IL COLORE DELL’ACQUA
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Chiamiamo con una molteplicità di nomi ciò che solo è un Uno (Plotino).
Sugli altari dell’ateismo, della completa indifferenza consumistica, del potere economico, del teismo fondamentalista, della speranza religiosa, della mistica più impegnata brucia un unico fuoco, ma noi ci illudiamo che tante siano le fedi.
I molti aspetti di questi nomi riconducono tutti ad una sola realtà. Eppure insistiamo sulla intolleranza.
Ogni testimonianza di fede, materialistica, economica, politica, spirituale è una sorta di eresia se solo viene considerata come l’unica verità.
Da cosa derivano le guerre guerreggiate, le guerre commerciali, le guerre sociali, l’odio politico, l’odio assurdo che è in mezzo a noi tutti se non da questa illusione di possesso della verità da parte di ciascuno.
La belva più sanguinosa noi la portiamo in petto (J.Boehme).
Se non esistesse l’appropriazione dell’io, l’accentuata individualità del singolo, non esisterebbe la madre di tutte le grandi illusioni: il pre-giudizio, ovvero il rifiuto di comprendere l’Altro da noi.
Se cedesse la volontà propria non esisterebbe alcun Satana, alcun Inferno. Nessun bambino ucciso da bombe e da droni. Nessuna follia relativa al “possesso” dell’uomo nei confronti della donna.
Chi sei tu?
Veramente noi siamo ciò che vogliamo? Siamo solo le nostre passioni?
Niente ti precipita nell’abisso più dell’odiata parola: mio e tuo ! (A. Silesius)
L’Agathos ed il Kakos daimon ci abitano, il Bello ed il Brutto, il Giorno e la Notte, l’Agnello ed il Leone. Come possiamo dire che ci conosciamo?
Quale è la meta di ciascuno? Tutto si risolve nella passione? E’ questo il vero senso? Dove va il fiume impetuoso della nostra vita?
Un giorno il fiume perderà il suo nome con il quale ha percorso lande, scavato alvei, alimentato effluenti, ricevuto affluenti, aggirato montagne. Un giorno il fiume perderà per sempre il suo nome quando, alla foce, si unirà al grande mare dove i nomi individuali più non saranno. Tutto ha una fine.
Che grande illusione pensare di avere in noi il vero.
Il colore dell’acqua deriva dal colore del contenitore che l’accoglie. Noi ci illudiamo di dare il colore all’acqua. Noi ci illudiamo di possedere la via giusta. Ma l’acqua è semplicemente incolore.
Quell’acqua che noi conteniamo nel più profondo dell’animo è uguale per tutti. Non ha il colore che noi le diamo.
Noi ci illudiamo di possedere il colore dell’acqua chiamando con una molteplicità di nomi ciò che solo è Uno.
Chi sei tu?
Tu non sei solo contenitore che produce colore. Tu sei soprattutto acqua incolore. La stessa che hanno tutti.
. . .
TAT TVAM ASI. Tu sei quello. (Chandogya Upanishad, VI,VII,7).
Alla memoria di Ananda Coomaraswamy.

Tat Tvam Asi.
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E invece stan̈no parlando tutti dei dazi.
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Grazie, Carlo, per questa profonda e toccante riflessione.
i vecchi dicevano:”Stiamo tutti sotto lo stesso cielo”…quanta saggezza nelle loro parole e come siamo erranti nel nostro cieco procedere per sopraffazione ed intolleranza.
Maria Zeno
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