Dalla cultura di massa all’ignoranza di massa

di PATRIZIO PAOLINELLI ♦

Vanni Codeluppi ha pubblicato un denso tascabile dal titolo “La morte della cultura di massa” (Carocci, Roma, 115 pagg.). Le cause della fine di un fenomeno sociale sul quale si è discusso per decenni sono essenzialmente due: la frammentazione della società, la segmentazione della cultura di massa in domande particolari. L’effetto più importante di tali cambiamenti è il dissolvimento della fascia media di consumatori di prodotti culturali. Scompare cioè la fascia che un tempo permetteva di intendere la cultura di massa come un fenomeno sociale uniforme. Il suo posto è occupato da una cultura mondiale assorbita da flussi comunicativi sempre più accelerati. La massa tipica della società moderna non esiste più. Nella società ipermoderna tutti sono collegati con tutti e allo stesso tempo ognuno è solo con sé stesso.

Per quanto stringente il ragionamento di Codeluppi può lasciare perplessi perché le industrie culturali continuano a offrire prodotti come prima e più di prima. Il mutamento è dunque di natura qualitativa. E a circa metà del libro i dubbi si sciolgono: la cultura di massa è stata sostituita dall’ignoranza di massa. Il processo inizia col declino della Tv generalista. La quale è passata da strumento in grado di conciliare qualità e intrattenimento, a strumento destinato a un’utenza di basso livello culturale. Ma la crisi della Tv generalista è solo parte di un degrado generalizzato che investe l’insieme delle industrie culturali collocando le loro produzioni sempre più verso il basso. Due esempi: i produttori cinematografici puntano sempre di più su una stessa pellicola facendola diventare una saga di tale successo economico da non rendere più conveniente investire su film intelligenti o indipendenti; la musica si trasforma in immagine favorendo lo spettacolo, l’avvenenza del, e soprattutto, della cantante.

La diffusa perdita di qualità di prodotti culturali sta iniziando a preoccupare molti studiosi. L’ultimo Rapporto Censis denuncia il dilagare dell’ignoranza nella società italiana e lo stesso Codeluppi parla della “questione dell’ignoranza” come di un problema sociale. Un problema che, contrariamente alle sue promesse, la digitalizzazione ha incrementato. Resta da capire come sia stato possibile arrivare all’attuale catastrofe culturale e allo stesso tempo assistere allo strepitoso sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ma questo è un problema politico. D’altra parte, come la cultura di massa anche l’ignoranza di massa tutela gli interessi delle classi dominanti, favorisce il profitto, diffonde il conformismo, spoliticizza i dominati. Se entrambi i fenomeni hanno lo stesso esito tanti illustri massmediologi si sono occupati più dell’apparenza che dell’essenza: la mercificazione della cultura.

PATRIZIO PAOLINELLI