SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Quando chi ci è vicino e lo si ama ci chiede qualcosa noi siamo felici per avercelo chiesto. Siamo felici perché l’altro ci riconosce. Ogni ora ogni minuto la vita mette nelle nostre mani tante occasioni  di gioia ma noi troviamo del tutto naturale ignorare, essere stanchi, essere annoiati.

 Se solo potessimo comprendere il valore della vita, l’essere in vita, ora qui nel presente. Tramutare i nostri  doveri in gioia che rischiari, con un poco di luce, la tenebra che ci opprime avvolgendoci.

Il giorno che comprendessimo il valore del gesto d’amore allora nulla sarebbe di mediocre, di troppo pesante, di troppo triste, di troppo tedioso.

Noi tutti siamo destinati all’amore, alla relazione, non all’odio.

Tutti ad uscire dal nostro guscio, sfuggire dalla voracità dell’io che tutto  vuole comprendere.

Noi non siamo dei miserabili lasciati liberi di odiare solo per affermare l’appropriazione di ciò che ci circonda. Noi non siamo destinati alla guerra, al massacro, alla distruzione, al genocidio. Ma nemmeno all’invidia, al dispetto, all’offesa, alla negligenza dei sentimenti verso i nostri vicini.

Noi siamo chiamati all’amore della vita, chiamati a sentirci necessari all’altro. Persone i cui gesti dovrebbero mancare tremendamente al nostro prossimo se solo non li facessimo.

La carezza che sfiora la pelle, il piccolo regalo inatteso, la faccenda domestica espressa con leggerezza d’animo, l’offesa ignorata, l’emicrania da sopportare, il coniuge da rasserenare, l’amico da capire, il dolore da celare, la spesa da fare, l’incombenza da sbrigare, la porta da aprire, le luci da spegnere, il sorriso concesso con gli occhi, la parola che scalda. Semplici gesti che significano tanto per chi inaspettatamente li riceve.

Il mondo in cui ora siamo immersi ci trasmette ansietà ed angoscia. Noi ne siamo rattristati ed impauriti. Tutto ci sembra assurdo. E noi impotenti come semplici spettatori. Criticare, condannare, essere indignati, questo ci è permesso, solo questo.

Eppure, abbiamo tutti un compito da eseguire oltre che essere indignati verso ciò di cui siamo impotenti.

 Uscire dai nostri poveri programmi giornalieri, dalla “rovinose abitudini”, dal quotidiano esserci, dalle speranze inutili, dalle disperate nostalgie.

 Nessun atto straordinario ma semplicemente il saper guardare l’intimità altrui. Lo sguardo che sa entrare senza offendere, che vede senza indagare. Lo sguardo che sfida il pudore e che viene accolto perché è amorevole.   

Nessuno potrà mai sapere se il male del mondo potrà essere attenuato in futuro. Ciò che possiamo fare oggi è, nel nostro esserci, amare la vita. Ma amare la vita ha senso solo se riusciamo a operare il distacco dal nostro egoismo e fare il vuoto perché l’altro sia accolto in noi.

Perché noi non possiamo essere solo fisiologia, passioni, pulsioni. Se lo fossimo perché ribellarsi a fronte della bestialità dell’ homo homini lupus. Tutto sarebbe “naturale”. Basterebbe solo usare un “sano pragmatismo” per dimostrare la non convenienza utilitaristica per  certi conflitti.

Ma c’è la pietra d’inciampo che ogni “sano pragmatismo” incontra: l’amore.

Nessuno potrà mai sapere se il male potrà essere attenuato in futuro. Ciò che possiamo fare oggi è fare che ciò che desidereremmo avvenisse nel mondo avvenga nel nostro immediato esistere, verso il nostro prossimo più prossimo.

A volte si pensa in astratto, si cerca tra cose complesse, si rincorrono  sogni impossibili. Osserviamo semplicemente gli occhi del nostro cane. Al suo modo di amare. Allo sguardo con il quale trasmette l’affetto. Il cane fugge sulla spiaggia a rincorrere qualcosa che gli abbiamo gettato per gioco. Ma ecco che di colpo si gira a vedere se noi ci siamo, se il nostro esistere per lui non è una allucinazione.

 Non c’è tanto da indagare per comprendere come dovrebbe essere il mondo se la terza promessa giacobina ( ultima arrivata dopo la grecità ed il vero cristianesimo) fosse stata attuata dopo che si è tanto e tanto discusso sull’attuazione delle prime due: Libertè, Egalitè.

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Pochi giorni fa l’anniversario di due atomiche fatte esplodere alla fine della seconda guerra mondiale. Oggi almeno 12.000 ordigni rappresentano in potenza l’Apocalisse.

Il mondo è certo in mano ad imbecilli che si pensano intelligenti. Ma il vero punto è il ruolo che i cittadini del mondo hanno nei confronti di chi, tra gli imbecilli, decide. Ed ancora, nel nostro misero quotidiano che facciamo noi per contrastare il male che si annida ovunque anche nelle minuscole azioni di ogni giorno, di ogni ora?

CARLO ALBERTO FALZETTI