IL PRODIGIO SCENICO – Il teatro di Alessandro Serra
di ETTORE FALZETTI ♦
Con Alessandro Serra ebbi modo di condividere, agli inizi degli anni 2000 gli spazi decrepiti, ma estremamente suggestivi dell’Infermeria presidiaria, che la Compagnia di Serena, diretta da me e Elena Tomba, aveva inaugurato come luogo teatrale grazie anche all’impulso del compianto Angelo Mori, allora assessore alla cultura.
L’Infermeria presidiaria, spazio ormai sostituito da un’imponente, costosa e culturalmente sterile nella sostanza – la Cittadella della musica – fu appunto il luogo in cui Alessandro iniziò i suoi esperimenti drammaturgici (altro che luogo abbandonato e rifugio di barboni come ricorda un’inopportuna targa fatta affiggere da un’amministrazione disinformata, supponente e scialacquatrice..).
Già da allora si poteva capire la concezione del teatro nuova e creativa dell’allora giovanissimo regista che, seppure si rifacesse alquanto integralmente ai canoni dell’ Odin Teatret, mostrava una capacità di trovare soluzioni sceniche che col tempo sarebbero diventate uniche e geniali.
Non starò qui a parlare dei successivi influssi di Grotowski, di Kantor o del teatro corporeo di Lebreton; sarà sua cura parlarcene nell’incontro del Pensiero e la scena il 14 gennaio.
Posso solo dire di averlo seguito nell’evoluzione delle sue opere, senza mai essere deluso, ma rimanendo continuamente affascinato soprattutto dagli adattamenti di assoluta originalità di autori come Beckett, Čechov, Proust, Shakespeare, Sofocle, senza contare la ricca produzione autoriale.
Nel corso degli anni Alessandro ha portato i suoi spettacoli in giro per il mondo (Asia, Sud America e vari paesi europei), ricevuto entusiastiche recensioni da importanti quotidiani e, fra i numerosi premi, il riconoscimento massimo per un regista teatrale italiano, il premio Ubu nel 2017 per il Macbettu, rivisitazione in chiave sarda del Macbeth. Ecco, se c’è qualcosa che stupisce nei suoi allestimenti è l’uso “magico” delle luci, la straordinaria, efficace essenzialità delle scenografie, la minuziosa, appassionata cura degli abiti di scena, ma nel Macbettu appunto e nell’ultima opera, Tragùdia, compare un coraggiosissimo e riuscitissimo esperimento linguistico , nel secondo caso l’uso del grecanico.
Queste poche note per introdurre il personaggio, per rimarcarne la centralità nella produzione teatrale contemporanea e per sollecitare la partecipazione dei civitavecchiesi a un incontro che presenta i caratteri della rarità giacché Serra, pur civitavecchiese di origine, ha ben poche occasioni – per i molteplici impegni artistici – di tornare nella sua città.
ETTORE FALZETTI

Grazie di questo tuo contributo, Ettore
Maria Zeno
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