DOSSIER BENI COMUNI, 116*. ANTICHE NOVITÀ (Parte 1^)
a cura di FRANCESCO CORRENTI ♦
Matteo 25:14-30, Parabola dei talenti (Sintesi approssimativa in poche parole)
Avvenne che un uomo, partendo per un lungo viaggio, chiamò i suoi famigli e consegnò loro i suoi beni. A ciascuno diede un certo numero di talenti, raccomandandogli di conservarli nel modo migliore. Alcuni andarono subito a impiegarli e ne guadagnarono altrettanti, mentre altri, invece di utilizzarli e farli fruttare, li chiusero in una cassa o li nascosero sotterra, incapaci di trasformare i talenti ricevuti in altra ricchezza di cose belle e utili. Per cui, al ritorno dell’uomo, costoro furono da lui aspramente biasimati e gettati fuori nelle tenebre; là dove sarà pianto e stridore di denti
Mi auguro ed auguro a tutti un anno nuovo sereno, tranquillo, pacifico. Che porti appunto la pace giusta e la giustizia pacifica a tutti i popoli della terra, a tutte le persone di buona volontà. E quindi ci auguriamo che tutte le cose negative, i fatti incredibili e nefasti, gli atteggiamenti ingiusti e irrazionali che si sono manifestati nel corso del 2025 scompaiano alle nostre spalle, così come se n’è andato l’anno un po’ bislacco che abbiamo vissuto. Non siamo però impreparati ad affrontare le eventuali difficoltà che il 2026 potrebbe presentare. Ci faremo scudo dei nostri diritti e del diritto di avere diritti (Stefano Rodotà), siamo corazzati dall’esperienza e da tantissimi anni di risoluzione dei problemi e di realizzazione dei nostri progetti, ci serviremo – se necessario – delle armi che ci dà la nostra Costituzione della Repubblica Italiana, assolutamente determinati a difendere i Beni comuni e il Patrimonio collettivo in tutti i suoi aspetti, anche utilizzando i modesti mezzi di questa rubrica.

Nelle immagini di copertina della puntata ho affiancato una fotografia ed un grafico risalenti a diversi anni addietro. La foto, che ho utilizzato altre volte in precedenti Capodanni, fa parte di un gruppo che ho pubblicato su Facebook, da ultimo per il Nuovo Anno 2023.
Del resto, come non riproporre quell’istantanea in Rue de Charenton, una via vicina, da una parte, a Place de la Bastille e dall’altra a Rue Saint-Nicolas, dove abitavamo in quei nostri soggiorni? All’epoca, giravo con una Olympus digitale appesa a tracolla e ancora mi compiaccio per l’intuizione e la prontezza di cogliere quell’attimo davvero fuggente che stava per verificarsi sull’altro marciapiedi. Era il 6 ottobre del 2009 e già in quella fine d’anno utilizzai la foto a emblema del passaggio dal vecchio al nuovo.
L’altra figura è tratta da un’altra copertina, quella di un fascicolo d’ufficio redatto nel 1974. Il titolo della puntata si riferisce proprio al contenuto di quel fascicolo. Le «antiche novità» che vi troviamo contenute sono costituite dai documenti relativi all’organizzazione dei settori tecnico-urbanistici elaborati dalla Ripartizione Urbanistica Comunale (Nota 1), istituita nel 1968, e dai provvedimenti dell’amministrazione in materia. Posso dire che, all’epoca, una relazione come quella, su quell’argomento, era decisamente insolita. Di certo, risentiva della mia formazione in Facoltà, dello “stile” praticato in tanti anni di esami impegnativi, nei quali anche l’estetica dei testi aveva la sua importanza. Le sue 26 pagine, in cui erano affrontati temi prima generali e via via più mirati, per arrivare poi a definire la “struttura organizzativa” della Ripartizione all’interno del Comune, si ponevano come una novità, probabilmente non completamente comprensibile e condivisibile da parte degli altri uffici e forse neppure da tutti i componenti della Giunta e del Consiglio. Nei due organi, con una amministrazione di Centro-Sinistra, non pochi erano i rappresentanti di concezioni contrarie alla impostazione data al Piano Regolatore Generale dai suoi progettisti, Luigi Piccinato, Renato Amaturo e Nico Di Cagno, che erano stati i miei docenti, con i quali avevo sostenuto gli esami di Urbanistica e dei quali seguivo le attività più recenti, come il piano di Spinaceto.
