Perché la STATUA DEL BACIO deve restare.

di ROBERTO FIORENTINI ♦
 
 
Era il 14 agosto del 1945. La Seconda Guerra Mondiale era appena finita e New York festeggiava euforica. Un marinaio venne immortalato in due scatti quasi identici mentre baciava una infermiera con il vestito bianco e la foto divenne immediatamente simbolo dello storico evento. Una foto che simboleggia la fine della guerra, l’avvento della pace. Anni dopo, l’artista J. Seward Johnson, ispirandosi alla famosa fotografia “V-J Day in Times Square” scattata da Alfred Eisenstaedt, volle contribuire a rendere immortale questo momento con un’idea particolare ed unica. Realizzò così una serie di opere in schiuma e uretano rappresentanti la coppia intenta a baciarsi. Le statue presero il nome di “The Unconditional Surrender”. Il famoso bacio approdò per primo a San Diego e poi a SarasotaNew YorkPearl HarborCivitavecchiaCaen in Francia e Key West in Florida. Quando la versione in schiuma di San Diego doveva esser trasferita, a causa della fine del contratto di noleggio, la città decise di acquistarne una copia in bronzo da installare in modo permanente. Il costo sostenuto fu di un milione di dollari, raccolti rapidamente con donazioni al USS Midway Museum, che permisero nel 2013, di collocare la statua nella sua sede definitiva, al Greatest Generation Walk del porto della città californiana.
 
Seward Johnson è considerato tra i più originali e innovativi scultori del nostro tempo. Le sue opere sono presenti in alcune delle più prestigiose collezioni private e pubbliche di tutto il mondo: dagli Stati Uniti al Canada, dall’Europa fino in Asia. Osservare le sue opere significa partecipare in prima persona ad un evento artistico: infatti i personaggi che ritrae, colti nella quotidianità degli atteggiamenti più consueti e banali, interagiscono con i passanti confondendosi e mimetizzandosi nella vita reale.
 
La “nostra” statua del bacio è approdata alla Marina di Civitavecchia, per la prima volta, il giorno 18 ottobre 2011 ed è rimasta fino al 9 settembre del 2014, rimossa per scelta dell’amministrazione guidata dal primo cittadino del Movimento Cinque Stelle, Antonio Cozzolino. Poi una diversa copia tornò nella notte tra l’8 ed il 9 luglio del 2021, voluta dalla Giunta guidata dal sindaco Ernesto Tedesco. In sostanza il “bacio” è ormai da oltre dieci anni che caratterizza lo skyline della città. Nessuno, neppure tra i detrattori più accaniti, può negare che rappresenti, sia per i civitavecchiesi che per i turisti, un punto di riferimento ed un simbolo ormai internazionalmente riconosciuto di Civitavecchia. Ci si da appuntamento sotto la statua del bacio e i crocieristi provenienti da tutto il mondo ogni giorno la immortalano in migliaia di foto.
 
Da quanto si apprende dalla stampa, il costo dell’affitto per un anno dell’opera di Johnson sarebbe di 35.000 euro. Il sindaco Marco Piendibene sembra che abbia comunicato alla proprietà l’intenzione di non voler prevedere una ulteriore estensione del prestito. La motivazione è riportata da TRC con il seguente virgolettato: “La decisione è strettamente economica, visto che il nostro comune è in un momento di ristrettezze, anche in ottica futura. Come farebbe un buon padre di famiglia, si cerca di tagliare quello che è più superfluo, continuando a garantire al meglio i servizi ai cittadini”. Mi permetto di obiettare, anche con una certa forza, che la motivazione economica mi pare, quanto meno, discutibile, vista l’esiguità della somma. Per capirci, per un bilancio di un comune come Civitavecchia 35.000 euro equivalgono ad un caffè per un cittadino. Se affermassi che oggi non prenderò il caffè al bar perché voglio risparmiare un euro, la mia affermazione sarebbe oggetto di una comprensibile presa in giro.
 
Insomma, per dirlo con chiarezza, non credo che la motivazione sia “strettamente” economica ma che si tratti di una scelta che potremmo definire politica e culturale. In questo caso, come ovvio, si tratterebbe di una scelta assolutamente legittima, anche se non la condivido. In ogni caso, qualsiasi sia la vera motivazione alla base della scelta di non rinnovare il nolo della statua, io credo che si tratti di un’occasione persa. “Unconditional surrender” avrebbe potuto fungere da “apripista” ad un progetto di riqualificazione del lungomare come museo a cielo aperto. Sarebbe stato bello se accanto al “bacio”, al quale ormai moltissimi civitavecchiesi sono affezionati, avessero preso posto altre opere di arte moderna e contemporanea. Anche nella nostra città ci sono operatori culturali che potrebbero impegnarsi per far si che la Marina si trasformi in un bellissimo spazio espositivo, con costi decisamente accessibili per una amministrazione comunale.
 
Il mondo culturale cittadino ha decisamente bisogno di una spinta di modernità, di contemporaneità, anche perché molte (delle poche) risorse a disposizione di questo mondo vengono in gran parte impiegate a sostegno di iniziative di conservazione del passato, piuttosto che di costruzione del futuro. Ed io credo che, invece, ci sia un grande bisogno di nuova linfa, di modernità, per provare a svincolarci dal provincialismo che permea una gran parte della vita culturale della nostra città.  
 
ROBERTO FIORENTINI
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