“CHE AMBIENTE CHE FA” DI LUCIANO DAMIANI – ANCORA IN PIEDI GLI OBIETTIVI GREEN

di LUCIANO DAMIANI

Il tempo delle votazioni é terminato, si é votato in Italia, a Civitavecchia e in Europa, il tema ambientale è stato, in tutte queste tornate, fra gli argomenti più cool dei dibattiti, dei confronti e, cosa da credere, anche nei “salotti” della politica, in quei posti, preclusi ai mortali elettori, nei quali la politica discute in termini e modi che noi non possiamo conoscere, ma nei quali si decidono le sorti della gente, i luoghi nei quali la trasparenza politica dei dibattiti parlamentari si offusca quanto basta per far perdere credibilità nella politica. Magari in quei salotti ci si infiltra pure qualche lobbista, non lo possiamo sapere ma lo immaginiamo.

Se alla fine di tutte queste consultazioni volessimo tentare di trarre una qualche somma, il compito apparirebbe piuttosto difficile. Cerchiamo di stare ai fatti: nella nostra città la giunta di centrodestra, probabilmente per l’infausta scelta del candidato, ha passato il testimone al sindaco Piendibene, sostenuto dal suo partito e dalla coalizione di Verdi e Sinistra ai quali si è aggiunto il sostegno dei grillini nostrani. Al Parlamento Europeo il nostro messaggio é stato coerente con l’assetto nazionale, I Fratelli d’Italia hanno confermato la loro leadership italiana trasferendola nel raggruppamento ECR (Conservatori e Riformisti) ma mentre in Italia Giorgia é leader di governo, nel Parlamento Europeo ECR é gruppo di minoranza, con buona pace di quanti affermano con indignazione che: “le elezioni hanno dato un segnale chiaro, questa Europa é un disastro…ecc.. ecc.. “. Purtroppo per loro il segnale di protesta non é stato poi così potente e deflagrante, come qualcuno vorrebbe dire, sovranisti, pacifisti, novax, nazisti e comunisti non hanno scalfito la solidità di questa Europa ‘moderata’. Il PPE mantiene saldamente la maggioranza ed il gruppo S&D (Alleanza progressista fra Socialisti e Democratici) occupa saldamente il secondo posto nell’assise parlamentare. Assieme, i due gruppi, mantengono invariato il 45% dei parlamentari per cui, Patrioti e Conservatori, pur avendo guadagnato una quarantina di seggi, insieme non fanno il PPE, non possono esigere cambiamenti, non hanno i numeri, nonostante i risultati raggiunti in alcune aree comunitarie. Certo, i risultati elettorali mettono in evidenza la necessità di uno sforzo comunitario per ridurre i gaps che rendono disomogenea questa nostra Unione, la Commissione se ne dovrà occupare. Ursula von der Layen é stata dunque riconfermata alla guida, e non poteva essere diversamente. In buona sostanza le politiche dell’Europa sono state confermate, e chi lamentava le misure ‘green’ dovrà prendere atto che non verranno sacrificate, anche perché i verdi sono imbarcati in questa maggioranza. Sebbene abbiano avuto un pesante calo, hanno perso quasi il 50% dei loro seggi, i Verdi potrebbero essere ‘indispensabili’ per sostenere i programmi della commissione uscente e potrebbero pretendere il perseguimento senza sconti degli attuali obbiettivi green. La Commissione può contare su un largo sostegno: von der Layen é stata confermata con un larghissimo 401 a 284. Non é detto che poi questo consenso si replichi per le varie misure che la commissione si troverà a prendere, ma c’é da pensare che il cammino non sarà ostacolato più di tanto, a meno che la guerra non stravolga tutto e tutti.
