“PESCI, PESCATORI, PESCIVENDOLI E CONSUMATORI” – Guida al pescato locale. Le specie ittiche nel Compartimento marittimo di Civitavecchia – 6.
di GIORGIO CORATI ♦
RIPRESO.*
Metti una sera a cena in casa di Giorgio con Marta, Ettore e l’amico Sandro appena arrivato.
Marta: “Beh Sandro. Ora la mia domanda è obbligata. Quali sono in generale gli attrezzi o i sistemi di pesca considerati meno ecosostenibili?”
Sandro: “Rispondo subito, Marta. Quelli considerati meno ecosostenibili o meglio che tendono a provocare i maggiori impatti tendenzialmente negativi sulla biodiversità e sull’ecosistema marino a detta di molti sono la rete da traino pelagica, la sciabica, il palangaro derivante, la rete a strascico, la draga idraulica o turbosoffiante, la tonnara volante e il dispositivo di concentrazione dei pesci noto con l’acronimo DCP o FAD nella lingua inglese. Comunque… esistono anche dispositivi progettati per minimizzare possibili effetti negativi alla biodiversità di specie… tipo… avete sentito parlare di pesca sostenibile?… ecco! Ma esistono pure dispositivi per limitare le catture di individui di piccola taglia e quelli finalizzati alla riduzione delle catture accidentali, cioè quelle catture che riguardano specie ittiche non bersaglio della bordata di pesca”.
Ettore: “Che cosa è questo dispositivo di concentrazione dei pesci?”
Sandro: “Il dispositivo è un qualsiasi attrezzo ancorato, galleggiante sulla superficie del mare che attira i pesci, soprattutto quelli cosiddetti migratori. È combinato generalmente o a una rete a circuizione o a lenze e canne con ami e è in grado di concentrare, nello spazio sottostante, novellame o individui adulti di specie migratorie, per l’appunto. Il dispositivo viene impiegato soprattutto per pesci di grandi dimensioni e per massimizzarne le quantità catturate durante la bordata di pesca… Mi vengono in mente i grandi pesci predatori, tipo… tipo il Tonno rosso Thunnus thynnus”.
Marta: “Scusa Sandro… Al riguardo io so che allo stesso tempo, però, il dispositivo di concentrazione dei pesci può comportare la cattura accidentale di specie… come spesso è stato riportato… di specie protette come i Delfini, ad esempio…”
Sandro: “Hai ragione, Marta…. A onor del vero, però, spesso tali dispositivi sono sostituiti da dispositivi o attrezzi detti “non impiglianti” che sono considerati ecosostenibili”.
Marta: “… E comunque… vado a memoria, adesso… se penso che può interessare tutti noi, in merito alla “Gestione della pesca” il Parlamento europeo1 scrive che il principale obiettivo è “la vitalità del settore nel lungo termine attraverso lo sfruttamento sostenibile delle risorse”.
Sandro: “Sono d’accordo con te, Marta, che sia interesse di tutti”.
Ettore: “Bene, Sandro… è interesse di tutti, in generale dai pescatori ai consumatori, non è così forse!?. Dai… Quali altre interessanti schede hai per noi che dobbiamo decidere se e quando comprare del buon pescato?”
Sandro: “Allora, vediamo… ho le schede del Gattuccio Scyliorhinus canicula, della Leccia Lichia amia, del Sarago maggiore Diplodus sargus, del Palombo Mustelus mustelus e dello Scorfano rosa Scorpaena elongata… Comincio a mostrarvi da subito la scheda del Gattuccio Scyliorhinus canicula”.
Gattuccio Scyliorhinus canicula | Codice FAO Alpha-3 SYC – In civitavecchiese: Gattùzzo, Gattuccio.
Pesce bianco. Principali tecniche di cattura: rete a strascico, amo, tramaglio. Taglia: media/grande (fino a 100 cm circa).
Note. Specie selvatica tendenzialmente vulnerabile all’intensità di pesca (ndr.). È inserita nella categoria Minor Preoccupazione (LC) della “Lista Rossa dei Pesci Ossei marini italiani” dell’IUCN.
