SE FOSSE, COME SAREBBE?

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Il mio intento è rispondere a Enrico quando, commentando il mio articolo sulla Misericordia annota, giustamente, che un Dio-punitore è una proiezione umana, un antropomorfismo come tante altre volte è accaduto nella storia delle religioni.

Ho detto” giustamente” dal momento che anche io sono dell’idea che una inflessibile Magistratura divina, quale sbocco finale dell’esistenza terrena, sia un pensiero atroce. Soprattutto, e questo sarà l’argomento dell’articolo, ben lungi dall’essere la vera essenza del cristianesimo.

Premessa fondamentale prima di procedere: i concetti seguenti si fondano sull’idea che esista “un più di essere” nella realtà del mondo. Ovvero, la totalità dell’essere è qualcosa che risulta maggiore del mondo. O, ancora, che la verità non può esaurirsi nel reale. Coloro che ospitano nella loro mente questa idea pensano che i costituenti del cosmo, materia ed energia, rimandino ad una dimensione altra e che non vi sia, dunque, identità tra cosmo e Dio (rifiuto del panteismo).

Ignorando la premessa o negandola (posizione del tutto ammissibile), i concetti che seguono si privano del loro principio risultando inconcludenti. Dal punto di vista logico-ontologico è comunque doveroso puntualizzare che ove si opti per negare ogni principio (agnosticismo) dovrebbe seguire per coerenza una convincente  risposta alla domanda chiave: “perché esiste l’essere e non il nulla”?

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Detto tutto ciò il problema che dobbiamo trattare è:  questo “surplus” che la vita, il mondo, il cosmo contiene che identità presenta? E’ totalmente indifferente come avviene nel deismo illuminista e in Aristotele o, semplicemente è solo una natura impersonale, una divinitas (un Deum)? O, al contrario esercita, quale “Dio personale”(un Deus), una signoria che domina l’esistere degli uomini e delle cose?

Il cristianesimo, costola dell’ebraismo, opta per un Dio personale che vuole essere un Kosmocrator!

Tuttavia, l’ellenizzazione del cristianesimo ha contaminato, per fortuna, non poco la sua origine ebraica e ciò, nel tempo, ha incrinato fortemente il concetto dell’assoluta dominanza divina. La fede come “sottomissione assoluta” ad un Dio capriccioso, despota e giudice spietato dell’agire umano è venuta meno pur essendo sostenuta, ancora oggi, aspramente dal fondamentalismo istituzionale.

Ma veramente Dio è “volontà di potenza”? Se lo fosse potremmo invocare la dialettica hegeliana “servo-padrone” e pensare che l’attuale diffuso ateismo risponda al fatto che il servo abbia acquisito la consapevolezza rifiutando così la dominanza. Veramente il rapporto che l’uomo ha con Dio è quello della schiavitù e della assoluta sottomissione?

Come a tutti noto, la libertà di Yhwh  e di Allah è scissa da qualsiasi criterio, dunque è assolutamente arbitraria. Al contrario, il cristianesimo ha opposto al Deus despota il dio Abbà, il padre. Il simbolo trinitario rappresenta amore non sudditanza. Rappresenta il primato della “relazionalità”: nulla esiste di per sé, da solo, ma sempre in relazione con altro (amore è relazione).

Tuttavia, la presenza ebraica è ancora viva nella dottrina cristiana. Ed è ancora viva finché esiste quella drammatica antinomia che recita: Dio permette che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande (Catechismo,art.412).

Ecco l’antinomia, se c’è Dio, perché il Male? Se Dio è Bontà (predicato imprescindibile) ed è Onnipotenza (predicato prescindibile) unde Malum? Insomma, c’è una distanza assurda tra Dio e la logica drammatica che governa il Mondo! La legge che governa il mondo non ha nulla in sé di ciò che conosciamo o proviamo eticamente (A. Schweitzer, 1919).

Si può pensare di risolvere l’antinomia?

In un certo senso la storia del pensiero umano verte proprio su questo. La teodicea ha tentato più volte questa impresa. Nel tempo che viviamo penso che la soluzione più adatta al “segno dei tempi” sia ciò che segue.

Risolvere l’antinomia significa pensare l’impensabile: Dio non è perfetto (un Deus in divenire)!!

Dio è impotente e debole nel mondo e appunto solo così egli ci sta al fianco e ci aiuta….non aiuta in forza della sua onnipotenza, ma in forza della sua debolezza, della sua sofferenza….solo il Dio sofferente può aiutare ( D. Bonhoeffer lettera del ’44 poco prima di essere impiccato dai nazisti).

