“CHE AMBIENTE CHE FA” DI LUCIANO DAMIANI – PERCOLO O NO?

di LUCIANO DAMIANI

Tragicommedia all’italiana sul destino dei veleni chimici stoccati presso il Centro Logistico Interforze di Civitavecchia

Nel titolo non c’é un refuso, si tratta proprio di percolato.
La notizia delle indagini che hanno riportato all’onore delle cronache il CETLI di Civitavecchia (alias Centro Chimico o Centro NBC), ha acceso nuovamente l’apprensione sulle questioni ambientali nella nostra città, dibattito un po’ sopito, per non dire molto, con la chiusura dell’attività della centrale di TVN. Nei social si legge di tutto e di più, come sempre, ogni volta che c’é da far polemica, siamo bravissimi in questo. Si va da espressioni di sorpresa e allarme, come se il tema non fosse conosciuto da tempo, ad allarmismi che già danno per scontato il “disastro ambientale”.
Per comprendere l’argomento occorre fare un attimino di storia. La ‘storia’ inizia attorno agli anni 30, quando il regime decide di dotarsi di un discreto arsenale di armi chimiche. La prima guerra mondiale ci trovò impreparati a sostenere gli attacchi chimici degli austriaci e quindi pensammo prima a difenderci e poi a dotarci anche noi di simili capacità, “perché noi no?”. E dunque nei pendii del Lago di Vico si diede vita alla ‘Chemical City’ dove si assemblavano le armi, mentre a Civitavecchia, nell’attuale sito del CETLI, che risale allo stesso periodo, pare che le stesse si testassero sulle pecore, lo dico con beneficio di inventario.

Chemical City 
Passate le guerre, sparse per l’Italia, mare compreso, e non solo, si pose il problema di portar via, da vari luoghi, queste armi e di disattivarle. Quale miglior luogo di quello di Civitavecchia già votato a trattare simile materia?
E così che una gran quantità di armi chimiche furono lì portate da un po’ ovunque, lavorate e disattivate nello stabilimento. Si tratta in buona sostanza di rimuovere le sostanze dagli ordigni, rendendoli quindi innocui, e di stoccare quei veleni in modo ‘sicuro’. Il ‘modo sicuro’ é stato individuato nel racchiuderle in monoliti di calcestruzzo. Di questi monoliti ce ne sono diverse migliaia lì stoccate. Essendo la natura ‘riservata’ é difficile darne un numero certo, ma si tratta sicuramente di diverse migliaia, Civonline riporta “12.000 monoliti in calcestruzzo”.
Accade che quei monoliti siano stoccati, l’uno sopra l’altro, all’aperto, ovvero sottoposti all’azione disgregatrice degli eventi atmosferici, da quelli non si salva neppure il calcestruzzo, il calcestruzzo con cui sono fatti quei monoliti che, in tanti anni, non mancano di mostrare i segni del tempo. A quei segni si attribuisce la possibilità che quelle sostanze chimiche, lì ingabbiate, possano percolare e diffondersi nel terreno. Questa ipotesi è nota da tempo, tant’é che sotto quei monoliti sono state sistemate delle vasche di contenimento nella eventualità che, e in modo che tutto il percolato possa essere portato via da una ditta specializzata per quel compito.
Che questo problema fosse noto da tempo in città non v’é dubbio ed ogni volta che si parla di ambiente il tema delle armi chimiche é sempre presente, come in ogni campagna elettorale.
C’é stato un momento, nella storia recente di questa città, nel quale il ‘Centro Chimico’ ha occupato le cronache del tempo, primi mesi del 2016. Le luci si accesero con la notizia del possibile impianto di un ‘Ossidatore’ all’interno del Centro, con la funzione di trattare, ad altissima, temperatura le sostanze chimiche presenti nel centro, stante la evidente inadeguatezza dei monoliti di calcestruzzo che già mostravano i segni del tempo. Si trattava, in termini semplici, di un ‘inceneritore di armi chimiche’. La notizia scosse associazioni, sindacati e politica, numerose manifestazioni furono indette con la partecipazione di tutta la società civitavecchiese. Nutrite erano le assemblee pubbliche in aula consiliare.
A seguito delle proteste della società civile, il progetto fu abbandonato, come pure, sembra, il problema.
Manifestazione popolare contro l’inceneritore di armi chimiche
Nel Consiglio Comunale aperto del 11/04/2016, il rappresentante del governo assicurò sulla realizzazione dei controlli affermandone la possibile visione degli esiti ma, in un seguente comunicato del sindacato CGIL (FP locale), si afferma che, non solo a richiesta non sono state fornite informazioni in merito, ma si riporta anche una dichiarazione dell’allora Direttore del Centro nella quale si afferma che non sono stati fatti controlli e rilevamenti. Cito dal comunicato:
“non sono stati avviati controlli sulle acque meteoriche raccolte sotto le piattaforme di stoccaggio, né completati gli studi sul possibile rilascio di sostanze inquinanti dai monoliti di cemento”. Qualcuno, in realtà, propose una soluzione, quella adottata, pochi anni prima, per le armi chimiche Siriane a seguito del massiccio uso delle stesse dal regime di Assad a Damasco durante la guerra civile. Furono portate via, imbarcate su una nave speciale americana e trattate in acque internazionali con un trattamento chimico utile a rendere quelle sostanze non più usabili a fini bellici.
Scongiurato il pericolo dell’inceneritore tutto tornò nell’oblio, non se ne occuparono i media né se n’é occupata la politica e le amministrazioni che si sono susseguite. Non risultano indagini degli organi preposti. Quei monoliti sono sempre li, sempre meno sicuri.
Come spesso accade in questo paese, occorre l’intervento della magistratura per ‘smuovere le acque’.
L’indagine nasce a Reggio Emilia e, chissà come, approda a Civitavecchia con diversi ufficiali inquisiti, vedremo di capire bene per cosa nei prossimi giorni. la magistratura ipotizza la “possibilità” di un “disastro ambientale”, per la verifica del quale ha disposto i controlli, controlli che le amministrazioni avrebbero dovuto disporre a prescindere in tutti questi ultimi anni e dei quali contiamo di conoscerne i risultati quanto prima.
Certo é che se le amministrazioni che si sono susseguite avessero pensato di monitorare la situazione, a disporre esami sui terreni a valle dello stabilimento…., oggi non staremmo qui a cascare dal pero. Tutti sapevano ma nessuno si é dato da fare, da cittadino non me la prenderei tanto con l’Esercito, quanto con chi, per dovere istituzionale, ha il compito di proteggere la salute dei cittadini e mi domando cosa abbiano fatto le amministrazioni di questa città da quel 2016 ad oggi. Vista la reazione dell’attuale amministrazione mi viene da pensare che negli uffici comunali non ci sia nulla, che almeno negli ultimi 10 anni non é stato fatto nulla… eppure la politica era in prima fila nelle manifestazioni…… a cavalcare l’indignazione popolare.
LUCIANO DAMIANI