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Sandro: “La specie catturata localmente sul nostro mercato è in genere di piccola taglia e commercializzata fresca e anche già spellata, mentre la specie da cattura non locale in genere non è commercializzata in loco. È, inoltre, utilizzata per produrre olio e farina.. di pesce ovviamente… come mangime per l’allevamento di altre specie ittiche. Notate, poi, che anche in questa scheda, come del resto in altre, che abbiamo visto e altre ancora che vi mostrerò, non vi è alcuna indicazione della “stagionalità”. Come già ho detto, qualsiasi considerazione e decisione sul potenziale consumo della specie è lasciata… diciamo… al consumatore e, inoltre, è sempre possibile individuare specie alternative quali valide sostitute sia per qualità, sia per gusto, sia per caratteristiche organolettiche. Occorre anche ribadire che, qualora fossero presenti i mesi per un “consumo di stagione”, i mesi indicati sono da ritenersi un’indicazione… Dobbiamo infatti considerare molte variabili… variabili sia naturali, sia determinate dalle attività umane che…”
Marta: “… che esercitano sia degli effetti sull’ecosistema marino, sia sulla biodiversità di specie”.
Sandro: “Bene, Marta!… Il periodo per un “consumo di stagione” può variare… insomma non è così perentorio! Lasciami anche dire di una cosa, di cui non ho ancora parlato… cioè della taglia. Diciamo che ciascuna specie, a seconda della stagione, della temperatura del mare, della fase del proprio ciclo di riproduzione, delle proprie abitudini e a seconda della propria natura migratoria o meno, si allontana o si avvicina dalla costa, verso il fondale marino o viceversa, per deporre le uova. Sono state individuate delle specie per le quali, per legge è determinata la taglia minima di cattura e vendita. A quelle specie per le quali non è prevista una taglia minima, la legge prevede l’applicazione della misura convenzionale minima di sette centimetri, affinché sia favorita la crescita degli individui allo stadio giovanile, ad eccezione tuttavia di quelle specie che raggiungono lo stadio adulto prima di quella lunghezza. In ciascuna scheda, se notate bene, per ogni specie è indicata la taglia minima di cattura e vendita qualora sia prevista per legge… Ah, badate bene che le misure… diciamo… potrebbero anche variare, per cui accertatevene in autonomia… Inoltre, per alcune specie vige una regolamentazione particolare o il divieto assoluto di cattura o è obbligatoria un’autorizzazione2… Bene!… Poi ecco, continuo… ecco la scheda della Leccia Lichia amia”.
Leccia Lichia amia | Codice FAO Alpha-3 LEE – In civitavecchiese: Leccia, Lecciòla.
Pesce azzurro. Principali tecniche di cattura: amo, tramaglio. Taglia: media/grande (fino a 200 cm circa)
Principali modalità di cottura: arrostitura, cottura al forno o in tegame, grigliatura, cottura in umido, cottura al cartoccio.
Note. Specie selvatica catalogata come Minor Preoccupazione (LC) nella “Lista Rossa dei Pesci Ossei marini italiani” dell’IUCN.

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Sandro: “La specie catturata localmente è in genere commercializzata fresca, ma è estremamente sporadica sul mercato, anche perché non è una specie obiettivo della pesca professionale, mentre la specie da cattura non locale in genere non è commercializzata qui da noi… Ettore, per i buongustai come te, la Leccia può essere un’ottima alternativa alla Spigola o Branzino Dicentrarchus labrax.
Ettore: “Interessante!”
Sandro: “Vi mostro la scheda del Sarago maggiore Diplodus sargus?”.
Ettore: “Si, cosa aspetti! Adoro i saraghi” e sorride come al solito.
Sandro: “Ecco. Vedete? Bene”.
Sarago maggiore Diplodus sargus | Codice FAO Alpha-3 SWA – In civitavecchiese: Sarago, Sarigo.
Pesce bianco. Principali tecniche di cattura: rete a strascico, rete da imbrocco, palangaro fisso, tramaglio. Taglia: piccola/media (fino a 45 cm circa), minima di cattura e vendita: 23 cm.
Principali modalità di cottura: arrostitura, cottura al forno o in tegame, grigliatura, cottura al sale o in crosta di sale.
Note. Specie selvatica; è anche allevata. Ha un ciclo vitale “breve” e sopporta bene l’intensità di pesca (ndr.). È inserita nella categoria Minor Preoccupazione (LC) della “Lista Rossa dei Pesci Ossei marini italiani” dell’IUCN.

