Come eravamo- La bottega delle Sorelle Pugliesi.

di MARIA ZENO ♦

Le Città  sono attraversate dal tempo, dai cambiamenti sociali e delle abitudini. Cambia la viabilità, cambiano  i sistemi di vita, le mode ; ed i negozi non sfuggono a questa regola.

I Supermercati, quando non i Megastore, i Mall, stanno da decenni prendendo il posto delle piccole botteghe ed anche dei negozi più grandi, nuove attività commerciali aprono al posto di altre, spesso con cambio d’uso radicale, per cui un bar prende il posto di una merceria, o una drogheria lascia il posto ad un centro estetico e così via.

Però la memoria, nostalgica canaglia, spesso ferma i nostri passi frettolosi, ci ferma davanti ad un negozio e ci fa dire :” Ma qui prima che c’era?”.

Mi è successo pochi giorni fa davanti al luogo dove c’era la mitica Bottega delle Sorelle Pugliesi! Via Buonarroti, davanti all’altrettanto epico Chalet del Pincio ( che fortunatamente ancora c’è e continua ad esercitare la sua arte pasticcera).

Quello era l’angolo d’oro dei bambini anni Sessanta e Settanta. Sosta per il maritozzo con la panna e poi ingresso nella Bottega delle Pugliesi, che vendevano…tutto, tutto ciò che  a noi scolari serviva per rallegrare la Scuola e soprattutto i compiti a casa.

Era l’epoca delle ricerche soprattutto di storia e geografia, la nostra Wikipedia era l’Enciclopedia

  “ Conoscere” e le schede del  “Corriere dei Piccoli”; poiché la Maestra ci dava come compito di arricchire le ricerche con disegni e figure, non potendo sforbiciare l’enciclopedia, usavamo le schede, o ritagli di giornali se avevamo la fortuna di imbatterci nella foto di una Piramide o di un Paese esotico ( allora si viaggiava molto meno di ora, per cui la nozione di esotico era molto vasta ).

Ci servivano la colla specifica per la carta ( il Vinavil…), le puntine da disegno per attaccare in classe i nostri capolavori, le matite colorate, le forbici con la punta arrotondata, i gessetti colorati e… la plastilina, sì, il magico materiale che ci rendeva scultori e che imbrattava vestiti, quaderni e grembiulini di scuola.

E le sorelle Pugliesi vendevano tutti questi piccoli tesori e non solo; come non ricordare le liquirizie a forma di pesciolino o altre prelibatezze del genere, custodite nello scaffale a cassetti alle loro spalle.

 Le ricordo sorridenti e gentili, amanti della conversazione e curiose di sapere a quali lavori scolastici servivano le cose che compravamo. Spesso parlavano una sull’altra, partecipi della conversazione con i piccoli clienti.  

Ricordo la cura con cui incartavano gli acquisti, usavano una carta verdolina un po’ lucida in superficie ed avevano sul bancone la chiocciola metallica dello scotch, che misuravano con precisione prima del taglio seghettato.  Non sembri irriverente, ma ricordo che quando lessi “ L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello, al passo in cui il protagonista osserva le commesse che nei negozi incartano i pacchetti, mi vennero in mente proprio le Sorelle Pugliesi.

Da bambina avevo una fantasia piuttosto fervida e mi piaceva immaginare le persone che mi colpivano come creature soprannaturali: loro erano fate benevole, gli album di fogli  colorati che vendevano  erano talismani da usare per rendere piacevoli le mie giornate di studio, ricordo l’odore di quel negozio, un misto di carta e gesso, di matite colorate, l’odore dell’infanzia che abita lo spazio della memoria.

Non  avendo io mai avuto una spiccata manualità – riuscivo di gran lunga meglio nella lettura e nella scrittura- non ero molto felice di dover allestire sontuose ricerche ( non so disegnare!) e allora mi ingegnavo con il collage, ricordo di avere fatto grande uso dei fogli colorati di vellutino (così lo chiamavamo, probabilmente in modo improprio), un particolare tipo di carta.

Ma non solo la Scuola: le Sorelle Pugliesi vendevano molte altre cose, anche giocattoli, bambole, cullette rosa e celesti per i bambolotti e , soprattutto, i piccoli servizi di porcellana, da tè e da caffè: era una gioia riceverli per regalo di compleanno o per la Befana. Forse  avete ancora in qualche vetrinetta le piccole tazzine, i piattini, la brocchetta del latte? Io sì, ho ancora qualche servizietto, spaiato dal tempo, con qualche pezzo mancante che nessuna Intelligenza Artificiale riuscirà a ricomporre.

MARIA ZENO 

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