Un cammino che vede al primo posto dell’agenda proprio il Green New Deal. Nel suo discorso al Parlamento la leader europea, dopo il preambolo, ha affrontato per prima cosa proprio la questione climatica, ha confermato gli obbiettivi ed ha affermato i ‘numeri’ non senza una sorta di orgoglio, di quell’orgoglio di chi é consapevole di aver fatto un buon lavoro, sempre opinabile, ovviamente. “Nella prima metà di quest’anno l’energia verde ha coperto i 50% della produzione e gli investimenti in tecnologia verde sono triplicati in questo mandato”, “Abbiamo attratto investimenti nell’energia pulita più di quanto abbiano fatto USA e Cina assieme”. La missione per il 2040 é quella di raggiungere il 90% dell’obiettivo strategico. Ha affermato inoltre che le misure verdi dovranno andare di pari passo con l’industrializzazione e per perseguire questo obiettivo sarà annunciato un “Green Industrial Deal” che sarà lanciato nei primi 100 giorni di questo mandato: “I fondi del Next Generation UE terminano ma ne metteremo in campo altri”, e poi “Europe is decarbonizing and industrializing in the same time”. Rivolgendosi ai giovani afferma che “dobbiamo conciliare protezione climatica e prosperità”.
In quest’ottica l’azione della commissione sarà quella di reperire ed incrementare investimenti e riportare in Europa i flussi finanziari che, per vari motivi, ne escono e che contribuiscono a sottrarre risorse all’Unione. Ma non ha detto come pensa di farlo, ad occhio e croce ci sembra particolarmente difficile, chissà se ne ha parlato con Christine Lagarde. In premessa ha detto che nessun paese può pensare di affrontare le sfide da solo, per cui c’é da pensare che si tornerà ad utilizzare lo strumento dei ‘titoli europei’, debito comune per investimenti mirati, particolarmente verso quei paesi che hanno maggiori criticità.
Ciò detto bisogna riconoscerle un piglio assolutamente risoluto, bisogna vedere se sarà ugualmente risoluta ed autorevole con i suoi partner così come ha mostrato di essere nel suo discorso al Parlamento. Di certo non ha lasciato nemmeno una briciola a chi ha chiesto moderazione e realismo sui temi ambientali, ad iniziare dalla Meloni, segnale piuttosto chiaro ed inequivocabile, non proprio di buon auspicio nei confronti del nostro paese “conservatore”.
Ma noi, che siamo abituati ad essere più realistici, facciamo i conti con una filiera non propriamente sintonizzata sulle stesse frequenze, il governo Meloni, o meglio, il popolo italiano, non ha apprezzato il New Green Deal europeo ed ha acclamato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Che pensare? Il “nessuno deve rimanere indietro” della pandemia varrà anche per i nuovi corsi Green e Industrial? Difficile da dire, meglio non pronosticare. La filiera poi é disomogenea anche a livello locale, la città ha una giunta di centrosinistra con una forte presenza del M5S, questa giunta riuscirà quindi ad avere il supporto governativo per la propria parte.
Il Ministro Pichetto Frattin, fra una elezione e l’altra, ha inviato a Bruxelles il suo PNIEC, il piano per l’energia e il clima nel quale il governo segna la strada per perseguire gli obiettivi comunitari e lo invia a Bruxelles per l’approvazione. Durante la presentazione il ministro pare abbia fatto un ‘bagno di realismo’, ha messo le mani avanti, ha detto che gli obiettivi sono difficili da raggiungere e che bisogna tutelare l’economia. Insomma, da una von der Layen ‘cazzuta’, o se vogliamo ‘con la cazzimma’ nell’affermare obiettivi e intenzioni, scendiamo ad un ministro dell’ambiente tiepido, del tepore di chi non é propriamente convinto, mentre appare particolarmente convinto quando parla di nucleare. Dobbiamo, per onestà intellettuale, riconoscere che il nucleare é visto come ‘sostegno’ alle altre fonti sostenibili. Per capire bene le parole occorre però leggere i numeri e, i numeri del PNIEC dicono che il nucleare, con l’utilizzo di centrali di piccola taglia, potrebbe coprire solo una quantità residuale di produzione energetica rispetto alle altre fonti sostenibili e non nel prossimo futuro, ma fra 20 o 30 anni. Ammesso e non concesso che si superi il referendum che ha