DUOS ET BENE PENDENTES
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Atroce menzogna!
Abbietti dèmoni di luterana obbedienza satolli di novella invidia, ingozzati d’antico astio, ebbri di risentimento gettarono in pasto al volgo, sempre ingordo mai sazio, l’infamia che lombi di foemina avessero contaminato il sacro Soglio Petrino.
Vituperio!
Come l’impurità uterina non può far accedere ai sacri riti così è inimmaginabile il solo pensare ad una Papessa in Roma. Eppure questo fu il veleno sparso a piene mani. Si disse, mistificando, che, nel riuscire a celare con arte le sue vergogne fosse una ardita femmina entrata in un cenobio maschile. Di poi, con diabolici meccanismi passando di grado in grado fosse giunta ad essere eletta all’apice col titolo di Giovanni VIII. Si narrò, infino, che procuratasi una impropria ac invereconda pregnanza fosse ella presa d’assalto da dogliosi finali tormenti nel mentre procedeva in devota processione per le vie di Roma, rivelando al mondo l’immondo inganno.
A nulla valse sconfessare l’inanis fabula. Storici, patrologi, giuristi canonici, fini casuisti operarono alacremente alla bisogna. L’ìnclito ed il colto cedettero al dubbio ma la riottosa plebaglia perseverò nella credenza orrida.
Orrida fu ed orrida permane al presente l’ipotesi che il femminile possa amministrare la sacra Verticalità ed i preziosi Tesori Celesti. Già in epoca remota lo Stagirita, ebbe a pronunciarsi sul limite che Natura (gynaikeia physis!!) impone alla femmina. Innanzitutto ebbe a dire, il Maestro di color che sanno, che sequenza primaria è la mascolina triade cibo-sangue-sperma che va raffrontata con quella secondaria femminea di cibo-sangue-latte. Ed ancora, l’osso s’oppone alla carne in quanto il primo permane e la seconda imputridisce: il primo è coniugato col maschile ed il secondo è femmineo. Ed infine, sono le femmine destinate alla condanna di perdere “passivamente” sangue nel mentre il mascolino genere ne ha il perfetto controllo. Dissimmetrie queste ampiamente confermate dai Sacri Testi: il Levitico al capitolo 15 tratta dei divieti relativi alle emissioni corporee dell’uno(gonorrea) e dell’altro sesso(menorrea) onde preservare nette le liturgie dalla nociva contaminazione dal momento che la prima emissione è accidentale ed episodica, la seconda è permanente perché strutturale al sesso.
Con ciò è ampiamente dimostrata come nella missio del femminile sia decisamente escluso il munus ministerii apostolici.
Forti di tali venerande considerazioni la Pia e di certo Santa Ecclesia Romana non poteva che ricorrere ai ripari per porre in sicura darsena il naviglio di San Pietro scosso oltremodo dalla violenta procella.
Fides quarens intellectum! Dunque, in onore della verità si aguzzò l’ingegno.
Si palesò, quale opera del Paraclito, il fugare l’inquietudine attraverso quella certa probatio che attestasse sine dubio le dimensioni più intime della corporeità del neo eletto Pontefice permettendo che l’oggettività probatoria fosse a fondamento della augusta scelta. Dopo la conclusio in causa si decretò che nessuna altra prova potesse essere ammessa. Fugato il dubbio tutti gli avvelenati dardi del Maligno e dei suoi stolti chierici invertiranno di rotta per essere indirizzati verso i peccatori luterani .
Ecco, ordunque, in rapida sequenza ciò che si dovrà rispettare.
Sia apprestata una sedia del genere di quelle di comodo per le fisiologiche necessità, ergo sedia stercoraria. Sia la persona illustrissima, che sarà oggetto post experimentum di venerazione, fatta accomodare sull’artefatto dotato di ampio foramen centrale.
Sia un giovine diacono pronto alla bisogna ovvero che in rapida ma attenta cura palpeggi le pudende del ragguardevole personaggio attraverso il foro sopradetto.
Post palpeggio, ove l’esperimento volga al positivo per il bene della Santa Causa, abbia, l’attore della prova a gridare alto et cum gaudio queste precise parole:
” Habet testicolus duo et bene pendentes!”
A questo alto grido risponda la folla degli ecclesiastici presente in sala cum gaudio et spes queste precise parole:
Deo gratias! Habemus Papam.
