NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE.

di CARLO ALBERTO FALZETTI  ♦

Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole (Qoèlet).

La follia governa il mondo.

La follia governò il mondo.

Il sentiero del giorno è stato smarrito da molti decenni e una luna malvagia già da tempo è apparsa nel cielo.

 Gli abitatori del nostro tempo sembrano immersi in un epoca di angoscia, non è forse questa la tristezza del tramonto cui allude Zarathustra alla fine dell’Ottocento?

C’è molto affollamento tra i commentatori nel trovare analogie con gli anni ’30 del secolo scorso. Forse sono nel giusto.

Ancora una volta, ancora una volta con insistente monotonia, dobbiamo ricorrere alla antica saggezza.

 Ma è un correre dietro al vento grida l’araldo del disincantato: meglio vedere con gli occhi che vagare con la fantasia quando il futuro è già inquieto, quasi raccapricciante, forse drammatico.

Ma le vie concesse ai miseri spettatori non vanno oltre le due: affidarsi alla Ragione per capire, sperare nella Giustizia.  

Scelgo la seconda via e faccio appello al canto ellenico, il più degno fra i canti.

Da sempre il mondo è gravido di pene e partorisce malati di tracotanza(Hýbris).

 Non esiste periodo della storia senza che, chi rivesta  grandi responsabilità politiche, non sia affetto dall’ antico morbo. In taluni momenti contrappesi fortuiti possono depotenziare l’area di azione della tracotanza. Ma esistono momenti nei quali il bilanciamento non accade e la tracotanza ha libero sfogo. La temperie attuale sembra corrispondere ad un libero agire di questa maledetta forza.

 Hy̕bris significa violare il limite, oltrepassare il confine di ciò che Dike, l’eterna Giustizia, ha posto nell’uomo.

Oltrepassare è accecamento (Ate), oltrepassare è essere risucchiati dalla tenebra, oltrepassare è  compiere atti ciechi. E la fame non è mai sazia.

Un oscuramento mentale impedisce di comprendere il limite. L’essere arrivati al pieno potere, la prosperità economica immensa, l’obbedienza supina degli altri, la stupidità dei sottomessi, il riso degli stolti conducono a questa cecità. Pensare il mondo non come quel luogo provvisorio di esistenza biologica ma come un luogo permanente dove il proprio ego inflazionato al massimo possa esercitare un dominio che induca a sentire se stessi simili ad una divinità (imitatio Dei).

 Pensare il mondo come Thánatos e non come Érōs , pensarlo come odio e non come Agápē.

L’arbitrio del più forte trova il suo spazio nel creare oppressione, terrore, morte, danno ma esiste , almeno fino a che un dio non muti il reale, un punto finale per la tracotanza.

Esiste Dike!

 Non una possibilità, non vana speranza ma seria realtà.

Dike e tracotanza percorrono due vie tra loro antitetiche ed alla fine sarà la prima a prevalere. Non fosse altro perché il tracotante è sottoposto al ciclo biologico come il più misero della Terra: la giovinezza ed i capelli neri sono un soffio, piange Qoelet.

Il supplice sembra, dunque, trovare conforto in questo soffio vitale?

Basta per questo il solo evocare una giustizia superiore? Posso dunque cacciare la malinconia dal cuore? Forse lo posso ma debbo allora riconoscere quanto dolore, quanto lutto,  quanto strazio per gli innocenti deriva dall’esistenza del tracotante!

Eppure basterebbe un sussurro di demone o di angelo per far comprendere la Verità a chi osa superare il limite. Potrebbe l’angelo o il demone sussurrare:  “ricordati che nella vita ad ognuno tocca la sua parte!  La parte di cibo, di vino, di terra, di ricchezza, di fortuna, di sfortuna, di malattia. Ciascuno ha la sua e la parte non può essere oggetto di scambio né oggetto di negoziato. Dunque, se pensi d’esser veramente libero sei solo un folle”.

Ecco, se il demone o l’angelo potessero arrivare all’orecchio del tracotante e recitare semplicemente ‘a livella che, tradotta nell’austero linguaggio greco significa che ognuno ha la sua Moìra.

Cloto tesse il filo lungo o corto della vita. Làchete assegna la parte del filo ad ognuno. Atropo taglia al punto giusto, punto che nessuno conosce.

Non accettare il proprio destino, ignorare il ruolo della implacabile tagliatrice del filo, pensare di schivare ciò che le Tre potentissime megere decretano è pura follia.

Ma i tracotanti del momento, come quelli del passato, hanno, purtroppo, dalla loro una giustificazione: tutto è sempre così incerto dal momento che da sempre la moìra ama nascondersi.

 Ed è costume dell’umano ignorarla.

 CARLO ALBERTO FALZETTI