UNA PAGINA DI STORIA: DEGLI ASSAI MODI COI QUALI VALOIS ENRICO DOVETTE INGRAVIDARE CATARINA DE’ MEDICI.
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Gagliardo nell’ingaggiare il certamen primus fu certo il Valois ma non da meno ne risultò la “fiorentina” che lo affiancava soggiacendo. La congiunzione astrale era del tutto propizia.
Sua Grazia Francesco Primo, compiacendosi, sbirciò di soppiatto i giovanissimi celandosi tra le cortine del talamo (e non fu il solo ad assistere al rituale sverginamento). Gli assalti ben costruiti, gli slanci ardimentosi, i fendenti ottimamente accolti e con dignità subìti, i singulti decentemente trattenuti, tutta la nobile tenzone diede spazio ad una fidente speranza di fertilità per il gallico lignaggio.
Ma tosto l’accostumarsi nella pratica rese fiacco via via l’impeto iniziale. E la dissuetudine divenne padrona della coppia.
Piacque, di seguito, al rampollo divenuto Delfino una matura maliziosa matrona di due decenni più tarda. Forse fu a motivo di uno sdilinquimento meglio gestito, forse fu a causa di una accorta sagacia sperimentata negli anni, di certo è che il futuro regnante si accomodò di buon grado nel caldo vellutato alveo di tal Diana di Poitiers. E tutto ciò a pochi metri dal talamo ufficiale.
Catarina fu dunque lasciata fredda a meditare in un letto ormai divenuto troppo maestoso per un sol corpo.
Ma, la fertilità era ferrea Ragion di Stato. Il matrimonio andava consumato oltre ogni possibile renitenza!
Perseverare, replicare, reiterare, rimbeccare i pessimismi, trattenere l’avversione, non repellere l’atto, sé mai facilitarlo con artifizi et instrumenti vari. Pozioni, elisir, tisane, misture, sanguisughe, unguenti, posture impertinenti, musiche erotiche con flauti e corde tese, tutto fu posto in atto.
I cerusici attinsero a piene mani nella farmacopea che la scienza galenica offriva loro. Si appellarono alla verità ippocratica della teoria degli umori discettando tra sangue, flemma, bile gialla o nera. Ma anche l’alchimia araba venne rovistata da cima a fondo. Parve ottimale cospargere sostanze afrodisiache che congiungessero l’olfatto al macchinoso ingranaggio spugnoso dei corpi cavernosi deputati a rendere erettile ciò che sembrava dominato da una gravità estrema.
Il maschio pensiero del Valois verso la Poitiers rendeva ancor più penoso quell’umano affaticamento virile (narravasi che le dita reali indugiavano per ore tra le tette dell’amata).
Ma procedere si doveva: l’erede aveva da sortire. Il ventre di Catarina doveva esser fatto gravido. Si provò con impacchi di sterco di animale selvatico ben miscelato con polvere di corna di cervo adagiati nelle medicee labbra, si indugiò con decotti di erbe selvatiche, non si risparmiò in balsami, seppur puteolenti. Ma come evitare le cure estremamente naturopatiche anticipatrici della saggezza omeopatica? Ordunque, se le mule sono sterili, sarà l’orina di mula ingurgitata ad agire in opposizione!
Se tutto questo si svolgeva sul corpo di lei, voglia l’amato lettore concentrarsi, giunto a tal punto, nel comprendere quale spietata lotta si andava consumando dal lato del Delfino di Francia tra il sistema neuronale deputato ad esprimere la ferma volontà di Stato e, l’infame ribaldo sistema nervoso periferico che non trasmetteva i necessari impulsi vitali per una acconcia, fertile, regale immissio.
Ma, valga l’adagio, onni soit qui mal y pense!
Improvvisamente, pervenne notizia che dalle lontane lande orientali un antichissimo testo trattava delle mirabili possibilità dovute a certe ingegnose posture. Scritto in un incomprensibile sanscrito un qualche viaggiatore ne aveva portato con sé agili e sintetiche traduzioni. Qualche concetto, qualche postura, diverse inclinazioni, prospettive ben disegnate, erano bastevoli ad eccitare la mente degli addetti al Regal Coito.
E fu, dunque, il momento, il kàiros, tanto atteso: dovette la posizione a rivestir la magna pars nella soluzione, non altro! Questa la conclusione del problema, ormai annoso.
E postura fu.
Ingegneristiche costruzioni di guanciali atti a sospendere i regali lombi medicei di modo che gli arti inferiori configurassero ardite divaricazioni tutte incentrare nel porre un orientamento vaginale propenso alla bisogna. Di converso il Valois, con grazia e doveroso rispetto, subiva torsioni capaci di, con goniometrica precisione, non disperdere l’agognata , per la gloria di Francia, sovrana gittata. E l’arte ebbe la meglio.
Questa la verità!
Era solo “quistione di postura” a motivo di un difetto originale del regale membro, ormai appurato nella sua patologia.
Possiamo con facilità immaginare le cure amorevoli, esenti da qualsivoglia eroticità, che Diana di Poitiers dovette per settimane e settimane elargire all’amato dopo l’immane doveroso sforzo. Quante uova ridotte a zabaione, quante tisane confortanti, quante carezze materne prima di accedere nuovamente, sia pur timidamente, alle reali affaticate pudende.
Cos’ fu fatta la vergine Catarina pregna!
E non una sola volta. Non era certo lei a difettare. I bagni fanciulleschi in Arno non avevan punto intaccatone la fecondità.
Era ormai pienamente abilitata a presenziare, attonita ma spietata, di fronte alle centinaia di cadaveri denudati, violentati, defenestrati degli Ugonotti sparsi indecentemente fuori del Louvre in quella cattolicissima notte estiva di San Bartolomeo.
Ancora una volta: onni soit qui mal y pense!
CARLO ALBERTO FALZETTI