fermato l’utilizzo delle centrali nucleari nel nostro paese. Tutte cose riconosciute nel PNIEC per cui viene da chiedersi il perché si ipotizzino investimenti tempi ecc.. per qualcosa che é inattuabile e limitata nelle dimensioni. Leggendo il PNIEC si avverte una sorta di eccitazione che aleggia sospesa laddove si legge che ben altro contributo potrebbe dare il nucleare se si potesse realizzare al massimo della sua potenzialità. Che l’idea del nucleare pervada il PNIEC di Pichetto Frattin lo si comprende quando si leggono i numeri dei finanziamenti dedicati alle varie fonti rispetto alla copertura che esse hanno nel mix delle fonti energetiche sostenibili. Intanto il MASE si é ‘portato avanti’ nel lavoro mettendo in piedi una ‘Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile’ con ipotesi di scenario a lungo termine (2035 – 50) ipotesi che mirano a valutare la “utilità/convenienza” dell’ipotesi nucleare. Gli scenari individuati come possibili vedono al 2050 una capacità di soli 8 GW dei quali solo 0,4 da ‘fusione’ la totalità saranno da fissione in micro impianti per una produzione stimata di circa l’11% della produzione energetica nazionale (64 TW). Ma dobbiamo ancora risolvere i problemi delle scorie che abbiamo mandato all’estero e che ancora non ci siamo riprese indietro, il nucleare sicuro é evidentemente ancora di la dal divenire reale applicazione con buona pace della migliore delle ipotesi, la realizzazione al massimo della potenzialità, che vede il nucleare coprire il 22% della produzione energetica, é evidentemente ben poco realistica. Credo sia inutile elencare tutti i motivi per i quali l’opzione nucleare sia particolarmente difficile da tradurre in fatti concreti, motivi che il PNIEC ignora del tutto, fa i conti senza l’oste. In più lo scenario con il nucleare si dice che ci farebbe raggiungere il “NET 0”, con un risparmio di 17 miliardi di Euro. Riporto questo dato per dovere di cronaca ma, considerata la tipologia e le implicazioni, lo spettro della lievitazione dei costi, cosa nella quale siamo specialisti, unita alla nostra capacità di non terminare le opere, c’é da farsi tremare i polsi.
Intanto che viene cambiata la normativa nazionale sul nucleare, il ministero si porta avanti programmando investimenti fino al 2030 per 500 Mln. di Euro nell’ambito della ‘Mission Innovation’ (MI2.0). Di questi al ‘Green Powered Future Mission ne sono assegnati 317 di cui 135 per il nucleare e 182 per “fonti rinnovabili, stoccaggio dell’energia, tecnologie di rete, dati e digitalizzazione delle stesse”. Si programmano cioé investimenti, per una tecnologia non ammessa nel nostro paese con effetti benefici a lungo termine in quantità realisticamente poco più che residuale, in quantità sproporzionata agli investimenti per l’insieme delle fonti rinnovabili, accumuli e tecnologia di rete dati e digitalizzazione della stessa.

Per onestà intellettuale dobbiamo riportare che al programma Clean Hydrogen Mission sono destinati 118 mln (circa 23% dei 500 totali).
Con queste premesse il raggiungimento degli obiettivi é davvero un miraggio. Il Ministro Pichetto Frattin è forse sensibile a quanti aborrono le immense distese di pannelli che distruggono l’agricoltura, a quanti non vogliono vedere le foreste di pale eoliche che distruggono il panorama e creano servitù, dev’essere molto sensibile alle pulsioni dei social o forse, é stato messo li senza che abbia una vera coscienza ambientale per obbedire agli input di qualcuno a lui superiore. Forse qualcuno gli avrà assicurato che in Italia si potranno fare le centrali nucleari. A chi verrebbe altrimenti in mente di stanziare così tante risorse in tecnologie al momento impossibili? É come investire per costruire una casa su un terreno non edificabile pensando che la cosa cambierà. Al Ministro piace forse scommettere con i soldi dei contribuenti? La mission del Green Deal é quella di abbattere le emissioni oggi, non dopodomani, e per farlo abbiamo know how, tecnologie e risorse da impiegare subito e che frutteranno energia sostenibile da subito. Qualcuno glie lo dica.
Continua……
LUCIANO DAMIANI
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