e l’Ombra. Nelle Pitiche Pindaro scrive: ” Sogno di un’ombra é l’uomo. Ma quando un bagliore discende dal dio, fulgida luce risplende sugli uomini e dolce é la vita.”.
La dualità, ancor prima di Deleuze, é vista dallo stesso Jung: la vita umana é un esperimento di esito incerto, mi ha fatto sempre pensare ad una pianta, la sua vera vita é invisibile, nascosta nel ” rizoma”. Quello che noi vediamo é il fiore, che passa, ma il rizoma perdura. In Jung, la dualità é data dal gioco delle parti: la personalità numero 1 e la personalità numero 2 : non é una frattura, coesistono, come l’apollineo e il dionisiaco,, basta cogliere ” un bagliore che discende dal dio” ( amore, passione, desiderio, stupore, ammirazione).
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