Lunedì
di MATTEO VECCHI ♦
Al netto di una “quota pendolarismo” tra Pisa e Roma da qualche tempo ho la fortuna di
lavorare a Civitavecchia in una delle sue strade principali e centrali. Ho anche un’atra
grossa fortuna, quella di potermi muovere a piedi godendomi un pochino di quelle che
sono le immagini ed i suoni della città, dal mercato ai viali ed i corsi principali, a qualche
scorciatoia che si affina solo dopo qualche tempo di abitudinari percorsi.
Parlo di poco meno di trenta minuti di passeggiata, divisi tra andata e ritorno, che mi fa
sempre piacere fare. Sempre, un po’ meno il lunedì.
Già perché al netto di quelle sensazioni alla “Sabato del Villaggio” che tutti proviamo, è
l’assenza dei caratteri di normalità che ritrovo in ogni altro giorno che mi lasciano
perplesso. Al mercato non ci sono tanti banchi, le strade sono più vuote, alcuni bar
restano chiusi e, forse la cosa più grave, passando dal retro dello Chalet del Pincio non si
sente quella ventata di cornetti caldi appena sfornati. Insomma l’idea è un po’ quella di
uno spazio laminale all’interno del quale bisogna necessariamente passare per entrare in
qualcosa di nuovo.
Sarà una considerazione banale e data per garantita ma credo sia il fatto stesso che il
lunedì si “sacrifichi” così tanto a farci apprezzare, mano a mano, il resto dei giorni della
settimana e le attività, più o meno slegate dal lavoro, che compiamo ogni giorno fino a
ritornare al lunedì mattina e accorgersi di quanto sia fondamentale.
MATTEO VECCHI
Flanerie…
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Paola Angeloni
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caro Matteo, il lunedì da tempo è sempre più in procinto di divenire un “non giorno”, un luogo spento come un motore che stenta ad avviarsi.
Che la colpa sia anche dei “buongiorno ” whatsapp? Il lunedì quasi temo di accendere, sembra che una sciagura desolante piova nel telefono, il lunedì da evitare come la peste!
Occhio che la damnatio lentamente si estende al martedì chiamato “lunedì mascherato”…e così via, fino alla “rianimazione” del venerdì ed alla allegria, spesso sgangherata e forzata, del sabato, che dell’autenticità del “villaggio ” non ha più nulla.
Maria Zeno
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