OLTRE I CONFINI: LA SIMBIOSI TRA UOMO E MACCHINA
di MARCELLO ROCCHETTI ♦
Il tema sull’Intelligenza Artificiale ha sollecitato molti degli amici di SpazioLiberoBlog i cui interventi avrebbero potuto trovare uno “spazio” più consono e naturale quale è quello dei commenti. Le considerazioni, tutte interessanti, sarebbero state nel caso specifico archiviate e catalogate automaticamente dal blog, cosa che avrebbe facilitato riletture successive e magari stimolato ulteriori riflessioni. WhatsApp d’altro canto è un’applicazione di messaggistica che consente certo comunicazioni istantanee tra individui e gruppi, ma il nostro messaggio su chat è destinato inesorabilmente a lasciare spazio a quello successivo, e se dovessero essercene molteplici, vedi il caso in questione e magari affrontando altre tematiche, la volatilità (la sparizione) dei nostri interventi è assicurata.
Ritornando sull’argomento “Intelligenza Artificiale” che tanto ci tiene impegnati, vorrei soffermarmi sull’utilizzo più corretto dell’acronimo che è AI (Artificial Intelligence) in quanto l’IA (Intelligenza Artificiale) è ristretto ai nostri limiti territoriali.
Fatta questa premessa, l’accostamento tra Intelligenza Artificiale e l’Intelligenza Umana è certamente suggestivo, ma porta inesorabilmente a degli equivoci.
Vorrei provare a individuare alcuni elementi che ci consentiranno di avere un’idea seppur approssimata su cosa sia l’AI.
Molte perplessità nascono, a mio avviso, dalla scelta non proprio felice del nome: “Intelligenza” che si stempera ma non troppo se andiamo ad aggiungervi l’appellativo di “Artificiale”: la scelta risulta essere sicuramente assai meno felice quando la si vorrebbe accomunare a quella umana.
Per aiutarci a diradare qualche perplessità che aleggia intorno ai più, me compreso, vorrei fare un esercizio di schematizzazione sull’argomento pur rendendomi perfettamente conto di cadere nella superficialità, ma ritengo sia pur sempre un tiepido inizio.
Confronto tra le capacità di AI e IU:
- Intelligenza Artificiale: Eccelle nell’elaborazione di grandi quantità di dati, nel riconoscimento di modelli complessi e nell’ottimizzazione di compiti ripetitivi.
- Intelligenza Umana: Possiede quella creatività che non sarà mai riproducibile artificialmente. Riesce a porre in atto azioni appropriate in base al contesto e alle circostanze. Sa realizzare un adattamento immediato a fronte di situazioni mai sperimentate. Non ultimo, sa applicare in tutte le occasioni il buon senso (quando se ne è dotati😒). Cosa del tutto estranea all’AI.
Modalità di apprendimento non equivalente:
- Intelligenza Artificiale: E’ un insieme di algoritmi e reti neurali, sempre artificiali, la cui interconnessione si basa su regole preimpostate e cosa non da poco è in grado di elaborare una immensa quantità di dati offrendo risultati alla velocità della luce. Non trascuriamo tuttavia che il limite, dietro i risultati che si ottengono, è l’errore umano che sa sempre nascondersi bene.
- Intelligenza Umana: E’ l’insieme di connessioni tra miliardi di neuroni che interagiscono in modo dinamico attraverso un processo cognitivo che sfugge alle nostre conoscenze e alla nostra immaginazione. L’intelligenza umana comunque può risolvere brillantemente ogni tipo di complessità si presenti integrando tra loro processi sia emotivi che istintivi.
Sono perfettamente consapevole che un paio di semplici considerazioni possono addirittura apparire fuorvianti ma gli equivoci, a mio avviso fondamentali, che nascono tra le due “intelligenze” sono quando si vogliono attribuire all’AI caratteristiche umane come la coscienza o la sensibilità che non potrà essere mai raggiunta da una macchina pur sofisticata e da innumerevoli algoritmi altrettanto sofisticati.
Le affermazioni appena concluse spero non vengano smentite, considerata la inimmaginabile velocità delle innovazioni avvenute nel campo dell’AI. Qualche dubbio che mi inquieta è tuttavia in me presente, anche se mi rasserena pensare l’”Intelligenza Artificiale” come un Robot i cui movimenti a scatti saranno sempre più armonici ma non paragonabili agli armoniosi movimenti di una ballerina del Bolshoi Theatre.
Pensiamo solo a qualche anno addietro quando per scrivere utilizzavamo carta e penna. Per recapitare il nostro scritto poi, dovevamo servirci delle PT. E che dire dell’inumidire del francobollo? Chi non ha mai tirato fuori la lingua per farlo ha certamente meno di 20 anni! Non è assolutamente mia intenzione mandarvi nel panico se vi faccio pensare allo Smartphone che noi tutti possediamo, all’Internet mobile utilizzato sullo stesso cellulare, alle App di messaggistica come WhatsApp, alle videochiamate, alle conferenze possibili in qualsiasi punto del mondo attraverso il WEB, alle archiviazioni dei nostri dati online, alle foto e ai video sia nostri che provenienti dal mondo intero e la finisco qui ché sento esaurirsi le mie energie, non prima di rammentarvi i nostri “amatissimi” SOCIAL che hanno cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità.
Ah dimenticavo: per dare forma a queste riflessioni mi sono servito anche dell’AI.

MARCELLO ROCCHETTI

Niente male come “tiepido inizio”!
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Sono Corrado
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Analisi chiara e puntuale. Grazie, Marcello!
Nicola R. P.
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Le immagini iconiche della ballerina del Bolshoi e del bambino del film A.I. di Spielberg ( bambino macchina, che adora la mamma e viene abbandonato, come macchina, in una discarica) mi spingono a riflettere sul nostro modo di vedere attraverso il senso comune. Questo é ostacolo per il progresso della scienza , anche informatica, superabile se andiamo oltre la dimensione conscia del pensiero teorico fino alla dimensione inconscia dell’ immaginazione. Il regno soggettivo e “poetico” dell’ immaginazione rappresenta, come afferma Marcello, un necessario complemento estetico alla conoscenza scientifica: la” coscienza diurna”, di natura maschile e tesa alla ricerca dell’oggettività scientifica, deve venire integrata da una “coscienza notturna” di natura femminile ( maschile e femminile in termini junghiani), in grado di produrre anche immagini primitive che operano con creatività poetica nel nostro cervello.
Altrimenti ,non mi spiegherei come Marcello, che “usa” assiduamente l’informatica, si diletti assiduamente con la chitarra e il contrabasso!!
Il XXI secolo è l’epoca del cervello.
Bertrand Russell: ” Scienza è quello che si sa, filosofia è quello che non si sa”.
Paola.
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articolo e commento davvero suggestivi perché riportano in un ambito a me congeniale, collegando un fenomeno ipertecnologico all’essere come biunivocita’, per fortuna consustanziale… ❤️
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Inizio a commentare e poi evidenzio il mio nome.
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