MADRI COSTITUENTI
di VALENTINA DI GENNARO ♦
L’amministrazione comunale, quest’anno, mette al centro delle celebrazioni per la giornata internazionale della donna la Costituzione, in particolare il contributo che le 21 donne della Costituzione hanno saputo dare nella centralità di alcuni principi fondamentali della carta costituzionale.
Sono una donna di parte: una donna di parte che, perciò, non teme il conflitto; che sa che la politica chiede scelte, confronto tra tesi diverse, anche opposizioni e persino contrapposizioni.
Abbiamo bisogno, insieme alle differenze, e persino ai contrasti, di costruire un concorso per solidificare una comunità, questa, che parli a tutte a tutti il linguaggio della convivenza, della convivenza anche oltre la politica, della convivenza come valorizzazione delle differenze, delle diversità da non negare ma, anzi, da nominare e da riconoscere: differenze di genere, attraverso le quali si manifestano due punti di vista diversi nel mondo; differenze etniche, tra nativi e migranti; differenze generazionali; differenze tra credenti e non credenti e tra le molte fedi.
La laicità non è solo un’eredità del passato, e non è neppure solo la pur necessaria e condivisibile difesa dell’autonomia del legislatore. La laicità chiede, in Italia come in Europa, una sua rielaborazione, per farne l’orizzonte di una nuova convivenza, della costruzione di una cittadinanza universale in cui progettare il nostro futuro, un futuro che sta sospeso tra rischi terribili e grandi speranze.
Progettare il futuro si può! Ce lo hanno insegnato per prima le madri costituenti, donne, partigiane, resistente, che scelsero.
Lo sapremo fare se sapremo riandare alle radici più profonde del nostro popolo e delle sue grandi culture. Questa manifestazione è la prima di una serie di appuntamenti in vista delle celebrazioni dell’80 anniversario della Liberazione, che continuerà con il 25 aprile ed il 1° maggio, due date importanti della nostra storia. Il 1° maggio, la festa del lavoro, ci ricorda il mondo e ci raccorda ad una questione fondamentale: il rapporto tra il lavoro e la vita, che decide, spesso, il livello di società e di civiltà. Per anni, non solo questi ultimi, si è vissuto un oscuramento nel mondo del lavoro: un lavoro che ha subito spesso una svalutazione sociale, alla fine della quale è spuntata drammaticamente la precarietà come il male più terribile del nostro tempo. Io penso che sia intollerabile, soprattutto per le lavoratrici, ancora a dividersi tra il lavoro salariale e il lavoro di cura. Perciò, dobbiamo riprendere il filo di un diverso discorso, per restituire il futuro alle nuove generazioni, che ce lo chiedono in molti modi, ma che ce lo chiedono così intensamente.
Il 25 aprile è la radice della nostra Repubblica, della democrazia di questo Paese.
Vorrei che nell’intitolare questo giardino fosse possibile un parallelo ideale con Marzabotto, in quel cimitero sopra una collina annegata nel verde, in un silenzio che esalta il ricordo del genocidio, degli orrori della guerra. Anche lì è nata la nostra Costituzione, la sua irriducibile scelta di pace.
Vorrei ricordare una donna costituente in particolare, che porto nel cuore da sempre, quando lessi la sua autobiografia lo feci come si fa con un romanzo di formazione.
Vite memorabili, che hanno visto e patito cose terribili e di contro hanno fatto cose straordinarie. Quella di Teresa Noce è una di queste vite. Estella era il nome da partigiana che le aveva dato Palmiro Togliatti. Nel 1921 era tra i fondatori del Pci e nel partito la chiamavano anche Madonna Tempesta. Teresa Noce è stata tra le prime 21 donne elette il 2 giugno 1946 all’Assemblea costituente, la prima volta che le donne hanno votato in Italia.
Nata operaia, autodidatta, è diventata segretaria della Fiot, la Federazione italiana operai tessili (quando il comparto tessile era grande quasi quanto il metalmeccanico). Ha combattuto non solo per diritti delle operaie tessili che rappresentava, ma anche per le condizioni di lavoro delle donne in generale. Parlamentare dal 1948, femminista sui generis, si deve a lei la prima legge per la tutela della maternità in Italia (per la precisione la legge 26 agosto 1950, n.860) che costituì la base della legislazione sul lavoro femminile degli anni Settanta.
Fu lei a ideare e organizzare i famosi treni dei bambini, orfani di guerra o di famiglie così povere e disagiate che non riuscivano ad occuparsene, per portarli in Emilia e affidarli a famiglie che li crescessero e istruissero.
