DOSSIER BENI COMUNI, 118. SU IL SIPARIO! (1)

a cura di FRANCESCO CORRENTI ♦

Tu sei il mio ieri, il mio oggi…

Sono rimasto incerto per qualche tempo, sul taglio da dare a questa puntata, anche perché le sollecitazioni esterne erano più d’una e alcune mi stimolavano con qualche insistenza, sfruculiando la mia controllata ma non dormiente voglia polemica. La simpatica cerimonia della presentazione del nuovo Bollettino della Società Storica Civitavecchiese – che poi era l’argomento della puntata precedente, pubblicata proprio nella mattinata di quel giorno, giovedì 29 gennaio 2026 –, ci aveva visto arrivare (Paola ed io) alla Sala Convegni della Fondazione Ca.Ri.Civ. “Giusy Gurrado” con oltre mezz’ora di ritardo, per la particolare e imprevista lentezza del traffico di quel giorno lungo i pochi chilometri di via Cassia da percorrere per raggiungere il Raccordo e da lì l’Aurelia e quindi l’Autostrada da Torrimpietra. Ero pure già un po’ trafelato di mio, forse per effetto di altre circostanze, trovandomi ad ascoltare le conclusioni degli interventi degli altri Autori che «con i loro contributi e il loro impegno avevano costituito il cuore» della nuova pubblicazione. Claudia Tisselli, seguendo il contenuto del Bollettino, aveva chiamato Francesco Cristini a descrivere la sua bella fotografia dell’allora giovanissima mamma con in braccio il piccolo secondogenito, posta a chiusura emblematica del fascicolo, dedicato – come la pubblicazione curata dall’Amministrazione Comunale nel 1956, settanta anni fa – proprio allo stesso tema: «Civitavecchia risorge dalle rovine della guerra».

A concludere i commenti illustrativi sull’opera collettiva che rievocava, da diverse angolazioni, la rinascita di Civitavecchia distrutta dalle incursioni aeree alleate e poi lentamente plasmata (in modi assai diversi e sconnessi) dalle successive vicende, Claudia ha voluto giustamente chiamarmi, quale ultimo arrivato, a dare qualche cenno del mio lungo articolo su Luigi Piccinato (con numerosi spunti personali sulla molteplice particolarità di una frequentazione protrattasi per tanti anni) ed a riassumere le intenzioni e lo scopo di quello che era «il frutto del lavoro e della passione che anima la nostra associazione», rinnovando l’augurio che esso «possa rappresentare la ripresa di incontri e scambi culturali “solidali” vivaci e costanti». Non tacendo la mia convinzione di sempre, sulla produzione di testi, saggi e proposte riguardanti il tema della città, della storia urbana e del suo sviluppo, accentuata da recenti e recentissime ulteriori esperienze: alcuni scriviamo varie cose (senza ora focalizzarne le modalità e la levatura), pochi o nessuno le leggono e, se le leggono, le capiscono o le discutono con spirito costruttivo, con lo scopo non di contrapporsi ma di confrontarsi e compartecipare ad una elaborazione di sintesi.

Il giorno dopo ho deciso come procedere in questo articolo, partendo da due angolazioni che mi si erano affacciate alla mente, così, senza un preciso “perché”: una prima si riferiva ad alcune foto dei miei primi anni scolastici (che come tempi coincidevano proprio con il periodo del secondo dopoguerra di cui si occupava il Bollettino SSC, dal 1945 al 1950, più o meno, che erano anche gli anni della mia scuola elementare all’Istituto Maria Adelaide di via Milano, quella via che dopo l’incrocio con via Nazionale – dove abitavo – proseguiva nel Traforo Umberto I, sotto il Quirinale. Una vicinanza che per circa un anno (nel ’45 ero in prima elementare), mi fece avere due “compagne di scuola”, in classi diverse e con loro frequenza, se ben ricordo, piuttosto saltuaria, di una certa quale altezza, anzi, a dir meglio, di certe “Loro Altezze”… Le foto riguardano una recita di una qualche pièce, penso ideata per il Carnevale dalla maestra Monachesi, ispirata in qualche modo al Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, che si tenne il 23 febbraio 1949. Avevo appena compiuto dieci anni e la mia parte era quella del regista teatrale proprio della recita, un ruolo da caratterista, che dava ordini alla troupe balbettando e storpiando le parole. Per la copertina del dossier, ho subito associato la mia foto con megafono allo spaccato del Teatro Traiano disegnato pochi anni addietro. L’altra angolazione, solamente di richiamo o assonanza verbale, era l’indimenticabile sigla televisiva di chiusura della storica trasmissione «Teatro 10», “cantata e parlata” nel 1972 da Mina Mazzini e Alberto Lupo. Di anni, allora, ne avevo 33.

(1 – segue alla prossima puntata)

FRANCESCO CORRENTI