Indomita
di ANNA LUISA CONTU ♦
Ho tradotto, con una certa emotività, la lettera dell’amico Jon Sperry, fermandomi spesso , perché la questione palestinese mi ha sempre toccata sin da quando era molto giovane. Capisco le emozioni di Jon, il suo richiamarsi alla persona umana, in ebraico, come lui scrive ”mensch” e si interroga sulle radici dell’odio che divide le comunità palestinesi ed israeliane. Nella sua lettera lui non dà risposte, tranne che nelle religioni che si sentono “ scelte da Dio” e si scontrano.
Io , come lui non ho risposte, ma forse dovremo dare uno sguardo approfondito alla Storia e chiederci perché un popolo , per secoli perseguitato e discriminato dal più bieco razzismo, nel suo farsi Stato è diventato uno Stato Canaglia, secondo la definizione di Jonathan Franzen.
In tutta la storia Europea, prima e dopo la nascita degli Stati Nazionali, gli ebrei sono stati perseguitati e discriminati, sottoposti a pogrom (termine di origine russa per indicare le rivolte contro queste minoranze) cacciati e deportati, fino alla conclusione della soluzione finale di sterminio da parte dei nazisti tedeschi, i quali sono stati un prodotto europeo e di nessun altro.
L’origine di quello che che sta accadendo in medio oriente è tutta nostra responsabilità, responsabilità del nostro imperialismo , del nostro colonialismo e del nostro razzismo. Nostro, di noi Europei.
Fino al 1917, quei territori i cui popoli oggi si stanno scannando in Medio Oriente erano parte dell’Impero Ottomano, che all’apice del suo potere si stendeva dall’oceano Atlantico al Mar Rosso , da Vienna a Bagdad e oltre, ed era una realtà multietnica, multiculturale, multireligiosa.
Con la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, l’impero fu preda degli appetiti delle nazioni europee vincitrici (l’Italia si era già impossessata della Cirenaica e Tripolitania ) Francia e Gran Bretagna.
La Gran Bretagna facendo leva sul nazionalismo arabo “promise la creazione di un regno arabo dal Mar Rosso a Damasco e dal Mediterraneo al confine persiano. Questa entità politica comprendeva anche la Palestina”, così scrive Iain Chambers su il manifesto del 25 Agosto. Nello stesso tempo la Gran Bretagna, rispondendo alla pressioni sioniste, promise una patria per gli ebrei in Palestina, nella dichiarazione Balfour che però non alludeva alla creazione di un vero Stato ebraico.
Con l’intensificarsi delle persecuzioni in Europa, a molti ebrei venne concessa la possibilità di emigrare in Palestina legalmente.
Scrive il mio amico Jon Perry “La cacciata di un intero popolo per creare un nuovo stato, come Israele, deve includere l’ammonimento che nel fare questo, i cittadini del nuovo Stato devono trattare i precedenti occupanti, le cui vite sono state completamente sradicate, con il massimo rispetto, deferenza, compassione e gratitudine” . Come dargli torto?
Cento anni dopo permane la negazione dei diritti degli abitanti autoctoni. Quindi la questione palestinese non è nata con il 7 ottobre 2023 e neanche con la Nakbha del 1948 in seguito alla creazione dello Stato d’Israele che costrinse all’esodo i palestinesi a milioni in una vera e propria “ catastrofe”.
Oggi la classe politica israeliana, dimentica delle persecuzioni subite dalle generazioni precedenti, aspira alla creazione di uno Stato etnico suprematista, attuando la politica di sterminio che vediamo in atto a Gaza e rendendo la vita impossibile per i palestinesi nell’occupata Cisgiordania. La violenza esercitata , il martirio che subiscono donne, bambini, vecchi a Gaza, l’apartheid nella West Bank è frutto dell’Occidente collettivo , del suo imperialismo e del suo colonialismo e dell’indifferenza verso il destino di popoli “ marginali”.
Indifferenza anche verso la salvezza degli ostaggi israeliani intrappolati come i due milioni di palestinesi a Gaza e sottoposti a bombardamenti continui da un anno.
Ad Israele è concesso tutto, anche di attaccare uno stato sovrano per raggiungere i suoi obiettivi e non avere reazioni ai suoi atti.
Cominciamo a cambiare anche il linguaggio. Non chiamiamo più i miliziani di Hamas terroristi o terroristi chi lancia pietre contro un soldato armato fino ai denti.
Io li chiamo resistenti.
ANNA LUISA CONTU

E già…. RESISTENTI❤️😔
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cara Anna Luisa, grazie per gli stimoli che solleciti nel tuo intervento. Recentemente è uscito un lungometraggio dal titolo “I bambini di Gaza”. Racconta l’amicizia tra un bambino palestinese è un bambino israeliano, amicizia fondata sulla comune passione per il surf, durante la seconda intifada del 2003. Nel film c’è un passaggio significativo quando il bambino israeliano che quotidianamente vede morte e distruzione nel tratto della striscia che attraversa, chiede al padre quando tutto questo finirà. Il padre risponde: “Un giorno dovremo affrontare due possibilità diverse di futuro: quella in cui loro non esisteranno più o quella in cui noi non esisteremo piu”. Il figliolo replica: “Non può esserci un terzo futuro in cui tutto finirà bene?”. La risposta, secca e drammatica colpisce come una frustata: “Che le tue parole arrivino a Dio”.
Enrico IENGO
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Grazie, Enrico. La terza via, la fine dell’’odio, dei massacri, dell’annientamento reciproco, è quello che auspichiamo tutti. Ma per la riconciliazione non c’è nessun Mandela, oggi, sulla terra. Anna Luisa
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