Genocidio o crimini di guerra: che senso ha questa domanda?
di ANNA LUISA CONTU ♦
Ripeto che senso ha porsi questa domanda nel caso dei palestinesi di Gaza e di Cisgiordania? E poi chi si interroga così appassionatamente, in genere per negare che sia genocidio?
È una domanda che si pone l’establishment occidentale o c’è qualcun altro nel mondo che è macerato da questo interrogativo?
Personalmente ho le mie idee in proposito e non trovo alcuna differenza tra i due termini, nè penso lo possano trovare i neonati morti di freddo in una tenda di plastica che non ferma umidità e vento del mare o i loro genitori. Su quelle tende, poi, si scaricano le bombe israeliane che dal 7 ottobre 2023 vengono lanciate dall’esercito israeliano su Gaza.
Sento le persone comuni e il loro giudizio è netto, riguarda la crudeltà, l’efferatezza, la cattiveria dell’esercito israeliano. Non si pongono problemi nominalistici, vedono le poche immagini che filtrano da Gaza e sanno che quello che vedono è male.
Chi si pone questa domanda è la classe dirigente e i mass media occidentali. Fanno dibattiti apposta e non dicono una parola di condanna definitiva verso Israele, anzi continuano a mandare armi sempre più sofisticate per perpetrare il massacro su una popolazione inerme.
C’è razzismo in questo, retaggi coloniali, senso di colpa per quello che l’Europa ha fatto contro gli ebrei nel corso dei secoli fino alla soluzione finale nazista con la complicità dei fascisti italiani. Nessun altro popolo al mondo li ha perseguitati e discriminati come in Europa , dalla Spagna alla Russia; in medio oriente le tre religioni sono convissute in relativa pace finché il colonialismo e l’imperialismo Inglese e francese non hanno tracciato arbitrari confini.
Nato come riparazione , pagata dai palestinesi e dagli arabi in generale, per quella colpa , lo Stato di Israele è vissuto con la paranoia dell’assedio e del pensiero di doversi difendere sempre, mentre si allargava e inglobava territori altrui, istituiva colonie e cacciava i palestinesi. Bisogna leggere A.B. Abrahams il grande scrittore israeliano, per sapere di tutti i villaggi palestinesi scomparsi, con i suoi abitanti cacciati, sradicati gli ulivi e i limoni, sostituiti da alberi non autoctoni per nascondere col greenwashing lo scempio sulla terra e sull’essere umano. Scempio, genocidio, crimini di guerra, impegnati nella questione nominalistica ( il nome della rosa) si dimenticano le bombe che cadono senza interruzione dal fatidico 7 ottobre 2023 , l’attacco dei miliziani di Hamas contro Israele, la distruzione totale dei palazzi e delle case, delle scuole , dei luoghi di culto, degli ospedali bombardati ed evacuati con la forza dai malati gravi e dai feriti.
Costringere la popolazione a spostarsi da nord a sud e viceversa verso zone “ sicure” che sono , poi, regolarmente bombardate. Tutto il territorio di Gaza è un immenso ammasso informe dove non si riconoscono strade, piazze, quartieri. Il dolore per gli israeliani uccisi o rapiti e tenuti come ostaggi a Gaza, travalica in compiacimento per la superiorità militare, l’orgoglio razzista che fa diventare la popolazione civile “il target” di questa guerra.
I dati dicono che immigrati arrivati in Israele dal 7 ottobre ha raggiunto delle cifre che non si vedevano da anni e in particolare negli ultimi dieci mesi in Israele sono arrivati 29 mila immigrati che hanno scelto di beneficiare della “aliyah”, la legge che riconosce a qualsiasi ebreo il diritto legale all’immigrazione assistita, all’insediamento in Israele e alla cittadinanza israeliana. Per questo Israele ha bisogno di terra, territorio per i nuovi cittadini. La necessità della pulizia etnica di Gaza è questa: i palestinesi devono andare via o peggio estinguersi come popolo. E i nostri governi tutti in silenzio!
ANNA LUISA CONTU

(Lo spazio del commento deve rimanere bianco, sarebbe altrimenti solo un flatus vocis).
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mi dispiace , correggo il nome dell’autore di Facing The Forest. Non é Abrahams ma Abraham B. Yehoshua. Mi scuso
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