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Sandro: “La specie catturata localmente è in genere commercializzata fresca sul nostro mercato, mentre la specie da cattura non locale in genere non è commercializzata”.
Marta: “È una specie molto nota e apprezzata in gastronomia. Ho il ricordo di mio padre che raccontava delle sue immersioni da ragazzo, alle prese con i primi fucili subacquei con fiocina e elastico. Che buffo, quando mi raccontava le sue esperienze in mare!”
Ettore: “Certo… il Sarago maggiore è buono, lo adoro. Vi dico come lo preparo? Dai, si che lo dico” e sorride come al suo solito. “Lo cuocio al sale o… in crosta di sale, no!. Questo tipo di cottura permette di proteggere le carni di pesci di grandi dimensioni dal calore diretto e, inoltre, ne trattiene gli aromi… Lo ha detto il mio amico cuoco!” e sorride di nuovo.
Sandro: “Si, Ettore. Conosco questo tipo di cottura. A volte mi cimento in cucina. Scaldo ben bene il forno fino a raggiungere 200°C. e poi inizio la nettatura del pesce. Dopo, lo distendo su di una teglia a contatto di uno strato di sale marino grosso e poi ancora lo cospargo completamente di sale. A quel punto, inforno e cuocio per trenta minuti circa, mantenendo la temperatura di 200°C. già raggiunta in precedenza. Col trascorrere del tempo controllo come procede la cottura e poi, una volta ultimata, prelevo la teglia dal forno. Rompo pian piano la crosta di sale, elimino le spine, taglio il pesce a porzioni e aggiungo del pepe e dell’olio extravergine di oliva. Come dici tu, Ettore… il gioco è fatto!””.
Ettore: “Ottimo, Sandro!”
Sandro: “Torniamo ai pesci… su carta!” e sorride. “Ecco la scheda del Palombo Mustelus mustelus”.
Palombo Mustelus mustelus | Codice FAO Alpha-3 SMD – In civitavecchiese: Palombo.
Pesce bianco. Principali tecniche di cattura: rete a strascico, palangaro derivante, palangaro fisso. Taglia: media/grande (fino a 164 cm circa).
Note. Specie selvatica, inserita nella categoria In Pericolo (EN) della “Lista Rossa dei Pesci Ossei marini italiani” dell’IUCN. Le sue carni possono essere confuse con quelle dello Smeriglio Lamna nasus (Codice FAO Alpha-3 POR). È Molto simile al Palombo Mustelus punctulatus (Codice FAO Alpha-3 MPT).

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Sandro: “La specie catturata localmente è in genere commercializzata fresca, di piccola taglia, già spellata, ma è sporadica sul nostro mercato, mentre la specie da cattura non locale in genere non è commercializzata.… Questa specie è utilizzata anche come olio e farina di pesce per l’allevamento di altre specie ittiche… Per concludere la breve rassegna… ecco la scheda dello Scorfano rosa Scorpaena elongata”.
Scorfano rosa Scorpaena elongata | Codice FAO Alpha-3 EZS – In civitavecchiese: Scòrfano.
Pesce bianco. Principali tecniche di cattura: rete a strascico, tramaglio. Taglia: piccola/media (fino a 55 cm circa).
Principali modalità di cottura: fumetto, cottura in umido. Interessante nella zuppa di pesce.
Note. Specie selvatica di colorazione a dominanza rossa variabile da brunastra a vermiglia. È inserita nella categoria Minor Preoccupazione (LC) della “Lista Rossa dei Pesci Ossei marini italiani” dell’IUCN.

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Sandro: “La specie catturata localmente è in genere commercializzata fresca, frammista ad altre specie di Scorfano sul nostro mercato, mentre la specie da cattura non locale in genere non è commercializzata qui da noi… Semmai, potrebbe essere confusa con lo Scorfano atlantico Scorpaena stephanica, che ha… un momento… si, ha Codice FAO Alpha-3 SVV e è noto anche come Scorfano “punteggiato”. Si tratta di una specie non tipica del Mediterraneo anche se, ho sentito dire, vi sono segnalazioni della sua presenza nel Tirreno… per lo meno!…”
Giorgio: “Grazie, Sandro. Sono sicuro che hai delle altre schede da mostrarci prima che ci lasciamo… a malincuore direi!…”.
GIORGIO CORATI