Del resto, la bibliografia che era indicata nel “documento di studio” non lasciava dubbi. Vi erano citati, ad esempio: Ludovico Quaroni, La torre di Babele, collana Polis, Marsilio Editore, Padova 1967; Giuseppe Campos Venuti, Amministrare l’urbanistica, Einaudi, Torino 1967; Henri Lefebvre, Il diritto alla città, Marsilio, Padova 1970; e tanti altri, la cui rigorosa politica di piano e di controllo del territorio ispiravano gli esempi “più avanzati” di gestione dello sviluppo urbano. “Fumo negli occhi” per qualche esponente locale legato e collegato a nomi ben noti del governo centrale.
Nella Figura 1 ho riprodotto la mia tessera del sindacato e la copertina intera del fascicolo, con una tavola della mia tesi di laurea su Civitavecchia ed una planimetria emblematica del caotico tessuto urbano (la zona di via Tevere) che si era venuto formando a monte del viale Baccelli, la circonvallazione del nucleo antico e della “espansione francese”, ancora con ampi spazi inedificati.
Nella Figura 2 ho invece riportato il sommario del documento, così da dar modo ai Lettori di comprendere gli argomenti trattati e la loro successione. E passo al suo contenuto. La premessa del documento ne chiarisce gli scopi e i criteri. La trascrivo esattamente, perché già in questa parte è ben rappresentata la situazione in cui mi ero venuto a trovare con la vittoria al concorso e l’assunzione in servizio (“per un anno di prova”) dal 15 febbraio 1969. La Ripartizione Urbanistica andava completamente organizzata, partendo da zero, senza che ancora ne fossero evidenti il modo, i mezzi e l’entità del personale necessario.
«1. Premessa
1.1. Finalità – Il presente documento di studio è stato elaborato dai componenti della Ripartizione Urbanistica, al fine di fornire all’Amministrazione ed alle organizzazioni sindacali un quadro dell’attività svolta dall’Ufficio ed insieme una proposta di riassetto che scaturisce dalla diretta esperienza dei problemi, nello spirito degli indirizzi operativi dell’Accordo (v. punto “d” del Preambolo al Trattamento giuridico ed economico);

1.2. Precedenti – Il documento, richiesto dai rappresentanti sindacali, fa riferimento alla serie di precedenti studi e proposte per l’organizzazione del servizio che, dal 1969 in poi, sono stati trasmessi all’Amministrazione Comunale e sono disponibili in visione presso l’ufficio per eventuali approfondimenti. Tale materiale è stato a tuo tempo elaborato sulla base di un’ampia documentazione bibliografica e di ricerche analogiche dirette sul problema e sulle soluzioni adottate da altri Comuni.
