MINIRACCONTI – Come un toro di Guisando
A partire da questa settimana inauguriamo la pubblicazione di una serie di racconti brevi di Andrea Barbaranelli.
Non siamo di fronte a una semplice raccolta di narrazioni, né a esercizi di stile paragonabili a haiku in prosa – pur condividendone la sintesi e l’essenzialità – ma a una sequenza di quadri letterari, piccole epifanie narrative che si offrono al lettore.
Ogni racconto vive di vita propria e può essere letto in assoluta autonomia; tuttavia, tra le diverse tessere si riconosce un filo comune, una continuità sottile che ne definisce l’insieme.
In ognuno emerge, con sfumature diverse, la problematicità della realtà percepita: ciò che vediamo non coincide mai completamente con ciò che è, e l’apparenza si rivela costantemente come un velo che nasconde, distorce o suggerisce dimensioni ulteriori.
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Come un toro di Guisando
Y los toros de Guisando
Casi muerte y casi piedra
Mugieron como dos siglos
Hartos de pisar la tierra.
Federico Garcia Lorca
Mi considerò con fredda curiosità. Era sorpreso dallo sguardo triste dei miei occhi, dalla loro tristezza millenaria, disse, marcando le parole, ai quattro o cinque che lo ascoltavano con l’entusiasmo fanatico dei discepoli. Sì, occhi di una tristezza di millenni, profonda, abissale, quasi umana, ribadì.
E io, con la bocca impastoiata dalla cavezza di canapa cruda, che mi segava la lingua, costretto ad abbassare la fronte sotto la pressione di quella mano dura.
Una fronte di pietra antica, di antica arenaria scolpita dal vento e dalla pioggia, concluse, avvicinando l’altra mano, quella che impugnava la spada.
ANDREA BARBARANELLI

Quando, nel 2004, percorrendo la strada che da Ávila porta a Toledo, appena reduce dall’ennesima trasposizione scenica del Lamento, vidi per la prima volta i tori di Guisando, subito compresi il significato del “quasi morte, quasi pietra” e provai una forte emozione. Pochi giorni dopo ero a Fuente Vaqueros, nella casa museo di García Lorca: da allora, fra le varie locandine degli allestimenti scenici delle opere lorchiane provenienti da tutto il mondo, c’è anche quella del mio Yo te canto illustrata da Ennio Galice e ne vado orgoglioso.
Grazie, Andrea, per avermi fatto rivivere quelle sensazioni.
Ettore
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Che bella, intensa suggestione. Il tempo si ferma in ascolto, l’occhio ha uno sguardo più intenso. E tutto avviene, in un’atmosfera sospesa.
Maria Zeno
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La forza della parola di creare suggestioni e quella dello scrittore di saperle centellinare perfettamente. Che magico insieme…
Claudia Sfilli
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