Rubrica: Management Pills – Ripensare la carriera guardando alla fine: una lezione per gli executive

di GIANLUCA GORI ♦

Stephen Covey, nel suo classico “The Seven Habits of Highly Effective People”, propone un esercizio tanto semplice quanto spiazzante: immaginare il proprio funerale. Chi sarà presente? Cosa diranno di noi? Quali valori avranno rappresentato la nostra vita e il nostro lavoro?

Per un executive, abituato a pensare in trimestri, target e performance, questo tipo di riflessione può sembrare estranea o persino scomoda. Ma è proprio qui che si trova una delle chiavi della leadership autentica: definire il successo personale e professionale a partire dalla fine, non dai risultati immediati.

Covey ci insegna che “iniziare con la fine in mente” significa costruire oggi ciò che vogliamo venga ricordato domani. Non si tratta solo di raggiungere posizioni apicali o incrementare l’EBITDA, ma di lasciare un impatto che sopravviva alle metriche.

Peter Drucker, padre del management moderno, affermava: “La gestione riguarda l’efficienza nel salire la scala del successo; la leadership determina se la scala è appoggiata al muro giusto”. Molti executive, nella frenesia operativa, rischiano di scalare con velocità una parete che alla fine si rivela irrilevante rispetto ai valori che più contano.

Immaginare il proprio funerale è un modo potente per interrogarsi:

  • Sto lavorando per qualcosa che ha significato reale?
  • Le persone che ammiro riconoscerebbero la coerenza tra ciò che dico e ciò che faccio?
  • Le relazioni che costruisco oggi parleranno a mio favore domani?

Anche Clayton Christensen, nel suo libro “How Will You Measure Your Life?”, invita i leader a definire i criteri con cui desiderano essere ricordati. Non sarà il titolo in organigramma, ma l’integrità delle scelte, la capacità di aver fatto crescere altri, l’avere costruito ambienti di lavoro migliori.

Per chi guida aziende, team e strategie, questo è un invito a guardare oltre il breve termine. Prendersi un’ora, lontano da email e call, per scrivere oggi il proprio elogio funebre può essere un esercizio rivelatore: aiuta a ridefinire priorità, ad allineare le azioni quotidiane a una visione più alta, e a correggere subito eventuali incoerenze.

In fondo, come disse Seneca, “Non è che abbiamo poco tempo, ma che ne perdiamo molto”. Gli executive più efficaci sono quelli che non si limitano a correre: scelgono consapevolmente dove vogliono arrivare.

Conclusione: Se sei in una posizione di leadership, fermati. Immagina la fine. Poi torna al presente con una domanda semplice ma potente: sto costruendo una carriera – e una vita – di cui sarò davvero fiero?

Il futuro non è qualcosa che si subisce. È qualcosa che si progetta, oggi.

“E se oggi fosse il tuo funerale?” Un esercizio scomodo per dirigere (davvero) la tua carriera

C’è un esercizio all’apparenza strano in The 7 Habits of Highly Effective People di Stephen Covey.
Ti chiede di chiudere gli occhi e immaginare il tuo funerale.
Chi c’è? Colleghi, amici, familiari, conoscenti, nessuno, la tua città, il tuo quartiere, il prete…
Cosa dicono di te?
E soprattutto: ti piacerebbe quello che senti?

Ora, se stai leggendo questo post su LinkedIn, probabilmente sei in pausa tra due call o stai procrastinando l’ennesima revisione di un piano strategico.
Benvenuto. Questa lettura sarà breve, diretta e potenzialmente fastidiosa.

Perché pensare alla fine è un atto di leadership

Immaginare il tuo funerale non è un esercizio dark, è un test di lucidità.
Covey lo propone per farci uscire dalla gabbia delle urgenze e obbligarci a pensare in termini di impatto, di senso. Non parliamo solo di legacy aziendale, ma di quella personale.

“La cosa più importante nella vita è che la cosa più importante resti la cosa più importante.”
— Stephen Covey

E invece? Molti executive passano anni a scalare la montagna solo per scoprire, una volta in cima, che hanno sbagliato vetta.

La trappola della carriera ben gestita ma mal diretta

Peter Drucker distingue tra efficienza e efficacia:

  • L’efficienza è fare bene le cose.
  • L’efficacia è fare le cose giuste.

Ecco, molti manager sono efficientissimi nel raggiungere obiettivi che non hanno più nulla a che fare con i loro valori. Un giorno però ti svegli con in testa i Talking Heads: “And you may ask yourself: Well… how did I get here?”

Ottima domanda. La risposta, spesso, è che sei stato troppo occupato per fermarti a pensarci.

Tre domande da farsi subito (prima che lo faccia la crisi di mezza età)

  1. Cosa voglio che dicano di me al mio funerale professionale?
    Non solo “era un manager brillante”, ma anche “ha avuto un impatto positivo su chi lo circondava”.
  2. Se continuo così, ci arrivo?
    Sii onesto. Non raccontartela. Guardati come guarderesti un tuo report.
  3. Cosa devo cambiare ora?
    Un’abitudine? Una priorità? Un tipo di relazione? Agisci. Non serve meditare per anni.

Clayton Christensen, professore ad Harvard e autore di “How Will You Measure Your Life?” ha osservato che i suoi compagni di corso più brillanti spesso finivano ricchi… ma infelici. Alcuni con rapporti famigliari frantumati, altri con amicizie solo di comodo, altri più consapevoli in piena crisi di significato. Perché? Perché avevano costruito carriere che il CV amava, ma che la coscienza non riconosceva più.

Rock’n’roll e ROI

Già sento qualcuno pensare: “Ok, ma questo non cambia i miei KPI”.
Vero. Ma può cambiare quali KPI scegli di perseguire.

Come diceva Bruce Springsteen: “A time comes when you need to stop waiting for the man you want to become and start being the man you want to be.”

Oppure prendiamola alla Freddie Mercury:

“I won’t be a rock star. I will be a legend.”
Che non significa inseguire la fama, ma lasciare un segno.
Costruire qualcosa che resti. Una cultura, una visione, un modo diverso di guidare.

Cosa resta di te quando chiudi Zoom?

Dopo una giornata di meeting, task, email e “ci sentiamo per allinearci”, cosa resta?
Hai costruito qualcosa? Hai aiutato qualcuno a crescere? Hai fatto la differenza?

“Il vero successo è quando chi ti conosce meglio ti stima di più.”
— John Maxwell

E sai qual è la notizia? Questo tipo di successo non si misura con i numeri. Si misura con i ricordi, con la fiducia, con le conversazioni difficili affrontate bene.

In sintesi

Se oggi fosse il tuo funerale, la sala sarebbe piena di persone che hai influenzato o solo di persone che ti dovevano qualcosa?

Pensaci. E poi torna alla tua to-do list con uno sguardo diverso.

“It’s only rock’n’roll but I like it”, in fond gli Stones mica avevano torto

Ma forse oggi vale la pena suonare una canzone diversa.

GIANLUCA GORI