Si, mio Dio, sembra che Tu non possa fare molto per modificare le circostanze attuali…Tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare Te, difendere fino all’ultimo la Tua casa in noi. ( Etty Hillesum, Diario 1942).

Mi era stato insegnato che Dio è buono e misericordioso. Dopo Auschwitz devo dire che se fosse davvero buono e onnipotente, avrebbe potuto e dovuto, in nome della sua bontà, impedire Auschwitz; se non l’ha fatto, vuol dire che è buono ma non onnipotente, oppure è onnipotente ma non buono. Personalmente credo che sia buono, ma non onnipotente ( H. Jonas) (Tutte e tre citazioni da Vito Mancuso, Dio ed il suo destino).

E’ questo il Dio tratteggiato anche da Scheler ( e prima da Shelling), un Dio incompiuto, un Dio che sarà onnipotente solo alla fine della storia. Un Dio che non ha potuto creare un Mondo meglio di quello che è perché Dio stesso è emerso dall’abisso ove risiede il Male. Dio ha  indicato una volta per sempre la strada da percorrere verso la salvezza (Cusinato, Il Dio in divenire)

Dunque, tentiamo di concludere:  altro che Dio spietato e giudice del peccato umano. Lo stesso concetto dell’ira di Dio “placata” dal sangue del Figlio (dinamica dell’espiazione ”vicaria”) è da capovolgere per poter disporre di un sano cristianesimo (ma qui non posso dilungarmi su tale fondamentale tema).

E , allora, la condanna eterna?

Il solo pensiero dell’Inferno dantesco è follia. Follia non per un “buonismo della speranza” ma per una causa squisitamente teologica: l’Inferno eterno quale giudizio inappellabile per i peccatori è una sconfitta di Dio. Se Dio è tale (Bontà), l’Inferno non può esistere. Per l’Istituzione ecclesiastica l’Inferno è tale per via della salvaguardia della libertà umana: ho scelto il Male e questa mia volontà “va protetta ab aeterno! Ma, come pensa Enrico, questo appare un semplice, ingegnoso deterrente per mantenere viva “l’ubbidienza” da parte del fedele.

Pensiamo all’etica di Socrate: il Male è ignoranza (Intellettualismo etico). Forti di questo concetto possiamo allora dire che nel momento in cui, nell’aldilà, io “conosco” allora non potrò che operare il Bene. Se conosco non faccio che bene!

Insomma,  ne deriva per logica socratica (non è poco!) che l’Inferno non può che essere temporaneo perché sarebbe il luogo del conoscere. Da quel momento, avendo conosciuto la verità, non posso che essere nel Bene. L’Inferno eterno è, dunque, un assurdo logico!

Infine, non è forse scritto che un giorno Dio sarà tutto in tutti (1 Corinzi,15,28)? Anche Giuda e Satana dovranno essere ricompresi!

Questa è l’idea della Apocatastasi, il Grande Reintegro (che è anche l’idea neoplatonica dell’epistrophe). Idea proporzionata alla qualità imprescindibile di Dio come Bontà ( Origene, Gregorio di Nissa, Gregorio Nazianzeno, Scoto Eriugena, K. Rahner, H.Urs von Balthasar).

Tutto si ricostituirà come prima, all’inizio (che è anche l’antica conclusione dello stoicismo).  

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Si dirà: ma in un momento così drammatico a livello mondiale guarda un po’ se si deve parlare di “queste fumosità” che poco importano a chi è seriamente angosciato dai disastri che accadono e che si prospettano.

Osservazione pertinente nell’immediato. Meno, molto meno in prospettiva. Basta alzare lo sguardo di qualche metro per capire che l’imperialismo quale “nuovo fantasma” che si aggira nel mondo si fonda, sul principio di difendere il Dio despota, il Dio che giudica, il Dio che non accetta compromessi. E’ in nome di quel Dio che si glorifica la Tradizione difendendola dal “modernismo” e dalla calamitosa tolleranza che ancora parte dell’Occidente vuole sostenere.

E’ essenziale, dunque, evidenziare (sia pur non avendo fede) la menzogna che è alla base del “cristianesimo intransigente”, l’arma contundente della destra odierna. Ciò si può fare solo chiarendo la vera essenza del cristianesimo (che non è quello di Vance, di Putin, di Le Pen, di Salvini). E dimostrando che la vera essenza del rapporto tra uomo e divino è la tolleranza e l’amore (e con ciò avanzando seri dubbi sul fondamentalismo ebraico ed islamico).

 CARLO ALBERTO FALZETTI