Vladimir a Seattle
di PAOLA CECCARELLI ♦
Forse non è quello che vi aspettereste nel caso decidiate di venire negli States e visitare Seattle, nello stato di Washington, nel grande Nord occidentale americano. Bella e vitale, luogo di nascita di Starbuck, famosa per i suoi parchi verdissimi e il suo Space Needle così come per l’alta percentuale di precipitazioni piovose, Seattle però non è nota a molti per una particolarità davvero interessante: è infatti l’unica città americana ad avere un’imponente statua di Vladimir Lenin eretta in pieno centro cittadino.
Trovarsela davanti può essere per molti una specie di shock culturale.
A dire il vero questa non è l’unica statua di Lenin mai eretta negli USA.
Per esempio, una statua decapitata di Lenin fu posizionata per qualche anno davanti al Mandalay Bay Hotel in Las Vegas ma fu rimossa nel 2019 quando il ristorante fu chiuso. Ci fu poi una statua sistemata nel 1994 in cima al palazzo condominiale chiamato Red Square a New York, nell’East Village. La statua divenne un punto di attrazione per qualche anno ma fu rimossa nel 2016. Nel 2017 a Los Ángeles si installò temporaneamente un largo busto di Lenin in metallo – scintillante sotto il sole californiano – davanti ad una galleria d’arte.
Ad essere ancora più precisi c’è anche un’altra statua di Lenin ancora in piedi. Si trova in Connecticut, nella cittadina di Willimantic. La statua di bronzo di quasi 4 metri mostra Lenin con cappottone e senza i classici berretto e libriccino in una posa pensosa ma rilassata. La statua però a differenza di quella di Seattle non è visibile al pubblico perché si trova dentro uno sfascia carrozze di proprietà di due fratelli locali e circondata da scatoloni e oggetti vari. Bisogna sapere cercarla, insomma.
Fu acquistata dagli Schilbergs nel 1997 per circa 2 mila dollari ed era stata originariamente commissionata dal Fondo Artistico Russo di San Pietroburgo. I fratelli la notarono dentro una nave container e se la portarono nella loro sfasciacarrozze. Sembra che negli anni abbiano anche ricevuto varie offerte per venderla e stiano in procinto di finalizzarne una.
Resta quindi il fatto che solo Seattle può vantare una statua di Lenin in piena esposizione in città, a trent’anni dalla sua installazione.
La storia di come Lenin approdò a Seattle è interessante. Parte nel 1988 quando lo scultore slovacco, Emil Venkov, la scolpì per una competizione artistica in Poprad. La statua però fu buttata giù l’anno seguente durante la Rivoluzione del 1989 e rimase abbandonata in una zona fuori città fino al 1993 quando l’americano Lewis Carpenter in visita in Slovenia la vide e decise di comprarla e portarsela a Issaquah vicino Seattle per farla diventare una specie di attrazione pubblicitaria per il ristorante che aveva intenzione di aprire da quelle parti. La statua gli costò 27 mila dollari più altri 13 mila per trasferirla. Carpenter però non vide mai a compimento il suo progetto perché solo un anno dopo morì in un incidente stradale a soli 45 anni.
Alcuni dati: la statua è alta quasi 5 metri ed è l’unica statua al mondo che ritrae Vladimir Lenin circondato da fucili e fiamme invece che nelle usuali pose iconografiche mentre tiene in mano il famoso libricino o mentre sventola il suo berretto.
Dopo la morte di Carpenter entrò in scena lo scultore di bronzo Peter Bevis che aveva fondato a Seattle il Fremont Art Foundry e si prese a cuore le sorti della statua lavorando con la famiglia di Carpenter e il comune per poterla esporre su un lotto privato che però era al centro di un famoso quartiere di Seattle, Fremont. La statua fu così data in noleggio alla fondazione e nessuno fino ad oggi si è offerto di comprarla.
Dal 1994 quindi Vladimir Lenin svetta perennemente aggressivo e solenne tra bar e ristoranti e macchine. Gli abitanti del quartiere lo hanno ormai adottato a mo’ di mascotte: a Natale lo decorano con lucine e lucette, ad Halloween lo truccano e lo travestono, durante il mese Pride gli mettono attorno al collo ghirlande e bandiere colorate.
C’è da dire che Fremont non è un quartiere qualunque. Concentra infatti tutta la individualità, eccentricità e free spirit propri di Seattle. A Fremont per esempio c’è un altro riferimento alla Russia: un altissimo missile sovietico puntato verso la City Hall, c’è il famoso Fremont Troll, una statua di quasi 6 metri eretta nel 1989 che raffigura un gigante di cemento nell’atto di stritolare una Volkswagen. Il troll è diventato col tempo un’icona di Seattle, ogni tanto appare in qualche film ed è amatissimo dai locali e dai turisti. C’è poi il Pink Place Gum Wall, praticamente un muro di 50 metri interamente composto di pezzi di chewing gum masticata ed appiccicata strato su strato da decenni. C’è una statua alta 6 metri che raffigura un enorme cappello e altrettanti enormi stivali e che in origine funzionava come una gas station.
La statua di Lenin comunque ha avuto anche i suoi detrattori ed occasionalmente polemiche e critiche ne fanno il centro di rinnovate controversie. In passato c’è chi l’ha ricoperta di schiuma da barba o gli ha messo intorno un tutù rosa, l’ha sporcata con immondizia o ha dipinto le mani con vernice rossa a simboleggiare il sangue versato da Lenin.
Interessante notare però come la statua non sia mai stata danneggiata o deturpata in modo permanente.
Recentemente lo Stato di Washington aveva lanciato una proposta di legge per rimuovere la statua perché giudicata “non all’altezza della città di Seattle”. Era stato proposto di creare un gruppo di lavoro per trovare un’altra figura storica per sostituire Lenin ma fino ad oggi la cosa non è andata avanti.
Le maggiori polemiche ci furono nel 2017 quando negli States si fece forza e attirò molti consensi un vasto movimento di idee che voleva venisse rimossa ogni statua pubblica che evocasse eventi storici deleteri per l’umanità.
In varie città, per esempio, furono rimosse statue di Cristoforo Colombo e del generale confederato Robert Lee. L’allora sindaco di Seattle, Murphy, si dichiarò anche a favore di una rimozione della statua ma, incredibilmente, la statua non fu mai mossa.
Si può dire che Seattle decisamente ha un debole per Vladimir.
PAOLA CECCARELLI
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l’immagine di copertina è tratta da wikipedia
