Una ricognizione sul pensiero di Franco Ferrarotti
di PATRIZIO PAOLINELLI ♦
In un agile e denso tascabile il professor Nicola Rinaldo Porro ripercorre l’itinerario culturale di Franco Ferrarotti dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi. Un’impresa nient’affatto facile se si considera la mole di libri, saggi e interventi pubblicati dal più noto sociologo italiano. Il volume si intitola “La sociologia critica. La sfida di Franco Ferrarotti” (Solfanelli, Chieti, 2024, 116 pagg.).
Grazie a una sintetica e puntuale ricostruzione il professor Porro ci restituisce la straordinaria biografia intellettuale di uno studioso che inizia la propria carriera con l’analisi del processo di industrializzazione nel nostro Paese, polemizza con Croce, (per il quale la sociologia costituiva “l’inferma scienza”), nel 1961 inaugura la prima cattedra di sociologia in Italia, fino ad arrivare all’oggi interrogandosi sui problemi di stringente attualità. All’interno di quest’arco temporale troviamo una grande messe di temi affrontati da Ferrarotti. Un confronto con la realtà che fa del decano della sociologia italiana un sismografo particolarmente attento ai mutamenti della società e una voce appassionata all’interno del dibattito pubblico.
Durante il ciclo della contestazione che dal va dal 1968 al 1977 Ferrarotti dà alle stampe un testo di grande successo: “Una sociologia alternativa” e indaga il tema della violenza politica pubblicando tre libri sull’argomento. Gli anni ’80 saranno poi particolarmente fecondi. Ferrarotti condurrà diverse inchieste sulle condizioni del proletariato romano (ricordiamo, tra gli altri, lo splendido “Vite di periferia” e la riflessione metodologica contenuta in “Storia e storie di vita”). Allo stesso tempo Ferrarotti si soffermerà sulla religione mandando in libreria una trilogia.
Durante il lungo ciclo della restaurazione che va dal declino del movimento operaio e di quello studentesco ai nostri giorni Ferrarotti si occuperà di una lunga serie di fenomeni sociali, tra i quali: la memoria collettiva, l’immigrazione, la musica pop, la crisi della democrazia liberale, l’impatto sociale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Data questa attenzione a tutto campo c’è da chiedersi se esiste un filo conduttore nel pensiero di questo maestro della sociologia. Sì, esiste e ce lo indica il professor Porro col sottotitolo del suo libro.
La sfida di Franco Ferrarotti consiste nell’insofferenza verso le cancrene del potere. Cancrene forse inevitabili nel processo di crescita di qualsiasi istituzione, sociologia compresa quando serve più gli interessi dei sociologi che della società. La sfida di Ferrarotti consiste dunque nel mantenere l’indipendenza della sociologia da qualsiasi appartenenza: accademica, politica, ideologica. Ma non certo per chiuderla in una torre d’avorio. Al contrario, per farne uno strumento critico permanente utile alla soluzione delle contraddizioni sociali. Una sfida che ancora oggi continua.
PATRIZIO PAOLINELLI

professore magnifico, ho fatto due esami con lui . Il suo assistente Statera era colto ma ostico , lui da vero sociologo accoglieva gli studenti. La politica al di fuori di tutte le sue analisi! Un vero maestro
Emanuela Merla
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Caro Patrizio e caro Nicola, noi immaginavamo (l’immaginazione sociologica) un” mondo meglio di così”.
La fine della guerra fredda ci immerse in una euforia, che ora in Europa e nel Mediterraneo si è tradotta in un lacerante grido di allarme per una guerra totale.
Ferrarotti ci ha guidato nel mondo della sociologia critica e della politica a partire dal 1968 fino agli anni ’80. Avendo frequentato( con Nicola) la facoltà di Filosofia alla Minerva, posso dire di aver visto nascere la filosofia critica e l’irruzione delle scienze umane ( sociologia, antropologia) nei confronti della ” metafisica”.
Spinti da” entusiasmo”, abbiamo sperimentato il metodo della ricerca nel borghetto Alessandrino, abbiamo seguito nel ciclo di protesta successivo le analisi di Ferrarotti, di Nicola e di Alain Touraine!
Ho fatto uso nei miei insegnamenti successivi del metodo di indagine di Ferrarotti, privilegiando, per scelta, l’ insegnamento presso il mondo degli esclusi , le 150 ore per i lavoratori adulti e i carceri. Questo bagaglio di conoscenze ” critiche” mi ha permesso infine di insegnare , a pieno titolo, la storia e la filosofia nel liceo classico! Grazie a Ferrarotti, a cui dedico la mia tesi di laurea , cum laude, ” Sul potere nella società contemporanea”, ma anche al professor Statera ( metodologia della ricerca scientifica), relatore della mia tesi di laurea.
Paola Angeloni
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Io da lettere classiche invidiavo Piercarlo che mi parlava di Ferrarotti. Mia figlia sociologa lo adora e ha un rapporto di amichevole reciproca stima con questo grande vecchio del pensiero sociologico, eterno giovane nella mente e nell’animo. Ho letto tramite Marina alcuni dei suoi innumerevoli scritti apprezzandone sempre anche lo stile,le scelte linguistiche e il taglio espressivo. Maestro anche in quello!👏👏❤️
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