Il testimone segreto
di ANDREA BARBARANELLI ♦
Si è nascosto in un angolo appartato, dove la luce, arrivando di sguincio, mette in risalto solo le mani che impugnano il manico della zappa e il cappello di cuoio, tirato giù a coprirgli la fronte. Piegato in due, zappa la vigna nella valle pezzata da campicelli lavorati; sullo sfondo, lontanissima, la città rinserrata fra le mura da cui sporgono tetti e comignoli.
Si è nascosto in quell’angolo, riparato da un filare di viti, per dare a intendere che, di là sotto, anche ad alzare la testa, gli sarebbe impossibile scorgere quanto sta accadendo sulla cima della collina, in primo piano, per noi che ci troviamo di fronte al quadro, fuori di esso. Se, attirato dalle voci che scendono fino a lui, lasciasse il suo lavoro e s’inerpicasse per la strada in salita, in mezzo alla polvere sollevata dalle scarpe dei passanti, una volta arrivato in cima resterebbe colpito dalla scena del supplizio di tre malfattori appiccati a tre croci di legno.
Noi, che osserviamo la scena da una posizione privilegiata nel tempo e nello spazio, possiamo mettere in rapporto quell’esecuzione capitale con i testi evangelici e la sterminata iconografia che ne è derivata, e stabilire immediatamente che si tratta della crocifissione di Gesù.
Ma il pittore che si è autoritratto nelle vesti di un contadino, piegato in due, con la zappa fra le mani, in quella vigna appartata, ha forse voluto significare che…
ANDREA BARBARANELLI

….che “tra le pieghe” di una scultura o di un libro sgualcito o di un corpo martoriato, sono ritornata “tra le pieghe” del grembiule di mia nonna , con il grano che dava da mangiare alle galline.
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Forse il contadino indica uno dei sensi del kerygma evangelico: accogliere l’invito ad andare a lavorare nella vigna.
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