IMI – Internati Militari Italiani
di GIORGIO GARGIULLO ♦
L’Anpi di Civitavecchia, per ricordare le lotta e gli ideali di quanti combatterono duramente i per liberare l’Italia dalla barbarie nazifascista ha promosso, nel tempo, importanti iniziative. Tra queste due conferenze sugli IMI – Internati Militari Italiani – che hanno impegnato storici di alto profilo e di Anpi e dirigenti dell’ANEI, Associazione Nazionale Ex Internati. Le iniziative hanno visto ampia partecipazione e la presenza di centinaia di studenti. Gli IMI sono quei militari Italiani che dopo l’8 settembre 1943 , il giorno dell’armistizio, caddero nelle mani dei tedeschi e vennero inviati nei campi di lavoro nazisti. Furono circa 750.000; 50.000 di loro i fecero ritorno in Italia arruolatosi nell’esercito della repubblica fascista di Salò alleata, per meglio dire vassalla della Germania Hitleriana; tutti gli altri si rifiutarono e subirono le atrocità inferte dai nazisti. Di questi circa 60.000 morirono di stenti e malattie.
E’ importante parlare e ricordare la guerra partigiana e il ruolo di tanti combattenti per la liberazione dell’Italia senza mai dimenticare quelli degli eserciti alleati, del rinnovato esercito italiano e tutto ciò che è accaduto nel nostro paese nel volgere di 20 mesi fino al 25 aprile 1945. Ricordare il sacrificio di tanti uomini che la loro resistenza al nazifascismo la fecero ma senza armi, nei terribili campi di lavoro nazisti rifiutando si arruolarsi nella repubblica di Mussolini è altrettanto importante anche perché di tali resistenti fino a qualche anno si parlava troppo poco.
A Civitavecchia e hinterland gli IMI furono circa 250. Abbiamo le schede dove è indicato altre al nome anche l’età, il ruolo e il grado nelle F.A. la data di cattura, il lager dove hanno trascorso quasi 20 mesi di sofferenze e la data di rimpatrio.
Le schede sono il risultato dell’impegno di un IMI, il nostro concittadino Edmondo Caponero che, ritornato dalla Germania dopo dura detenzione nel campo di Fustenberg e nonostante le malattie che contrasse nella prigionia aprì a Civitavecchia la sezione ANEI di cui fu presidente fino alla morte avvenuta il 18 marzo 1986 a soli 62 anni. La sezione di Civitavecchia fu una delle più organizzate e attive d’Italia. Nella sede, prima di piazza Calamatta e poi di palazzo Gargana in via Risorgimento erano raccolte le schede ma anche molto materiale riguardante gli IMI. Con la morte di Edmondo la sezione ebbe vita breve e poi cessò ogni attività. Successivamente, si era negli anni 2000, i locali vennero assegnati all’associazione Granatieri di Sardegna e il presidente dell’ Associazione Francesco Cristini, con il contributo di Ivan, figlio di Edmondo e del gen . Daniele Di Giulio ordinarono, catalogarono e conservarono tutto il materiale salvandolo dal macero. Oggi parte di tali reperti sono nel museo dell’ANEI di Roma e qualche dipinto nel museo del COMVIE luoghi questi aperti al pubblico.
Le schede costituiscono un patrimonio storico importante senza le quali, a distanza di 81 anni, ben poco sarebbe rimasto nei ricordi delle nostre generazioni e quasi nulla in quelle future.
La sezione Anei con Caponero presidente intraprese tante attività finalizzate a far conoscere, soprattutto ai giovani, il dramma della guerra che i fascisti esportarono in gran parte dell’Europa e dell’Africa, i sacrifici di chi l’ha combattuta e chi venne imprigionato nei lager nazisti.
In tutte le scuole cittadine Caponero promosse incontri, dibattiti su detti argomenti. Nel 1977 propose alla Amministrazione Comunale che l’approvò, la realizzazione di un monumento agli ex internati.
Il progetto lo affidò ad un suo compagno di prigionia Giovanni Massaccesi e la realizzazione venne affidata all’impresa metallurgica Riccucci. Il monumento venne posto presso il parco Antonelli da allora parco della Resistenza. Venne inaugurato dall’allora sindaco Ennio Piroli con una cerimonia alla quale parteciparono tra gli altri il sen. Umberto Terracini anche lui ex internato.
Oggi il monumento è spesso il luogo dove vengono commemorati quanti che combatterono per la libertà e la democrazia; ogni 25 aprile dal monumento parte il corteo Anpi che percorrendo le vie cittadine confluisce ella grande manifestazione in piazza degli Eroi.
Nella nostra città vive per nostra fortuna un IMI. Si tratta di Ofelio Rabissi di 103 anni. Credo che sia un degli ultimi in vita in Italia che hanno sofferto i campi di lavoro nazisti.
Lo scorso 10 ottobre Ofelio è stato ospite ad un convegno Sugli IMI organizzato da Anpi d’intesa con l’Amministrazione Comunale. Il convegno tenutosi nell’aula magna del COMVIE, alla presenza di centinaia di giovani studenti. Un clima di commozione è prevalso tra i partecipanti al convegno per la presenza di uno degli ultimi uomini che possono testimoniare la dura vita nei campi di lavoro nazisti, le loro sofferenze e i loro drammi ma anche il coraggio delle loro scelta cioè quella di non aver aderito alla repubblica di Salò e quindi una scelta per ricostruire una Italia migliore.
Ritengo che per Caponero che per Rabissi sia necessario un riconoscimento da parte dei promotori della iniziativa, Anpi e Comune. Per Caponero l’intitolazione di un luogo, una strada che possa ricordare il suo impegno il suo sacrificio per permettere alle generazioni future di non perdere la memoria di quegli avvenimenti e di quegli uomini. Per Rabissi una targa che ricordi gli anni dell’internamento e che sia anche d’augurio di lunga vita.
GIORGIO GARGIULLO
