Colpisci e terrorizza
di ANNA LUISA CONTU ♦
L’azione militare della “coalizione dei volenterosi” guidata dagli americani prendeva il nome di “strike and awe”, colpisci e terrorizza.
La guerra moderna ha lo scopo di seminare terrore tra le popolazioni, colpite indiscriminatamente dentro un kibbutz, un palazzo, una scuola, un ospedale, una chiesa o un agglomerato di tende.
E ,versione ancora più terrificante, vedere esplodere un uomo attraverso il suo cerca persone, trasformato in bomba, in un mercato affollato di gente inconsapevole.
Quest’ultima versione messa in atto da Israele non viene considerato un atto terroristico dai media più importanti del mondo, perché non sia mai che quello che fa Israele sia sbagliato. Anzi c’è una malcelata ammirazione verso la sua capacità di intelligence.
Israele, e il suo governo di estrema destra, persegue i suoi obiettivi contro ogni principio di umanità anche contro i suoi stessi cittadini che ogni sabato manifestano per la trattativa per liberare gli ostaggi del 7 ottobre e per protestare contro i tanti militari israeliani uccisi nell’occupazione di Gaza e di cui non parla nessuno.
Nella guerra attuale , Il terrorismo è una delle tattiche usate non più solo dai gruppi di resistenza , in uno scontro asimmetrico, ma anche dagli stessi Stati, accanto ai missili a lunga gittata, agli aerei ipersonici, i droni, i carri armati e quant’altro l’apparato militare industriale riesce a inventare e produrre.
Il domicidio, la distruzione delle case , è una pratica antica nello scontro tra eserciti nemici, e, come scrive Simonetta Bisi nel suo articolo sul blog “ Non si tratta solo della perdita di mattoni e cemento, ma di una violazione profonda della vita domestica e della sicurezza psicologica delle persone”.
Cosa c’é di diverso in questa terribile pratica nelle guerre in corso in Ucraina e in Palestina e a Gaza?
In Ucraina ci sono due eserciti ( ed io non dimentico chi è l’aggressore) che si scontrano anche nei centri delle città con la distruzione che questo comporta delle case, dei palazzi, delle infrastrutture.
I governi israeliani hanno sempre usato la distruzione delle case come metodo per colpire e terrorizzare i palestinesi. Per ogni minimo sospetto di membri appartenenti ai gruppi di resistenza , viene distrutta la casa.
Il 16 marzo del 2003, mentre impediva la distruzione di una casa palestinese, l’attivista americana Rachel Corrie ,venne uccisa da un bulldozer israeliano.
Per una società contadina composta da braccianti, lavoratori a giornata, mezzadri e piccoli proprietari la casa è l’aspirazione massima della vita, centro della vita familiare ma anche di produzione; la sua distruzione è una tragedia tra le più insopportabili.
E i governi israeliani, nella continua politica di espansione e acquisizione di territorio a discapito dei palestinesi hanno usato tutti i mezzi. Hanno usato l’occupazione militare, i coloni legali e tollerato i coloni illegali, quelli che armi in pugno si presentano in una casa palestinese e ne cacciano i legittimi proprietari. In questo modo sono morti centinaia di villaggi nella Cisgiordania occupata.
Attraverso il “Green washing”gli israeliani cercano di nascondere e cancellare ogni traccia di vita antica in quei luoghi, piantando alberi dove c’erano case e vita comunitaria, spesso anche alberi non autoctoni, e facendo crescere foreste.
Nel suo racconto “ Facing the forest” tratto dalla raccolta “ The continuing silence of the poet” del 1968, lo scrittore israeliano A. B. Yehoshua denuncia questa pratica, la foresta per cancellare le tracce della vita precedente che il narratore, che accetta il lavoro di guardiano della foresta , scopre nel rapporto con un vecchio arabo che non ha mai lasciato il suo morto villaggio e che si vendica dando fuoco alla foresta.
“La distruzione dello spazio palestinese è il vero intensificarsi dello scontro, il più importante. È una situazione permanente, data per scontata in tutti i piani israeliani. Ogni palestinese ne è testimone e la vive personalmente. Gli israeliani la trascurano, per ignoranza, indifferenza e perché gli conviene.
Questa è la madre di tutte le escalation, su cui i diplomatici europei o statunitensi a Gerusalemme ricevono regolari aggiornamenti. Ma, sulle bocche dei loro capi in patria, si traduce in cliché come “sosteniamo il diritto di Israele a difendersi”. Anche il cinismo diplomatico sta aumentando” ( Amira Hass – Internazionale ottobre 2022).
Quello che succede a Gaza va ben al di là di un desiderio di vendetta verso Amas. Sono i due milioni e passa di palestinesi l’obbiettivo. Spianare la città, distruggere le abitazioni, le scuole, gli ospedali, le moschee, le infrastrutture , sradicare gli uliveti, distruggere i campi perché non vi cresca più niente , riportare l’economia al grado zero, costringere le persone ad andare via in posti in cui sono indesiderati. Nelle breaking news del 22 settembre la CNN riportava le parole di Netanyhau secondo il quale bisogna deportare tutti gli abitanti di Gaza per avere ragione dei resistenti di Hamas.
Facile immaginare le profonde motivazioni.
ANNA LUISA CONTU