- Criteri informatori – La proposta elaborata tiene conto, in quanto ciò è imposto da evidenti principi di correttezza democratica, degli indirizzi indicati dal Consiglio Comunale nella deliberazione n.88 del 22.4.1970, con la quale venne istituita la Ripartizione dei Servizi Urbanistici e degli orientamenti adottati dalla presente Amministrazione nell’attribuzione dei compiti agli uffici: indirizzi ed orientamenti che rispondono a precisi criteri di funzionalità ed organicità, costituiscono un dato di fatto acquisito e rappresentano il primo ambito nel quale il Comune – attraverso una non facile azione per superare vecchie mentalità – sia riuscito ad affermare una visione avanzata delle proprie strutture, quale oggi viene ribadita dall’Accordo del 5 marzo 1974. Gli uffici comunali non possono più essere concepiti come entità burocratiche, anonime ed indifferenti alla realtà sociale, ma devono porsi nella vita della città come elementi di qualificazione e di sintesi, cui tutti sono chiamati a dare il loro apporto. In questa visione si è cercato – nei limiti dei mezzi finora disponibili – di qualificare la “presenza” dell’Ufficio Urbanistico (si vedano, ad esempio, i rapporti operativi con la cittadinanza e con gli organismi rappresentativi – Consigli di quartiere, ecc. – per la soluzione dei vari problemi), tendendo a farlo divenire quel “centro di cultura a disposizione dei cittadini”, che veniva auspicato dal Consigliere Piroli nel suo intervento per la dichiarazione di voto del gruppo comunista sull’istituzione della Ripartizione Urbanistica. »
Nelle prossime puntate vedremo lo svolgimento del tema. Credo che qualche Lettore possa comprendere lo scopo di questa “rievocazione”. Sarei lieto se ne derivasse un confronto di opinioni e una riflessione sulla situazione di allora e quella di oggi.
Nota 1
Fu il segretario generale Rino Gracili, un giovane toscano scattante e preparatissimo, con diverse caratteristiche fisiche e regionali poi incarnate da Roberto Benigni, a spingere per l’istituzione al Comune dell’Ufficio Urbanistico, divenuto realtà, dopo l’espletamento del concorso per un posto di Urbanista bandito il 1° agosto del 1968. L’organico dell’ufficio era costituito inizialmente da due figure, un architetto e un geometra, e fu sistemato in due stanze al piano terra della sede centrale in Piazzale del Pincio, ma questa dotazione ben presto si rivelò insufficiente per la mole di lavoro che andava aumentando in maniera esponenziale. Fu così deciso di creare una sede distaccata (di pari passo con la creazione dell’assessorato all’Urbanistica, distinto da quello ai Lavori Pubblici), restaurando il casale, la famosa Dacia (come fu soprannominata da qualche professionista spiritoso – l’ingegner Stelio Gremignai, secondo alcuni – sia per la situazione rustica, tra gli alberi, sia per la supposta, malevola, collocazione ideologica dell’ufficio), all’interno del nuovo parco pubblico “della Resistenza” e creando così il primo nucleo dell’attuale sede dell’Ufficio Urbanistico. Trasferimenti e smembramenti, dispersioni in sedi diverse – con la lunga involontaria “diaspora” di Piazza Piccinato – e nuovi accorpamenti, avvicendamenti di personale e altri fattori di forte disagio hanno fatto perdere alla struttura le sue caratteristiche architettoniche all’esterno e all’interno, come sembra perduto – a giudicare da lontano – lo spirito e la coesione d’un tempo.
Rino Gracili, che era stato in precedenza segretario generale all’Isola del Giglio, ricoprì poi incarichi sempre più prestigiosi, divenendo tra l’altro segretario generale del Comune di Milano, poi della Provincia di Firenze e infine docente di diritto e legislazione all’Università di Firenze, definito – nel comunicato emesso dall’Unione dei Segretari Comunali e Provinciali per la sua scomparsa, avvenuta nel settembre 2006 – «figura di grandissimo valore e prestigio che, nella sua lunga attività al servizio di piccoli e grandi comuni e province e nella veste di segretario nazionale dell’Unione, ha segnato la storia della categoria stessa e delle amministrazioni locali, tenendo alta la dignità ed il valore professionale della figura del segretario per istituzioni locali autorevoli ed a tutela dei diritti, a partire dai soggetti più deboli». Dopo la sua partenza da Civitavecchia, ho mantenuto con lui affettuosi rapporti, ricorrendo in alcune circostanze ai suoi pareri e consigli e organizzando insieme edizioni di commenti legislativi.
FRANCESCO CORRENTI (1 – continua alla prossima puntata)

“Antiche novità “, un apparente ossimoro: in realtà si diventa “antichi” solo se ci si rinnova, o no? Più triste è constatare che “nihil sub sole novum”.
Buon anno
Maria Zeno
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