ALLA RICERCA DELLO SPAZIO PERDUTO – L’INFERMERIA PRESIDIARIA COME LUOGO TEATRALE
di ETTORE FALZETTI ♦
Nella sala d’ingresso della Cittadella della musica è esposta una targa dove si rivendica orgogliosamente da parte dell’amministrazione comunale (siamo all’epoca di Moscherini sindaco) l’aver restaurato, rinnovato e restituito alla città un edificio fatiscente, degradato, abbandonato e ridotto a rifugio di barboni. Non una parola per rammentare ciò che quello stabile in disuso aveva rappresentato appena qualche anno prima per la cultura cittadina.
Quell’edificio era l’Infermeria presidiaria.
Ora, che l’edificio in questione sia stato restaurato e rinnovato (con notevole dispendio di denaro) va senz’altro riconosciuto; che l’uso che ne è stato fatto da allora a oggi abbia giustificato gli esorbitanti costi di realizzazione e manutenzione lascia legittimi dubbi; ma che l’Infermeria presidiaria fosse”solamente” un luogo degradato e abbandonato è una solenne falsità, figlia –come spesso accade- dell’ignoranza della storia.
Sarà utile perciò ricordare cosa avveniva in quel luogo “abbandonato” alla fine del secolo scorso e ricordare come le vicende dell’Infermeria presidiaria si intreccino profondamente con il fermento culturale di quegli anni e in particolare con la storia di un’associazione teatrale da me creata con Elena Tomba, la Compagnia di Serena.
Sul finire degli anni novanta, l’Infermeria presidiaria era utilizzata saltuariamente per mostre di pittura e pressoché sconosciuta ai cittadini. Nel maggio del 1998, l’allora assessore alla cultura Angelo Mori, nell’intento di ricordare il centenario della nascita di Garcia Lorca, chiese a Elena Tomba e a me, condirettori della Compagnia di Serena, di allestire un evento scenico legato al poeta spagnolo.
Convenimmo sull’opportunità di sperimentare spazi scenici alternativi al teatro tradizionale (peraltro il Traiano era ancora cantiere): uno di questi era l’Infermeria presidiaria.
Al primo sopralluogo ci rendemmo conto delle difficoltà ambientali: le finestre senza serramenti, i nidi di piccione fra le capriate, il pavimento settecentesco sconnesso e sporco di guano, gli intonaci che si sgretolavano; un aspetto complessivamente sinistro, un luogo difficilmente fruibile e comunque non nella stagione fredda.
Eppure ci sembrò di intuire le potenzialità teatrali di quello spazio: la dimensione degli ambienti, le strutture imponenti e essenziali, la sorprendente acustica si prestavano straordinariamente a un’utilizzazione scenica; perfino i muri, col loro biancore, si proponevano essi stessi come spontanea scenografia, ma in particolare ci attrasse una monumentale porta scrostata verde pastello in fondo alla prima sala. Fu attorno a quella porta che venne “pensata” l’opera Yo te canto, teatralizzazione di un testo poetico noto per lo più attraverso letture recitate, il Lamento per Ignazio di Garcia Lorca. Un lavoro originale e sperimentale che prevedeva cinque attori (Pietro Benedetti, Elisabetta Tulli, Patrizia Cappelli, Daniela Tombolelli e io) e due musicisti, Gianni Fusini per le percussioni e Gianni Bonavera al flauto. Il forte impatto emotivo e scenico e il fascino di un’Andalusia non riprodotta ma evocata rese la rappresentazione un evento culturale di dimensioni imprevedibili, con cinque repliche a giugno e altrettante a ottobre, per complessivi 500 spettatori che rimasero sedotti e apprezzarono moltissimo la compiutezza di quell’allestimento in quel luogo (va ricordato che 500 spettatori per questo tipo di teatro poco canonico -e considerata la ridotta capienza- è un numero da città metropolitana). Nella circostanza, per la parte grafica ci avvalemmo dell’arte di Ennio Galice, per una corrispondenza di scelte stilistiche che non poté disgraziatamente avere un seguito.
Da allora la storia della Compagnia di Serena si lega strettamente all’Infermeria presidiaria. Nel 1999, la sovrintendenza e la direzione artistica del “rinato” Traiano lanciano l’idea di fare dell’Infermeria ciò che per Roma era il nuovo Teatro India, uno spazio scenico per un teatro alternativo di ricerca, anche accogliendo le nostre sollecitazioni. Durante un sopralluogo, anche Vincenzo Cerami e Nicola Piovani manifestano ammirazione per l’unicità del luogo e arrivano a proporre stimolanti progetti.

