L’Eclissi del Pensiero Critico: un saggio che ci costringe a pensare (finalmente)

a cura di PAOLA ANGELONI ♦

Viviamo sommersi da notifiche, bolle informative, parole urlate e immagini filtrate. Ogni giorno sembriamo più connessi, eppure sempre più lontani da qualcosa di essenziale: la capacità di pensare davvero. In questo scenario, il nuovo libro di Simonetta Bisi, L’eclissi del pensiero critico. Elogio del dubbio nel tempo dell’algoritmo (Bordeaux editore), arriva come una voce fuori dal coro. Una voce che non semplifica, non consola, ma invita a fermarsi, dubitare, riflettere.

Non è solo un saggio sociologico. È una mappa per orientarci dentro il caos del presente. Un intreccio di filosofia, sociologia, cultura digitale, cinema e politica, che prova a dare un nome a quel senso di spaesamento che molti di noi avvertono ma non sanno spiegare.

Quando a pensare è l’algoritmo

Il cuore del libro è un’analisi lucida – e spesso impietosa – di come la tecnologia abbia preso il sopravvento sul pensiero. Bisi ci mostra come la promessa di libertà digitale nasconda in realtà una gabbia: gli algoritmi decidono cosa vediamo, cosa leggiamo, con chi interagiamo. In un mondo dove tutto scorre troppo in fretta, pensare è diventato quasi un atto controcorrente. Il risultato? Opinioni omologate, verità ridotte a slogan, memoria collettiva frammentata.

Citando Adorno e Kierkegaard, ma anche esempi pop come Black Mirror, l’autrice ci porta dentro le pieghe di un sistema dove anche il dissenso viene assorbito e trasformato in prodotto. Un sistema dove persino le emozioni finiscono per essere regolate da notifiche e algoritmi.

Speculapolis: una distopia che assomiglia molto alla realtà

Tra le immagini più forti del libro c’è quella di Speculapolis, una città distopica in cui tutto è sorvegliato, tracciato, venduto. Droni, sensori, telecamere: la vita privata è ormai un ricordo. Non è fantascienza – è ciò che, in parte, viviamo già. E in questo scenario, Bisi intreccia i dati reali della disuguaglianza (quelli forniti da Oxfam) con una riflessione durissima sulla democrazia trasformata in facciata. Politici e influencer parlano lo stesso linguaggio emotivo, trasformando il consenso in fede cieca.

Intelligenze artificiali, Metaverso e identità perdute

Il libro non si limita alla critica del presente, ma guarda anche al futuro. L’autrice esplora le implicazioni delle intelligenze artificiali “compagne” – come Replika o ElliQ – e della promessa (o illusione) del Metaverso. Sono tecnologie che ci attirano con la promessa di potenziamento e compagnia, ma rischiano di svuotare la nostra umanità più profonda. In questo contesto, la favola del “Bosco degli Specchi” – presente nel libro – diventa una potente allegoria della nostra dipendenza da identità filtrate e irreali.

Una politica-spettacolo e la tentazione del disfattismo

Bisi affronta anche il declino della democrazia: dati alla mano, il 71% della popolazione mondiale vive oggi in regimi autoritari. La politica diventa spettacolo, i cittadini si rifugiano nella vita privata, e i populismi crescono sfruttando la frustrazione diffusa. L’autrice individua tre grandi ferite del nostro tempo: l’individualismo esasperato, la perdita di valori condivisi, e un dispotismo “debole” che lascia intatte solo le apparenze della libertà.

Il dubbio come atto di resistenza

Ma L’eclissi del pensiero critico non è un libro pessimista. È un elogio del dubbio, un invito a riscoprire il valore del pensiero critico. In un tempo che premia la velocità e la semplificazione, Bisi ci ricorda che porre domande, anche scomode, è un gesto politico. E che la vera resistenza non è chiudersi nel cinismo, ma creare nuovi significati, cercare spazi di autenticità, immaginare alternative.

Il dubbio, dice l’autrice, non paralizza: libera. E può diventare la chiave per riconquistare un senso collettivo, una forma nuova di comunità basata sul confronto e sulla pluralità, non sull’adesione cieca a una narrazione dominante.

Lo stile di Bisi è chiaro, ma mai banale. Il libro unisce rigore teorico e scrittura coinvolgente, senza rinunciare alla profondità. Le metafore (come Speculapolis o il Bosco degli Specchi) rendono concetti complessi accessibili e memorabili. Forse mancano soluzioni pratiche, ma è una scelta coerente: non ci sono ricette semplici per uscire dall’eclissi. C’è solo un primo passo: ricominciare a pensare. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di strumenti per interpretare il presente. Questo libro non ti dice cosa pensare, ma invita a farlo per non essere ridotto a un dato in un foglio di calcolo.

PAOLA ANGELONI