DOPPIO PASSO
di ANNA LUISA CONTU ♦
Sabato 6 e domenica 7 luglio nell’androne del museo cittadino, circondato da statue, erme, capitelli, sarcofagi romani, la ricchezza del nostro museo, si è svolta una messa in scena titolata “Doppio passo”.
I due bravissimi interpreti Novella Morellini e Pierfederico Bianchi si sono “mossi” in uno spazio scenico dove niente accade, solo l’incontro tra due persone che si squadrano, si osservano, si scontrano, si assaltano a parole come in una cavalleria rusticana o un duello western.

Chi sono i due? Dal loro incontro-scontro orale apprendiamo che sono un venditore e un compratore, di non si sa quale merce , che rimangono intrappolati in un gioco pericoloso in cui il vendere e l’acquistare si tinge di paura dell’altro, sensi di colpa, desiderio ora trattenuto ora esplicitamente espresso.
In questo atto unico tutto è indistinto. Non sappiamo il tempo in cui avviene l’azione anche se il titolo originale alluderebbe ai campi di cotone in cui erano costretti al lavoro schiavistico i neri catturati in Africa e deportati nelle Americhe. In quei campi le relazioni erano impedite ed ognuno era solo ad affrontare la sua tragica condizione di essere umano .
Nel testo originale i personaggi sono due uomini di cui uno è nero, forse alludendo a quei campi di cotone. Nella riduzione fattane da Massimo Curci e dal suo gruppo teatrale “Scatola folle”, sono un uomo e una donna e forse chissà l’uno è specchio dell’altra. Ho pensato che fossero un unico personaggio con i tratti del maschile e del femminile ma anche dei tratti della bestia. Infatti il linguaggio usato, profondamente allusivo e simbolico, è ricco di immagini animalesche, di immagini di guerra ma anche di bucolica serenità.
La trattativa tra i due che non sappiamo cosa riguardi (essi negano che sia il sesso o le sostanze) forse è la vita stessa che non ha un andamento lineare, come lamenta l’acquirente, ma un andare e venire, un muoversi in spazi angusti come all’interno del museo di Civitavecchia, desiderando altro da questa terra ingrata.
Un piccolo gruppo di una trentina di persone ha assistito alla rappresentazione di sabato, in silenziosa attenzione verso una rappresentazione non certo facile. E nelle parole di Massimo Curci “ Solo noi potevamo avere il coraggio di presentare questo testo il 6 luglio in un museo”. Ed è vero , da tempo “Scatola folle”, nel panorama culturale cittadino è una certezza per la sua ricerca teatrale e per farci conoscere autori e testi di avanguardia che richiedono da parte dello spettatore uno sforzo di interpretazione o il solo abbandonarsi al flusso delle parole. Massimo ha il dono di individuare spazi scenici particolari che si attagliano al testo rappresentato come un vestito.
Speriamo che la nuova amministrazione valorizzi questa realtà culturale tenace ed originale e metta tutte le associazioni in connessione.
ANNA LUISA CONTU

grazie lisa, grazie massimo e grazie di cuore a scatola folle, roberto
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Grazie Lisa.
Scatola Folle non tradisce se stessa. Lontana dal teatro istituzionale, sia nella scelta dei testi, sia nella scelta degli spazi dove andare in scena. Negli anni sono stati tra i primi ad usare come teatro delle loro rappresentazioni le Terme di Traiano, l’ex Infermeria Presidiaria, il chiostro dei Cappuccini di Tolfa, la Terrazza della Rocca nel porto storico, la chiesetta di San Giovanni a piazza Calamatta e ora il Museo Archeologico.
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