IL RITORNO DI KAMALA HARRIS
di MARINA MARUCCI ♦
In questa torrida estate dove spesso l’unico refrigerio è stato quello di rimanere in casa, con l’aria condizionata al massimo, cioè utilizzando uno dei tanti fattori che contribuiscono al cambiamento climatico, un giorno, verso il tramonto, quando l’aria è diventata più respirabile, sono andata ad ascoltare la presentazione del libro di Luciana Capretti e Stefano Trincia :”Tredicesima Strada. New York, gli anni ‘ 80, la coppia” presso la Casina Rosa che il Comune di Santa Marinella ha intitolato al suo concittadino Stefano Trincia, appunto. Riporto come scritto in quarta di copertina: “Due anime in una si raccontano in un intenso memoir che è la storia di una grande amore sullo sfondo dei favolosi anni ottanta. Luciana e Stefano sono due giovani sbarcati in una New York in fervida trasformazione … per intraprendere i primi passi di una brillante carriera di giornalisti”. Quello che mi ha più incuriosito del libro, oltre al racconto delle loro avventure e disavventure è la descrizione degli americani, inclini a credere “a tutto e a tutti”, narrando, per esempio, il modo escogitato da molti immigrati italiani, quindi anche da loro, di telefonare a casa, in Italia, senza spendere un dollaro. Bastava dire alla compagnia telefonica che la linea era disturbata, che non si capiva nulla della conversazione per avere il rimborso della chiamata. Un trucco che dalle nostre parti non avrebbe mai funzionato, visto la malizia e il disincanto di noi europei ed italiani ma gli americani rispettavano le regole, e non contemplavano che altri non lo facessero, frutto della loro educazione protestante. Nel libro si legge:” Per lunghi anni un’intera generazione di giovani immigrati italiani ha cercato di adattare la realtà alla propria educazione naturale, sfruttando la leggendaria ingenuità e buona disposizione degli americani a credere a tutto e a tutti, almeno all’inizio. L’avventura americana è stata per molti di noi , fra gli anni 80 e la fine del secolo e oltre, un’occasione unica per soddisfare due esigenze: una culturale e una ideologica. Ovvero vivere finalmente in prima persona il mito americano che ha nutrito la nostra adolescenza e prima maturità, l’America di Hollywood, dei grattacieli, del fast- food, del dollaro, della musica pop rock, e più in generale l’american Way of life. … Allo stesso tempo però, una generazione nutrita di antiamericanismo a prescindere, nemica del nemico di classe, dell’Amerika col Kappa, del turbo capitalismo e del famigerato complesso industriale militare poteva avvicinarsi alla tana del lupo, andarlo a sfidare in casa. Come? Innanzitutto ricorrendo alla furbizia e alla doppia morale”. Il libro mi ha fatto riflettere anche sull’attualità, sul cambiamento in atto negli USA e sulle prossime elezioni presidenziali. C’è chi ipotizza che la vittoria di Trump potrebbe far terminare le due guerre in corso, quella in Ucraina e quella tra Israele e il popolo della Palestina, partendo dallo slogan elettorale “American First” dell’ex presidente, ma credo che un personaggio che non ha mai accettato l’esito delle elezioni del 2020, istigato i suoi fans ad assaltare la sede di Capitol Hill, che nega i diritti civili, esempio l’aborto, e persegue un politica razzista, rappresenti un pericolo per la democrazia, non soltanto nel suo paese, ma in tutto l’occidente, quale esempio da emulare. Intuisco che le cose non sono così semplici da risolvere, ma quello che ho capito è che il partito Democratico americano, con tutte le contraddizioni insite in una organizzazione così variegata, ha avuto il coraggio, visto anche i sondaggi dopo il confronto tra l’ex presidente e l’attuale, di mettere da parte un presidente ormai obsoleto, e indicare la vice premier quale candidata, bentornata quindi a Kamala Harris, forse messa in secondo piano dallo stesso Joe Biden. Lei è una donna con una notevole conoscenza legislativa, eletta nel 2010 e nel 2014 procuratrice dello stato della California, non ha mai dimenticato le sue origini. Nata a Oakland da madre indiana e padre di origini giamaicane ha sempre raccontato la sua condizione di immigrata, se pur privilegiata e le difficoltà affrontate nell’integrazione, fin dall’infanzia. Lei rappresenta quella parte d’America che ce l’ha fatta,è la testimone di una nazione che offre grandi opportunità ai singoli, valore USA da sempre sbandierato e che, in questa prima fase della campagna elettorale ha rivendicato le sue radici e si è subito rivolta alle donne americane sostenendone i diritti.
In Italia abbiamo un Presidente del Consiglio , ( o una Presidente?) che raramente parla alle donne rivolgendosi a loro con il NOI, e che sottolinea costantemente il suo ruolo di madre e di cristiana. Per non parlare del vittimismo insito nelle sue repliche, della caccia alle streghe usata come metodo nel cercare il capro espiatorio di turno, che sia la stampa avversa da accusare, la magistratura da delegittimare, se non addirittura il singolo scrittore e scrittrice da censurare. Questo crea un clima torbido, con aspetti eversivi, simili all’assalto del 6 gennaio 2020 a Capitol Hill, perché la destra europea, come quella oltre oceano, ha punti di vista similari. La nostra Premier con “italica furbizia e doppia morale” non ha votato in Europa con i sovranisti , puri e duri, si è disegnata un profilo ultra atlantista per poi, in casa nostra, mantenere viva la fiamma del Movimento Sociale Italiano, intrattenendo rapporti molto ambigui con l’estrema destra. Si adopera contro i diritti delle donne, salvo strumentalizzarli quando si parla di lei e della sorella, adattando il concetto di “sorellanza”, di femminista memoria, a suo uso e consumo.
Nella Convention Democratica si respira un’aria diversa, si parla di diritto alla felicità, in questo clima oscuro, aberrante, dove ogni avvenimento rappresenta un complotto da distruggere, un nemico da abbattere; insomma un ritorno all’America Way o life; si parla finalmente di comunità e ceti medi da tutelare, forse il tentativo è quello di far rivivere, come nel libro di Luciana Capretti e Stefano Trincia, riferito agli anni’ 80 “ in prima persona il mito americano che ha nutrito la nostra adolescenza” , con tutte le contraddizioni del caso, aggiungo, visto che vengo da una generazione che ha vissuto la stagione delle stragi fasciste, manifestato nei cortei contro la guerra nel Vietnam, contro il colpo di stato in Cile, sperimentato gli anni di piombo e il tentativo di isolare l’opposizione nel nostro paese.
Le mia non vuole essere un’ analisi politica, che lascio fare a chi è più informato di me, ma una lettura personale della realtà; sono sensazioni, riflessioni, percezioni sul presente che mi fanno valutare e arrivare a sperare che l’elezioni di Kamala Harris come Presidente degli Stati Uniti d’America possa essere una risposta democratica all’onda nera che sta cercando di sovvertire le democrazie occidentali, come nel nostro paese ,attraverso i sovranisti e i populisti de “noantri”. Una bella differenza da quando, con altri milioni di persone in Italia, negli anni ‘70 e ’80, credevano nel “sol dell’avvenire”!
MARINA MARUCCI

Ho sempre apprezzato, della Costotuzione Americana, il richiamo al ” diritto alla felicità “, così incoraggiante per l’homo faber, per chi voglia costruire per sé e per gli altri.
Nell’etica cattolica la “felicità ” si configura diversamente, ma questo è un altro grande tema di riflessione, chissà che qualcuno voglia coglierlo:-)
Grazie, Marina
Maria Zeno
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