UN ATTIMO DOPO.
di CARLO ALBERTO FALZETTI
Sento ancora di esistere. Come in un sogno avverto di essere.
Nitidamente la vita passata mi scorre di fronte. D’un tratto avverto gli odori, i sapori,il suono di mille voci che tutte riconosco. Vedo perfettamente i luoghi. Tutti, uno per uno. Incontro i compagni di giochi, di scuola, di lavoro. Sento rivivere, come allora, gli amori, i dolori, le gioie, le attese. Esplode in un bagliore la cronaca nitida, minima di ogni dettaglio anche di quelli che erano sfuggiti in vita. C’è spavento, ma c’è fiducia dopo il pesante gioco della vita.
Tutto è conservato nella memoria superiore dell’Uno.
Rivedo integralmente come in uno specchio esattissimo e vertiginoso tutto me stesso. Sto, adesso, per rientrare nell’utero materno da dove un giorno ne uscii. Abbandono in questo modo la Terra , restituisco alla Terra ciò che le appartiene. Entro in comunicazione con altri. Volti fin troppo conosciuti. Mi sorridono, mi riconoscono, mi chiamano sulla soglia di una nuova esistenza, pronti ad accogliere il nuovo arrivato. Niente della vita va perduto ma tutto va purificato nella Grande Opera.
I difetti, le passioni, le debolezze, gli egoismi che hanno reso grave la vita vengono decantati in questa calcinatio che sto per affrontare. Di fronte a me si va svolgendo l’opera al nero, la nigredo alchemica che sta per condurmi ad una macerante trasmutazione completa della materia vile. E’ la rubeido la meta finale. Dal piombo saturnino sto per passare all’oro solare.
Ora soltanto ho perfetta cognizione del bene e del male. Ora solo posso essere in grado di sapere cosa sia la vita. Ora solo ne posso parlare.
Sono pronto così a manifestare il volto invisibile del grande mistero.
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Molti decenni fa, quando nacqui, la Luce della Coscienza Universale subì un “restringimento temporaneo” ed io apparvi al mondo come tanti altri, come tutti.
Provate a pensare come l’immensità della Luce, incontrando un prisma, si restringa trasformandosi in una molteplicità di colori; ogni colore è un essere umano. Poi, quel prisma si frantuma mentre continua a permanere la Luce. I colori sono riassorbiti nella Luce.
La vita non è un incidente nel vasto sistema cosmico, ma una azione di contrasto contro l’entropia. Vorrei ancora che immaginaste una collina che si erge su una valle. Gli enti dell’universo rotolano giù a valle incessantemente per forza di gravità. Eppure, sono in molti a resistere dal rotolare e tentano di risalire. E’ una vittoria contro l’entropia. Questa è la vita! Se entropia è disordine, vita è ordine. Negazione dell’entropia (neghentropia).
Tuttavia, alla fine il disordine ha sempre la meglio. La Luce che si era ristretta ritorna sempre all’origine. La minuscola onda del grande oceano cessa di essere onda e ritorna nel mare eterno Così hanno intuito in vasti pensieri, Plotino, Spinoza, l’Induismo Vedanta,il materialismo avanzato,la fisica quantistica.
Tuttavia, quando nel corso della vita si giungeva a questo punto per alcuni viventi si poneva una lacerante domanda: perché la Luce ha bisogno di attuare un “restringimento temporaneo” dando luogo ad un essere umano? Che motivo c’è nel produrre un umano?
Solo ora tutto mi è finalmente chiaro e la domanda ha finalmente la sua risposta.
L’Assoluto si restringe per potersi “guardare”. Ogni occhio non può vedersi se non attraverso uno specchio. Gli esseri umani , cioè il “restringimento della Luce”, sono miliardi di “punti di vista”attraverso cui l’Uno cessa di essere coscienza ineffabile e diviene coscienza vissuta, cioè Autocoscienza. La Luce accetta di limitarsi pur di asserire: “Io Sono”.
Ma esiste un successivo punto essenziale.
Il restringimento, la frammentazione in molteplici coscienze, è necessario per l’Uno per permettere l’esistere della relazione. Senza il “due” non ci può essere amore. L’Assoluto, dunque, si contrae nel restringimento per far spazio all’altro e permettere il sorgere dell’amore.
La vita non è un errore all’interno della ferrea legge stabilita dal secondo principio della termodinamica. Non è un accidente statistico. La vita è lo strumento necessario per evitare che tutto l’universo possa considerarsi come fosse una commedia recitata in una sala con sedie vuote. Ma le sedie non sono vuote!
Con la vita (in particolare quella umana) l’Assoluto accende la luce nella stanza della realtà. La vita è necessaria per l’autopercezione del Tutto. L’Universo ha bisogno di “testimoni”. Esiste “per essere osservato”. Si nasce tutti senza volerlo, ma la vita non è errore. E non lo è dal momento che la vita è “inevitabile”.
La vita è un atto eroico della materia per resistere a quella forza universale che è l’equilibrio termico, cioè l’entropia.
Questo, Schrödinger ebbe a dire un giorno del 1944 (Che cosa è la vita). Ma un punto ulteriore deve essere aggiunto a quanto detto dal grande fisico perché tutto sia coerente. Se la vita è un atto non casuale lo è perché è frutto di una Volontà, non di sostanza statica impersonale. Frutto di un Tu che tenta di essere penosamente riconosciuto.
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Una notazione finale in questo inquietante sogno di una notte invernale. Esistono nel cosmo costanti fisiche “tarate”(fine tuning) con estrema precisione: forza di gravità, forza nucleare forte, costante cosmologica(energia del vuoto), formazione del carbonio.
Basterebbe un minimo scostamento di una di queste costanti per il collasso. Tutto questo apre la strada alla ipotesi di un “principio antropico”: il problema non è quello di sapere come siamo nati in questo cosmo; il vero problema è capire che l’universo è fatto così perché “noi lo si possa osservare”.
CARLO ALBERTO FALZETTI

Nessuno sa veramente quale sia il senso della vita e per andare avanti senza troppe angosce si costruisce un raccontino a cui finisce per credere;caro Carlo hai dato una convincente interpretazione che comunque presuppone una Entità superiore che ha assoluta necessità di materializzarsi per esistere; qualunque cosa ci sia dopo, anche il nulla, non faremo in tempo a ricrederci
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Notevole, le lo rileggerò più volte. “La Luce accetta di limitarsi pur di asserire: “Io Sono” e “L’Universo ha bisogno di “testimoni” me li segno e li porterò con me.
Grazie Carlo Alberto.
Michele Capitani
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Caro Carlo, ricordo bene un pomeriggio montaltese in cui mi introducesti alla teoria di Luria dello Tzimtzum, il restringimento di sé che il Creatore operava per amore dando luogo alla luce infinita. In questo tuo scritto ritrovo quel pensiero di altissimo valore su cui spesso mi trovo a riflettere.
Ettore
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Estremamente affascinante questo scritto. Vivere è chiedersi cosa è la vita, una tautologia a cui non si sfugge. Eppure si continua a vivere, a tratti con leggerezza, a tratti avvertendo il peso, a volte, come nella Vertigine pascoliana, sentendo che ci sganciamo dalla forza di gravità. Vivere con semplicità, ma non lasciarsi vivere, un auspicio, forse.
Maria Zeno
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L’inversione del rapporto causa/effetto è una distorsione comune oggigiorno: noi non respiriamo perché abbiamo i polmoni; noi abbiamo i polmoni E QUINDI respiriamo. L’universo è fatto così E QUINDI noi lo osserviamo.
Giuseppe Pucacco
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