( Per la ministagione inaugurale del Traiano la Compagnia rappresenta all’Infermeria, ma nella più grande sala posteriore, Aleph-specchio e labirinto, elaborazione originale in cui confluiscono testi di tre grandi voci letterarie del novecento, fusi con esperimenti di musica e di danza. Un’iniziativa fortemente sostenuta dal sovrintendente Fabrizio Barbaranelli e dal direttore artistico Pino Quartullo che un anno prima, inatteso spettatore di una replica di Yo te canto, aveva scoperto e condiviso con entusiasmo l’ utilizzazione teatrale di un luogo che era stato argomento della sua tesi di laurea in architettura; ancora una volta uno straordinario consenso da parte del pubblico che “esige” una quinta replica oltre le quattro previste.

Civitavecchia inizia a identificare l’Infermeria presidiaria con la Compagnia di Serena: ma nel frattempo altri gruppi teatrali che non amano gli usuali spazi scenici si accorgono della specificità e unicità del posto e vi cominciano a rappresentare opere originali; nel 2000 l’assessorato progetta un cartellone dell’”altro teatro” e l’amministrazione comunale provvede a un restyling e a parziale restauro dell’interno (non senza qualche discutibile decisione, come quella di sostituire la scenografica porta “di Garcia Lorca”): infissi, bagni, riscaldamenti, una tribuna da cento posti consentono una più confortevole fruizione del luogo, anche se con un po’ di fascino in meno: il periodo pionieristico è finito, sembra iniziare la storia del ridotto del Traiano o, se si vuole, del teatro off di Civitavecchia.
La stagione è inaugurata, ça va sans dire, dalla Compagnia di Serena che rappresenta per cinque serate La mite, rielaborazione scenica dell’omonimo racconto di Dostoevskij, una sorta di partitura dove la musica prevale spesso sulla parola. Struttura analoga, ma tutt’altro stile ha un’altra opera in cartellone, Pessoas, rappresentata per cinque serate dall’alter ego della Compagnia, il laboratorio teatrale del liceo Guglielmotti. Complessivamente, per i due spettacoli sono venduti circa 800 biglietti.
In quella stagione esordisce alla regia un giovane che resta attratto da quel luogo e che è destinato a divenire uno dei più affermati e innovativi registi a livello internazionale, Alessandro Serra.

L’Infermeria sembra destinata a divenire ciò che Elena Tomba ed io avevamo sostenuto con convinzione nel nostro intervento di aprile ’99 sul Bollettino del Traiano: “un luogo stabile per realizzare e proporre al pubblico quelle opere artistiche –teatro, musica o danza- che, per il loro carattere, necessitano di un ambiente raccolto, in cui lo spettatore sia a stretto contatto con la performance in un particolare tipo di coinvolgimento emozionale…un centro permanente di sperimentazione e ricerca che, attraverso laboratori, seminari e percorsi polivalenti aperti a tutte le espressioni artistiche, riesca a coinvolgere creativamente quelli che -giovani soprattutto- siano incuriositi da esperienze diverse e da iniziative culturali stimolanti e di qualità”.
Ma nel febbraio 2001 in un momento politico particolare, con la città commissariata, l’Infermeria viene dichiarata inagibile; entro poche settimane vi si sarebbe dovuta rappresentare la seconda opera del Laboratorio del Liceo Guglielmotti, Revery-nel mondo di Emily Dickinson, che si dovette rapidamente riadattare sperimentando (di necessità virtù) una forma di teatro itinerante nei locali del Liceo stesso, peraltro decisamente riuscita.
Quella circostanza non fu esiziale né per la nostra Compagnia né per gli altri gruppi che lavoravano sulla ricerca e creatività, ma certo interruppe un percorso culturale fecondo e qualificante per la città. Se abbandono ci fu, fu allora, ma si sarebbe potuto ricominciare senza stravolgere e “travestire” le caratteristiche strutturali di quello storico e affascinante edificio che io ostinatamente e -perché no?- polemicamente continuo a chiamare Infermeria presidiaria.
Detto questo, e considerato che indietro non si può tornare, resta almeno la speranza che quell’inopportuna targa possa essere corretta, a meno che non sia divenuta anch’essa un documento storico..
ETTORE FALZETTI

Caro Ettore, quanti ricordi e se vuoi quando ci vedremo ti racconterò una storia n̈on lieta su quello spazio, legata al momento in cui apriva il ” mio” Liceo Musicale.
Maria Zeno
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Bravo Ettore che restituisci la storia dell’Infermeria P.residiaria.
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Grazie Ettore,
e’ auspicabile che finalmente la Cittadella della Musica venga utilizzata a pieno, sfruttando tutte le sua grandi potenzialità.
Giuseppe Pucacco
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lo spettacolo di Alessandro Serra con il neonato Teatropersona, si chiamava Larga Noche. Maura Collini, Rossella Di Remigio, Fabrizio Lungarini e alessandro stesso.
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