IL TEOREMA DI TUCIDIDE
di CARLO ALBERO FALZETTI ♦
Da pochi giorni una nuova più eclatante tracotanza è al potere! Debellare i superbi dal mondo è sempre stato lo sforzo dell’umanità anelante la libertà. Proviamo a trarre dalla stessa Storia qualche preziosa indicazione in merito seppur venata di molta utopia. Iniziamo a partire dall’alto, dall’altissimo, dall’apice, dall’Entissimo , da ciò che primeggia nella triade “ Dio Patria Famiglia”. E formuliamo una domanda estrema.
Che cosa fa Dio tutto il giorno?
Errate nell’ immaginare un infinito tedio (a parte deviare pallottole in Pensylvania) .
E’ l’Uomo con i suoi problemi a distrarlo. L’Uomo che lo adora, l’Uomo che lo maledice, l’Uomo che lo pone a capo degli eserciti, l’Uomo che lo tiene impegnato in ogni istante dal momento che ha concesso margini di libertà perchè l’Uomo faccia ogni sforzo per poterLo riconoscere (a parte The Donald che non ha problemi nel sentirlo al suo fianco).
Grande miracolo è per Te l’Uomo, o Dio! Felice diversivo contro l’uggiosa permanenza dell‘infinito.
Ma, ormai, è da tempo che il l’Uomo ha proclamato: Dio è morto! Dunque, ora, semplicemente lo ignora. Etsi Deus non daretur! Così il felice meccanismo si è dannatamente interrotto creando una perfetta consonanza tra un Dio corrucciato ed il disagio dell’Uomo (il dio della Triade non è più Dio!).
Che cosa fa l’Uomo tutto il giorno?
Nel disincanto del mondo attuale l’Uomo tenta disperatamente di fuggire la noia usando quale antidoto una inquieta dilagante preoccupazione per il mondo artificiale da esso stesso prodotto.
Viviamo l’epoca della completa assenza delle passioni collettive. Dove sono finite le grandi Idee? Dove le grandi mete per cui lottare? Fredde forme di ghiaccio che costringono l’acqua a rimanere imprigionata e non scorrere libera, questo ora siamo. Non più il sale della Terra, ma solo sale che ha perso sapore. Vita rattrappita quale quella che scorre quotidianamente nelle immagini dei mezzi comunicativi (a parte qualche evento gioioso a Washington).
Sperimentiamo ogni giorno, con la guerra, nelle varie parti della Terra il collasso della Carità, il vuoto della politica, la stoltezza dei dominatori e le passioni tristi dei dominati.
Il nuovo millennio non ha nulla di nuovo! Siamo entrati nell’antropocene ma nulla è cambiato nonostante si stia replicando l’intelligenza umana passando dal carbonio del corpo al silicio di un circuito.
Ciò che in illo tempore si temeva, nella civiltà super industrializzata si teme tuttora. Nulla di nuovo sotto il Sole!
Che cosa si temeva in illo tempore? La “Forza”, sempre e soltanto questa!
Si narra in una pagina di storia greca che nei confronti degli abitanti dell’ isoletta di Melos gli Ateniesi (Guerra del Peloponneso) esigessero alleanza a tutti i costi Ma tale alleanza venne loro rifiutata. Come conseguenza, gli Ateniesi, decisamente più forti, sgozzarono i maschi di quell’isoletta e resero schiave donne e fanciulli. Tucidide da storico “realista” dichiara il seguente teorema: se si fronteggia un forte ed un debole il primo impone ciò che è possibile, il secondo accetta. In caso contrario è la Forza a prevalere. Morte e schiavitù si pongono quali termini di una “giustizia naturale” (Struggle of life).
Questo teorema ha avuto spazio enorme lungo il corso della storia dando man forte al tracotante di turno. Eppure il teorema ha una possente possibilità di confutazione. Questa confutazione è racchiusa nel momento aurorale del pensiero greco, in un momento dunque antecedente l’epoca di Tucidide.
Il momento aurorale greco è l’Iliade.