Conosce Luigi Longo e si sposano, contro il volere della madre di lui, che definisce Teresa così: «Quella è brutta, povera e comunista».
Longo e Teresa sono perseguitati dai fascisti, entrano in clandestinità. Scappano insieme, in esilio prima a Mosca e poi a Parigi. Con Longo ha tre figli, uno muore di meningite mentre Gigi e Giuseppe (detto Putisc) vengono spediti a Mosca e affidati alle cure del partito sovietico. Glieli riporterà indietro Di Vittorio a fine guerra, dopo sei anni che non li vede, e tra madre e figli è anche difficile comunicare perché parlano francese e russo e non italiano. A Parigi, Teresa partecipa alla fondazione di Noi donne, settimanale per sensibilizzare le operaie alla causa comunista. Poi è in Spagna, a combattere contro Franco. Nel 1943 la arrestano di nuovo e la deportano. Fa il giro di molti campi di concentramento, Ravensbrück (il campo delle donne), poi in Baviera a Flossenbürg e infine a Holleischen dove è adibita a lavoro forzato in una fabbrica di munizioni e tenta un sabotaggio diluendo la vernice con l’acqua. Una sopravvissuta e una combattente, ma anche una femminista e una ribelle.
Nella sua storia c’è tutto il dramma e il dilemma delle donne del Novecento, che è ancora irrisolto. Tra professione (che per lei era la rivoluzione e le fede nella causa e nel partito, infatti nel 1974 intitolerà la sua autobiografia Rivoluzionaria professionale) e la vita privata, maternità compresa. Una donna troppo libera e ribelle, troppo autonoma per un partito governato dalla disciplina forgiata nella clandestinità.
Quando scopre che il potente Luigi Longo la tradisce da anni, chiede la separazione legale, visto che il divorzio ancora non c’era. Erano i tempi in cui Nilde Iotti era costretta a partorire in segreto il figlio di Togliatti (che poi infatti morì precocemente), in cui le donne, per quanto comuniste e lottatrici per l’uguaglianza, non dovevano alzare troppo la testa.
Così, nel 1953 Teresa legge in un trafiletto sul Corriere della Sera che Luigi Longo ha ottenuto l’annullamento del matrimonio a San Marino. Un sotterfugio borghese, la dichiarazione che il figlio Gigi era nato prima e che quello era stato un matrimonio riparatore, la firma contraffatta di Teresa. Un insieme di pugnalate che lei definisce «dolorose più del carcere, più della deportazione». Si rivolge al comitato centrale del Pci, per denunciare il comportamento di Longo. E quest’ ultimo atto di ribellione le costerà tutto. Prima viene esclusa dalla direzione del partito, poi sempre più estromessa, finché non si ammala, si ritira a vita privata e trova consolazione nei figli, nei nipoti e nella scrittura. Morirà a Bologna il 22 gennaio 1980.
Tra i suoi scritti ricordiamo Layka, cagnetta spaziale, un libro per bambini che ha avuto un notevole successo. Immagina che la bestiola non muoia nel lancio sovietico nello spazio ma approdi in un pianeta di nome Gora (uno dei suoi tanti nomi usati in clandestinità), dove il comunismo si è avverato e i lavoratori hanno raggiunto il benessere e hanno tanto tempo libero da dedicare alle proprie passioni.
VALENTINA DI GENNARO
*Immagine di copertina da:


Al solo scopo della verità: 9 PCI, 9 DC, 2 Socialista, 1 Uomo Qualunque.
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Un grazie all’Amministrazione del Comune per la Giornata delle Madri Costituenti.
Il ricordo, vivo anche per il presente, ci corre anche alla professoressa Nanda Bramucci, che ha dedicato il suo lavoro intellettuale e la sua cura al Liceo classico e pedagogico
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che bello, Valentina. Ricordo dolente di una rivoluzionaria cui la rivoluzione non l’ha protetta dal tradimento maschile incarnato anche nel partito .
poi, Paola, Nanda Bramucci é stata animatrice di Amnesty a Civitavecchia.
Lisa Contu
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Certo, Lisa!
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L’articolo combina commemorazione storica e denuncia sociale, ma pecca in profondità analitica e concretezza. Pur offrendo spunti critici sul passato (es. sessismo nel PCI), non li collega sufficientemente al presente, rischiando di relegarli a memoria storicizzata. La sfida maggiore è trasformare l’eredità delle Madri Costituenti in un progetto politico attuale, superando la retorica per abbracciare proposte strutturali.
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