Con ciò rimane confermata oltre ogni dubbio, contro ogni spudorata e scellerata malizia dei diavoli luterani la verità per cui, da ora e sempre, sia ritenuta per valida la seguente sacra aurea regula:
Testiculus qui non habet, Papa esse non posset.
( a norma di recenti disposizioni giurisprudenziali italiche qual si voglia “palpeggio” per essere efficiente dovrà avvenire con dinamicità digitale e con prolungata temporalità, dicasi non oltre un grumo di sabbia della clessidra, ovvero 10 secondi moderni).
. . .
Una fake news, questa, per screditare il papato. La storia della Papessa Giovanna che “subentrò” a Leone IV (il papa della nostra Leopoli!) venne ideata attorno al 1240. Questa leggenda fu utilizzata da circoli protestanti e sconfessata da eminenti studiosi. La storia della sedia (di marmo o di porfido) con il foro centrale è invece attestata storicamente e posta in essere per fugare ogni dubbio dopo la circolazione della falsa storia. L’icona del presente articolo pone in evidenza la scena della “prova testicolare”(Innocenzo X è sottoposto alla prova). La sedia gestatoria sembrerebbe essere l’erede della sedia della prova.
La storia dei Papi non sempre è all’altezza del Fondatore. Come non sempre lo è l’interpretazione delle Fonti (il problema del “femminile” è una delle evidenti prove).Ma che nessuno dimentichi, nel giudizio finale sulla storia della Chiesa, l’energia della “vera mistica” operante lungo i secoli e tuttora agente in tempi di indifferenza ed inquietudine.
La storia ora raccontata ci offre, tuttavia, la possibilità per una meditazione sul presente. Quando si tratta di emarginare le donne il genere mascolino si inventa di tutto, anche il ridicolo. E per selezionare i governanti ed i decisori finali cosa si fa? Che cosa si dovrebbe “palpeggiare”?
Eppure qualcosa si potrebbe e si dovrebbe architettare visto il disastro che combina la “mala gestio” di costoro attraverso guerre minacciate, guerre guerreggiate, guerre economiche.
Prendo a prestito John Rawls per il successivo breve ragionamento.
Immaginate, cari lettori, di far bere l’acqua del fiume Lethe ai candidati al governo degli Stati, così che essi possano perdere memoria e non sapere nulla della loro condizione sociale, politica, economica, sentimentale. Attraverso questo “velo dell’ignoranza” essi dovrebbero decretare le norme e fare le scelte che il popolo da essi rappresentato vorrebbero che fossero fatte. Ed ecco il prodigio: Trump deciderebbe senza sapere di essere stato un faccendiere che vuole sempre arricchirsi. Ecco che Putin privo del ricordo della grandeur stalinista si dedicherebbe al vero benessere dei cittadini non macellandoli in guerra. Ecco che Netanyahu ed i suoi odiosi coloni cesserebbero di essere pressati dalla logica del risentimento storico facendo, nelle relazioni umane, scelte disinteressate. Ecco che il mondo islamico non si troverebbe più costretto ad essere sempre fedele al Libro ed alla Tradizione che trasmette, se male interpretato, odio in abbondanza.
Se così fosse, ne deriverebbe l’utopica laica aurea regula:
Iustitia qui non habet, Dux esse non posset.
Confrontando la sacra e la laica aurea regula si può notare, agevolmente, il cambiamento del sostantivo iniziale. Un cambiamento non da poco: Giustizia di contro a mascolini attributi!
CARLO ALBERTO FALZETTI

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E’ l’esempio di un saggio provocatorio che usa la leggenda medievale della “Papessa Giovanna” come pretesto per una riflessione più ampia sui meccanismi del potere e cosa non ci si inventa pur di discriminare le donne. La grottesca descrizione del controllo testicolare diventa la barriera attraverso la quale è impossibile commettere errori di selezione ne è la prova lampante. E’ assai interessante il suggerimento finale sulla scelta dei leader che andrebbe fatta non per gli attributi biologici ma per le qualità morali che uno possiede dove la giustizia primeggia su tutte. La regola che se ne trae è chi non la possiede non dovrebbe essere leader. Un eccellente uso dell’erudizione storica intrisa di satira viene utilizzata qui per fare critica sociologica contemporanea. Ottimo
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