L’Iliade è il poema della Forza che rende chiunque sottomesso una cosa. Nel frenetico susseguirsi delle pagine omeriche la brutalità, l’impeto, la ferocia schiaccia spietatamente il più debole ed inebria il tracotante.
Ma c’è un punto essenziale da comprendere: la Forza inebria certo il tracotante ma…. nessuno, forte o debole che sia, la possiede veramente!
La guerra nell’Iliade è un gioco ad oscillazione pendolare. Nel momento massimo della tracotanza ecco seguire l’inverso: chi ha esercitato la Forza soccombe alla Forza.
Achille glorioso vede il suo fiero rivale Ettore prostrato ai suoi piedi che lo supplica: ti imploro per la tua vita, per le tue ginocchia, per i tuoi genitori. Ma, ecco la Forza andar contro chi pensa di possederla. Dirà più tardi Achille: Nulla mi vale la vita….Una vita umana una volta andata non la si riconquista più. (si pensi all’Odissea quando la larva dell’eroe asserisce che pur di ritornare in vita accetterebbe di fare il servo di un guardiano di porci).
Dunque, la Forza sembra apparire qualcosa di “esterno” a tutti. Carnefici e vittime succubi dello stesso destino. Una sorta di Nemesi( Karma per l’Oriente) punisce chi abusa della Forza: la Forza non è proprietà di nessuno, la morte ne è prova esauriente!
Il teorema di Tucidide è falsificato dal primo esordio della letteratura greca in virtù della consapevolezza della “miseria umana”. La saggezza omerica ci indica che ogni posizione di vantaggio può capovolgersi e comunque essa dipende solo da circostanze contingenti, storiche, provvisorie. In ogni caso la morte “livella” tutto e tutti.
Mi sia concessa una opinione ulteriore. Se facciamo lo sforzo coraggioso di leggere finalmente l’ultimo capolavoro della letteratura greca, cioè i Vangeli (poiché scritti in greco!) e non secondo il metro della Bibbia ebraica, vediamo esaltato quel sentimento della miseria umana, sola condizione per garantire l’amore e la giustizia.
E, da ultimo, termino con una ingenua visione utopica: se Putin, Trump, Netanyau, qualche Ayotollah, Xi Jinping ed altri tracotanti “decision makers” potessero aver la “giusta” cognizione di questa letteratura forse….. svanirebbe il tempo in cui i pazzi guidano i ciechi (Shakespeare, Re Lear).
Auguriamoci che le nuove generazioni a cui stiamo cedendo da tempo il protagonismo nella Storia riacquistino la vista.
. . .
Si deve al genio della grande Simone Weil l’interpretazione che l’Iliade possa intendersi quale Poema della Forza. Naturalmente nessuno dei nomi sopra elencati ha la minima idea di chi sia stata la fragile Simone.
CARLO ALBERTO FALZETTI

”Chi prende la spada morirà di spada,.
Ma chi l’ abbandona morirà’ sulla croce.”
temo che oggi alla Weil non sarebbe permesso parlare.
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Come sempre Carlo ci impegna in riflessioni che sono anche vere escursioni filosofiche, culturali con grande rilievo per gli amatissimi greci senza escludere la componente squisita ente spirituale e cristiana, compassionevole.Dell’Iliade di Simone Weil ho scritto su beemagazine e oggi non solo non potrebbe parlare in termini così “eccentrici”.. Oggi una come lei non potrebbe esistere..
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Complimenti per l’articolo, per l’analisi di quelli che ci riporta la letteratura greca sulla forza e su un Dio che fa tutto mentre sono gli uomini a fare tutto, a compiere spesso in suo nome qualsiasi cosa.
Non credo che i potenti conoscano filosofia e storia antica e che forse nemmeno ne sono attratti. Apprezzo comunque la chiusura dell’articolo, la speranza nelle future generazioni anche io credo che ci saranno cambiamenti in futuro. Almeno lo spero, grazie ancora.🌹🐈⬛
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